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In attesa della valutazione ambientale - page 26 / 69

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199787.   In tale contesto, la V.I.A., ove necessaria,

87 Legge provinciale 8 settembre 1997, n. 13, Disposizioni concernenti l’autorizzazione e la variazione di spese previste da leggi  provinciali e altre disposizioni finanziarie assunte per la formazione  dell’assestamento del bilancio annuale 1997 e pluriennale 1997-1999 della Provincia Autonoma di Trento, in BU 11 settembre 1997, n. 43.  Nella Sezione I del Capo I della legge provinciale n. 13/1997, vengono così elaborate ed enucleate le “Disposizioni per l’esecuzione delle opere pubbliche comprese nel piano straordinario” e l’art. 4 della legge, che interessa maggiormente ai nostri fini, disciplina le procedure per  l’approvazione dei progetti.   Le strutture provinciali competenti richiedono al dipartimento opere pubbliche l’indizione della conferenza di servizi ai fini dell’approvazione del progetto, per l’acquisizione delle intese, dei pareri, delle concessioni, delle autorizzazioni, delle licenze, dei nulla-osta, degli assensi e comunque di ogni altro atto necessario, allegando alla domanda medesima il progetto definitivo dell’opera nonché l’elenco dei predetti atti da acquisire per la realizzazione del progetto secondo le disposizioni vigenti riguardanti gli aspetti territoriali, urbanistici, edilizi, ambientali, paesaggistici, igienico sanitari, storici, artistici, archeologici o di altra natura.

Al fine di assicurare la sostenibilità e la qualità delle opere strategiche, anche in ordine agli aspetti legati all’architettura delle opere stesse, al loro inserimento paesaggistico e alla compatibilità ambientale, nella redazione del progetto preliminare effettuata ai sensi delle disposizioni in materia contenute nella legge provinciale generale per i lavori pubblici, sono coinvolti il servizio competente in materia di urbanistica e l’agenzia per la protezione dell’ambiente. Ove il progetto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale di competenza statale o provinciale, alla domanda di indizione della conferenza è altresì allegata copia della pronuncia di compatibilità ambientale di cui all’art. 6, commi 4 e 5, della legge 8 luglio 1986, n. 349,  ovvero, nel caso di V.I.A. provinciale, copia del parere del comitato provinciale per l’ambiente.  Ai sensi dell’art. 6 della legge provinciale n. 13/1997, qualora i progetti di opere siano soggetti alla procedura di valutazione dell’impatto ambientale ai sensi della legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e del relativo regolamento di esecuzione, il procedimento si svolge preventivamente all’approvazione dei progetti prevista e all’accertamento della conformità urbanistica, prevista dall’art. 5 della legge provinciale n. 13/1997 e della quale si dirà in seguito.  In particolare per la V.I.A. provinciale devono essere applicate, ove ne ricorrano i presupposti, le disposizioni della legge provinciale n. 28 del 1988 e del relativo regolamento di esecuzione concernenti i progetti di massima o preliminari, non invece quelle per la V.I.A. sui progetti esecutivi. Il procedimento di V.I.A. si conclude entro novanta giorni dal suo inizio con il parere del comitato provinciale per l’ambiente, che, senza alcun passaggio in sede di Giunta provinciale, è direttamente allegato alla domanda di indizione della conferenza di servizi.

Entro quindici giorni dal ricevimento della richiesta trasmessa dalle strutture provinciali competenti per l’opera specifica, il dirigente generale del dipartimento che si occupa di opere pubbliche indice una conferenza di servizi, specificando se essa è convocata, perlomeno inizialmente, con finalità puramente istruttorie, ovvero decisorie.  Alla conferenza di servizi, che si deve esprimere entro 60 giorni, sono invitati i dirigenti delle strutture provinciali nella cui sfera di competenza rientrano le determinazioni finali relative al progetto in esame, nonché i rappresentanti delle altre amministrazioni pubbliche competenti. Le determinazioni dei dirigenti delle strutture provinciali, rese in sede di conferenza, sostituiscono gli atti previsti dalle leggi provinciali vigenti. Relativamente ai progetti sottoposti a procedura di V.I.A.,  le determinazioni rese in sede di conferenza di servizi devono essere formulate in coerenza con la pronuncia di compatibilità ambientale ovvero con il parere del Comitato Provinciale per l’Ambiente. Il dissenso manifestato in sede di conferenza di servizi deve essere motivato e recare, a pena di inammissibilità, le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell’assenso. La conferenza di servizi decide sul progetto dopo avere acquisito le osservazioni dei proprietari espropriati, dei semplici cittadini aventi un interesse e dai comuni territorialmente coinvolti, formulate nell’ambito della procedura prevista dall’articolo 18, commi 4-bis e 4 -ter, della legge provinciale n. 26/1993 in materia di lavori pubblici. Entro trenta giorni dal ricevimento delle determinazioni della conferenza di servizi il dirigente del servizio competente per materia approva il progetto definitivo dell’opera, che equivale a dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e di indifferibilità del medesimo.  Qualora nella conferenza di servizi non si pervenga all’unanimità di decisione, il dirigente  può assumere la determinazione di conclusione positiva del procedimento dandone  comunicazione alla Giunta provinciale e all’amministrazione o al dirigente che abbiano espresso il proprio dissenso. La Giunta provinciale, per questi casi, entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione può disporre la sospensione della determinazione inviata; trascorso tale termine, in assenza di sospensione, la determinazione è esecutiva.

