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In attesa della valutazione ambientale - page 25 / 69

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stesso Ministero dell’Ambiente, si è accompagnata ad un corpus molto complesso ed ampio di indicazioni e prescrizioni specifiche, spesso indirizzate non soltanto alle fasi di realizzazione e cantierizzazione del progetto, ma anche alla fase di esercizio di un determinato impianto produttivo, ha assolto alle funzioni ora demandate al nuovo strumento dell’autorizzazione unica ed integrata, ossia a quel provvedimento il cui fine essenziale, similmente a quanto previsto per la V.I.A. stessa, è garantire una riduzione ed una prevenzione integrate dell’inquinamento, attraverso la garanzia di un unico provvedimento autorizzatorio che sostituisca, ad ogni effetto, ogni altro visto, nulla osta, parere o autorizzazione in materia ambientale, con l’eccezione dei provvedimenti riguardanti la V.I.A. e la prevenzione del rischio di incidenti rilevanti81.

Queste considerazioni trovano82 una rilevante conferma nell’art. 10 della legge provinciale n. 28/1988, nel quale si stabilisce che la valutazione positiva dell’impatto su progetti esecutivi, o definitivi nel caso di opere pubbliche, sostituisca e comprenda, trasformandoli in pareri endo-procedimentali da acquisirsi durante l’istruttoria, tutti i provvedimenti permissivi ed i pareri di competenza provinciale, comunale e comprensoriale, cui la realizzazione del

81 Per cui si veda il D. L.vo  n. 334/1999.

82 E’ l’opinione espressa da SCALET F., Intervista: La V.I.A. nella normativa della Provincia Autonoma di Trento, op. cit.,  che sottolinea come “grazie al meccanismo di semplificazione di cui all’art. 10 della legge provinciale, che si applica soltanto alla V.I.A. adottata su progetti esecutivi, e non invece per i giudizi di compatibilità adottati in riferimento a progetti di massima, è possibile un’integrazione ed un coordinamento con la nuova procedura di IPPC”. Nel D.P.G.P. 13 maggio 2002,  n. 7 (si veda www.consiglio.provincia.tn.it/banche_dati), all’art. 15, comma 7 (in esso si stabilisce che relativamente ai nuovi impianti, non compresi nella definizione di cui all’articolo 2, comma 1, numero 4, del decreto legislativo n. 372 del 1999 in materia di IPPC, nonché alle modifiche e ampliamenti di quelli esistenti, si applicano le disposizioni provinciali sulla valutazione dell’impatto ambientale, se ai sensi di queste disposizioni ne ricorrono i presupposti, ossia se essa è applicata sul progetto esecutivo), si è disciplinato infatti che “per gli impianti che necessitano anche della autorizzazione ambientale integrata, oltre che della V.I.A. è possibile un doppio binario autorizzatorio: se si sottopone a V.I.A. il progetto esecutivo, l’IPPC si considera assorbita nella valutazione dell’impatto.    Se si sottopone a V.I.A. il progetto di massima, deve essere esperita anche la procedura di IPPC, in un momento successivo, recuperando le indicazioni contenute nello studio di impatto ambientale.   Questa impostazione è una conseguenza logica, inevitabile, del meccanismo di semplificazione previsto per la V.I.A. sui progetti esecutivi.  E la procedura IPPC trova così un adeguata collocazione.  Anche se non nascondo che, tra le due ipotesi, troverei preferibile una V.I.A. sul progetto preliminare di massima, ed una successiva IPPC, rilasciata comunque all’interno degli indirizzi resi in sede di V.I.A.”.

progetto medesimo è subordinata in base alle normative riguardanti il piano urbanistico provinciale e le sue norme di attuazione, la tutela del paesaggio, dei valori paesistici ed ambientali, la tutela del dissesto idro-geologico, la tutela dell’ambiente dagli inquinamenti nel suo complesso, la tutela e la conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare, gli impianti di trasporto a fune e le piste da sci, le miniere, le cave, le torbiere, le acque minerali e termali, la tutela delle acque pubbliche, le opere idrauliche di competenza provinciale83, le forme di consulenza ed espressioni di pareri di altri dipartimenti dell’amministrazione provinciale, altrimenti previste dalle leggi provinciali84.   

Nel caso in cui, al contrario, la V.I.A. sia stata elaborata e si riferisca ad un progetto di massima, si stabilisce che essa non sostituisca né condizioni in alcun modo, gli altri  provvedimenti permissivi cui le leggi provinciali sottopongono lo stesso.   

Si tratta, come è evidente, di “un modello emblematico” di profonda semplificazione85, che dispone, nel caso ci si riferisca a progetti esecutivi o definitivi, un’incisiva valorizzazione dei contenuti del giudizio di compatibilità ambientale; esso è così chiamato ad assolvere funzioni alquanto penetranti in un ampio numero di settori differenti, secondo un’impostazione della V.I.A. come provvedimento omnicomprensivo al quale viene affidata una considerevole responsabilità amministrativa, che non è detto sia corretto si assuma.  

Secondo una differente opinione86, infatti, dovrebbe ritenersi preferibile un modello procedurale diverso,  già sperimentato nella normativa provinciale in materia di opere pubbliche, e, più in particolare, per un programma straordinario di interventi avviato nel 1997 e sottoposto ad un iter di autorizzazione speciale, secondo quanto disposto dalla legge provinciale n. 13/

83 Escluse le utilizzazioni e le derivazioni di acque pubbliche.

84 Un esempio particolarmente significativo viene dai visti di competenza del Dipartimento provinciale preposto al rilascio del parere in merito alla costruzione ed all’esercizio di nuovi impianti recettizi turistici all’aperto e di nuovi alberghi.

85 L’opinione nei termini riportati è espressa da GARZIA G., Situazione e prospettive della valutazione di impatto ambientale nell’ordinamento italiano, in Rivista Giuridica dell’Ambiente, 1994, p. 514 e ss.

86 Il riferimento è a SCALET F., Intervista: La V.I.A. nella normativa della Provincia Autonoma di Trento, op. cit.  

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