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In attesa della valutazione ambientale - page 27 / 69

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per l’Ambiente, dal quale, invece, può discostarsi, osservando soltanto un obbligo di motivazione della sua decisione.   

Non senza adeguate motivazioni, si è sostenuto che una simile previsione legittima le critiche di coloro i quali sottolineano come l’approfondito esame istruttorio, riassunto nel parere del Comitato e suscettibile di portare a soluzioni condivise che garantiscano davvero la compatibilità ambientale dell’intervento prospettato, rischi di essere vanificato, previo un semplice obbligo di motivazione non definito nei suoi contenuti e nei suoi limiti, da valutazioni di opportunità politica e puramente discrezionali, operate in sede di Giunta90.   

Su questo aspetto, una non recente dottrina91, pur sottolineando la “visione organica” del legislatore provinciale trentino e l’efficacia del modello di integrazione e coordinamento del provvedimento finale di V.I.A. con gli altri provvedimenti amministrativi di settore, previsto dall’art. 10 della legge provinciale n. 28/1988, pone in evidenza i pericoli derivanti dal fatto che un tale sistema non sia accompagnato dalla previsione di un valore vincolante del provvedimento di V.I.A. medesimo nei confronti dell’autorizzazione definitiva dell’opera e che, soprattutto, sia affidato alla competenza di un organo politico che ha potere di disporre diversamente rispetto all’esito dell’istruttoria

90 Sono, in sostanza, gli stessi rilievi che vengono sollevati dai primi commentatori della cosiddetta legge Obiettivo per le grandi opere che attribuisce il potere decisionale al CIPE  e da Trimarchi Banfi F. , Aspetti del procedimento per la VIA, in Amministrare, 3/1989, p. 375 ss.  in riferimento al meccanismo previsto dalla normativa statale, ex art. 6 della legge n. 349/1986, che coinvolge in ultima istanza il Consiglio dei Ministri e il suo Presidente.  

91 SANDULLI M. A., Brevi riflessioni sulla V.I.A., in Rivista Giuridica dell’Edilizia, 1989, p. 139-141, che inseriva l’esempio della normativa provinciale trentina all’interno di un più ampio ragionamento in cui l’autrice auspica un’impostazione normativa tale per cui il giudizio di compatibilità ambientale assumesse efficacia, non solo obbligatoria, ma del tutto vincolante.

tecnico-scientifica92, che dovrebbe, al contrario,

92 Un recentissimo caso è esemplare.  Si tratta di una vicenda, legata ad un progetto preliminare denominato "Collegamento Ciampac -Buffaure",  localizzato nel Comune di Pozza di Fassa, che pone in evidenza la possibile debolezza, anche se probabilmente non frequente, del meccanismo normativo per il quale è disposta la competenza della Giunta provinciale in merito al provvedimento conclusivo di V.I.A.  Sia consentito descriverne lo sviluppo storico. Un primo progetto di "Collegamento Buffaure-Ciampac", presentato nel giugno 1998 da due società del settore dell’impiantistica e dei collegamenti sciistici,  per la realizzazione di due piste da sci con relativi impianti di risalita,  opere di difesa passive delle valanghe e impianto di innevamento artificiale, riceveva, a seguito della procedura istruttoria condotta dall’U.O. per la V.I.A., il parere negativo del Comitato provinciale per l’ambiente a causa dei rilevanti impatti negativi di carattere paesaggistico-ambientale connessi alla realizzazione degli interventi.  Al fine di formare il proprio convincimento, la Giunta provinciale decise tuttavia di acquisire uno studio economico integrativo presentato dalle società proponenti, per approfondire gli aspetti socioeconomici legati all’attuazione del progetto. Nelle motivazioni del successivo atto di valutazione positiva dell’impatto ambientale  (deliberazione n. 2372 del 25 settembre 2000), con il quale la Giunta provinciale si discostava dal parere del Comitato, si sosteneva che l’incidenza sulle caratteristiche paesaggistiche e ambientali della Val Jumela non poteva assumere una valenza assoluta, ma doveva essere oggetto di un giudizio di compatibilità tra il valore del capitale naturale e l’interesse dell’intervento umano, sottolineando tra l’altro che "la forma del territorio è un esito ambientale e culturale, che non può prescindere dall’azione antropica".  Fu posto inoltre, in quella sede, un riferimento, palesemente inopportuno, alla deliberazione n. 1945 del 28 luglio 2000, con il quale la Giunta provinciale aveva approvato un Atto di indirizzo sul Turismo sostenibile in Trentino, che indica l’opportunità di promuovere la razionalizzazione e la valorizzazione delle infrastrutture esistenti, evitando gli interventi che comportano un incremento del carico antropico in aree eccessivamente congestionate e favorendo al contrario le iniziative tendenti a compensare il divario fra la disponibilità dell’area ricettiva e dell’area sciabile, cancellando le inefficienze del sistema infrastrutturale.  Sempre in data 25 settembre 2000, la Giunta provinciale adottava anche la nuova variante al Piano Urbanistico Provinciale, attualmente all’attenzione del Consiglio provinciale, che ridefinisce l’estensione dell’area sciabile della Val Jumela, “stralciandocome precisa la relazione — quelle porzioni in cui sarebbe oggettivamente problematico lo sviluppo di impianti e piste”.  