è applicata al progetto preliminare ed è elaborata ed espressa  in modo definitivo dal Comitato Provinciale per l’Ambiente, senza passare al vaglio della Giunta, che su essa non si esprime.  L’approvazione del progetto definitivo avviene invece attraverso una apposita Conferenza dei Servizi, in cui sono coinvolte tutte le competenze e le amministrazioni provinciali di settore; ad essa compete, in coerenza con l’eventuale V.I.A., il bilanciamento complessivo dei differenti profili di settore coinvolti nella realizzazione dell’opera, in un quadro di responsabilità condivise e affrontate in modo collegiale88.   

In coerenza con le medesime esigenze volte a garantire una completa ed adeguata ponderazione dei differenti interessi incisi da un progetto sottoposto a V.I.A., emerse per il modello di semplificazione previsto dall’art. 10 della legge provinciale n. 28/1988, alcuni dubbi sono stati espressi89 anche riguardo alla previsione per la quale, ai sensi dell’art. 11, comma 3, del regolamento di esecuzione, nel decidere per un giudizio positivo di compatibilità ambientale, ancorché condizionato, la Giunta provinciale non è detto debba attenersi ai risultati ed alle osservazioni riassunti nel parere tecnico del Comitato Provinciale

88Si tratta – secondo SCALET - di un’ipotesi nata per l’approvazione di un gruppo di opere specifico, ma potrebbe costituire una interessante sperimentazione per un futuro modello alternativo”.

89 Il riferimento è ancora a SCALET F., Intervista: La V.I.A. nella normativa della Provincia Autonoma di Trento, op. cit.  Egli tuttavia afferma che “la Giunta, pur potendo nel caso specifico decidere di discostarsi dal parere del Comitato Provinciale per l’Ambiente, lo deve fare però supportando le sue decisioni con adeguate motivazioni, tali da reggere al confronto con le motivazioni tecniche eventualmente elaborate dal Comitato per sostenere opinioni diverse.  Per un impianto chimico, per esempio. Se il Comitato ravvisa degli impatti notevoli, pericolosi, è difficile credere che la Giunta possa decidere per la compatibilità dell’intervento, se non con elementi di motivazioni di spessore equivalente, adeguatamente supportati da verifiche e valutazioni tecniche altrettanto valide, autorevoli.  E’ ovvio che poi l’organo politico, nel decidere, spesso introduce elementi di opportunità economica e sociale di un intervento che il tecnico ambientale non considera.  D’altra parte, la V.I.A. deve essere una valutazione complessiva, frutto di un bilanciamento di interessi diversi. E tale bilanciamento non può che essere frutto di una decisione politica, adottata dagli organi rappresentativi della volontà popolare, fermo restando il rispetto degli standards e dei criteri previsti dalla normativa ambientale.   Il governo del territorio necessità di tale bilanciamento, che peraltro è il paradigma del concetto di sviluppo sostenibile.  Certamente non è agevole per l’organo politico discostarsi dal parere tecnico del Comitato, perché a sua volta deve contro-dedurre con motivazioni anche tecniche e scientifiche, in modo sufficiente ed appropriato, ovvero deve predisporre delle compensazioni tali da annullare gli effetti negativi sottolineati nel parere tecnico.  Il rischio è, altrimenti, un ricorso amministrativo e l’annullamento per vizio di legittimità, per eccesso di potere”.

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