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In attesa della valutazione ambientale - page 14 / 69

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3.

La procedura di V.I.A.

Concluso l’esame della procedura di verifica, si può trattare ora della procedura di V.I.A.33.  Prima di affrontare questo aspetto, è opportuno sottolineare come la normativa provinciale trentina in materia di V.I.A. contenga, sin dalle origini, una norma dedicata all’attivazione volontaria di una fase preliminare, definita come “procedura di delimitazione del campo di indagine”, i cui tratti essenziali permettono di affermare come essa abbia anticipato le più recenti disposizioni comunitarie di cui all’art. 5, n. 2, della direttiva 85/337/CEE così, come modificata dalla direttiva 97/11/CE, in materia di scoping.

3.1

La procedura di delimitazione del campo di indagine.

Secondo quanto stabilito dall’art. 7 del regolamento di esecuzione della legge provinciale n. 28/1988, il proponente, ove intenda realizzare un’opera o un progetto che deve essere sottoposto ad una previa V.I.A., può chiedere all’Agenzia per la protezione dell’ambiente, prima dell’inizio della procedura, di delimitare il campo di indagine e di analisi dello studio di impatto ambientale in relazione alla natura ed alle caratteristiche del progetto.  L’istanza deve accompagnarsi ad un progetto di massima, o preliminare, dell’opera, ad “uno studio sommariodegli effetti ambientali e ad una scheda con la quale viene esposta una proposta di delimitazione  del campo di indagine e di analisi, riferita ai profili di descrittivi dell’opera e delle sue alternative, oltre che riguardante i profili ambientali.

L’Agenzia, operata una rapida analisi dell’istanza e della documentazione presentata, si pronuncia in merito alla stessa entro quarantacinque giorni dal suo ricevimento,  salvo che, in considerazione dell’insufficienza degli elementi pervenuti, non siano stati nel frattempo richiesti degli elementi integrativi34.    Ove  l’Agenzia non si pronunci entro il termine richiamato, al fine di provvedere ad una semplificazione del quadro

33 Secondo quanto riportato in Fedel P. , L’esperienza di 11 anni di VIA in Trentino, in Atti del Convegno “L’evoluzione della VIA” – Trento 8/12 ottobre 2001, relazione dattiloscritta, dal 14 febbraio 1990 al 30 settembre 2001 sono stati sottoposti a procedura di V.I.A. 296 progetti, di cui 199 progetti esecutivi e 97 progetti di massima.  La procedura di delimitazione del campo di indagine ed analisi, di cui si tratterà in seguito,  ha coinvolto circa il 12% dei progetti, se rapportata al totale dei progetti sottoposti a V.I.A. Essendo tuttavia tale procedura mirata più specificamente alla fattispecie di V.I.A. applicata ai progetti di massima, tale percentuale è definita attorno al 34%.  

34 In quest’ultimo caso  il termine per la pronuncia decorre dal ricevimento degli atti integrativi.

procedurale, il legislatore ha previsto che l’istanza si intenda accolta;  conseguentemente, il proponente può presentare all’Agenzia stessa la proposta per l’avvio della procedura di V.I.A. nei termini e nella forma per  cui aveva richiesto un parere preliminare.  

Questa ipotesi di silenzio-assenso, pur essendo pienamente legittima, deve considerarsi residuale, non auspicabile.  Le concrete possibilità di collaborazione tra il proponente e l’ente pubblico competente in materia di valutazione e di analisi degli impatti, che spesso detiene una rilevante mole di informazioni e di conoscenze tecnico-scientifiche riguardanti il territorio provinciale e le sue specifiche caratterizzazioni ambientali, territoriali, paesistiche, idro-geologiche e culturali, rappresentano un momento prezioso, idoneo a configurare un’efficace sinergia tra differenti interessi  diversi, spesso contrastanti.   L’armonica composizione di tali interessi può così realizzarsi sin dal principio, nel momento in cui è in corso l’attività di elaborazione progettuale di massima, ossia in una fase in cui spesso si può riscontrare una maggiore disponibilità alla condivisione di obiettivi e di intenti da entrambe le parti35.   

L’Agenzia, al termine di questa fase preliminare di scoping, può accogliere in tutto o in parte la richiesta del proponente, ovvero può respingerla,  modificarla, o sottoporla a particolari condizioni.  E’ interessante l’ipotesi per la quale può essere disposta la nomina di  alcuni tecnici od osservatori che coadiuvino o semplicemente assistano a sopralluoghi, prove e verifiche sperimentali di modelli ed  altre operazioni tecniche non facilmente ripetibili in un momento successivo, da ritenersi funzionali ed essenziali per l’elaborazione dello studio di impatto.  

Una conferma rispetto alla valutazione di opportunità poc’anzi richiamata in merito all’efficacia di una fase preliminare di scoping orientata alla massima collaborazione tra le parti, giunge dalla previsione di un meccanismo di semplificazione che si attiva nel caso di accoglimento, ancorché parziale o condizionato dell’istanza del proponente;  nella

35 L’idea è così espressa da SCALET F., Intervista: La V.I.A. nella normativa della Provincia Autonoma di Trento, op. cit.  Egli sottolinea come si tratti di “una procedura che non intende semplificare, ma razionalizzare il percorso procedurale, instaurando, sin dal principio, tra amministrazione e proponente, un rapporto dialettico, fecondo.  Conferma dell’utilità della procedura di scoping è l’utilizzo frequente della stessa.  E’ un istituto molto positivo, anche perché va a cogliere un’esigenza, a mio avviso, ancor più importante rispetto a quella della semplificazione, quella della razionalizzazione, della collaborazione pubblico-privato.  Con lo scoping si razionalizza l’iter procedurale e il campo analitico dell’indagine”.   

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