Nell’agosto 2001 l’U. O. per la V.I.A. verificava che il progetto esecutivo, denominato "Attuazione dell’area sciabile Ciampac-Buffaure", avesse  effettivamente recepito le prescrizioni stabilite con deliberazione positivia di V.I.A. della Giunta provinciale (n. 2372) di data 25 settembre 2000. Il provvedimento di concessione della compatibilità ambientale veniva annullato dal Tribunale Regionale Amministrativo del Trentino-Alto Adige - Sede di Trento, con sentenza n. 61/02 di data 13 dicembre 2001 (consultabile in http://www.jumeladasalvare.org/), che rilevava l’insufficienza delle motivazioni addotte dalla Giunta nel discostarsi dal parere negativo del Comitato. Contro tale decisione, la Giunta provinciale deliberava di proporre ricorso in appello al Consiglio di Stato, con provvedimento n. 448 di data 8 marzo 2002, per ottenere l’annullamento della sentenza.  Successivamente, in data 5 luglio 2002 è stato depositato presso l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente - Unità Organizzativa per la Valutazione di Impatto Ambientale - lo studio di impatto ambientale di un nuovo progetto preliminare riguardante il "Collegamento Ciampac-Buffaure -Realizzazione degli impianti e piste da sci Orsa Maggiore e pala del Geiger", nel Comune di Pozza di Fassa, presentato dagli stessi proponenti.  In data 19 luglio 2002 è stato pubblicato l’avviso dell’avvenuto deposito del progetto sul Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige, dando inizio alla procedura di V.I.A.  

Il corpus di motivazioni che hanno condotto all’elaborazione del progetto, parzialmente differenti rispetto a quelle elaborate per il primo progetto ma sicuramente più estese ed articolate, nell’intento di essere più incisive e convincenti,   enuclea le seguenti finalità: collegare l’attuale area sciistica del Ciampac, nel Comune di Canazei, con quella del Buffaure, nel Comune di Pozza di Fassa; riequilibrare il rapporto tra la densità dei posti letto e la disponibilità di piste in bassa Val di Fassa; togliere dall’isolamento le due aree sciistiche; ridurre il traffico di trasferimento che attraversa l’intera valle di Fassa.  Le opere previste dal progetto consistono in due piste da sci e nei relativi impianti di risalita, con denominazione uguale alle piste, collegano rispettivamente il fondo della valle con la sella Brunech e con il Col de Valvacin, per un totale di 29 pali di sostegno per entrambe le linee. Le piste sono dotate di impianti di innevamento artificiale, che attingono l’acqua necessaria dai sistemi di innevamento esistenti (quelli del Ciampac e del Buffaure). Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un argine in terra di protezione dalle valanghe in corrispondenza del sostegno n. 7 della seggiovia Pala del Geiger, che rientra in zona identificata a rischio. Il progetto descrive le caratteristiche tecniche degli impianti, i tempi di realizzazione, il quadro finanziario, evidenziando le differenze rispetto al progetto presentato nel 1998, che prevedeva un volume di sbancamento complessivamente superiore del 25%.  Nello studio d’impatto ambientale, evidenziata la conformità con gli strumenti di pianificazione territoriale in vigore, Piano urbanistico provinciale del 1987 e variante 2000 in regime di salvaguardia, si esaminano i rapporti del progetto con le varie componenti ambientali interessate dalla sua realizzazione, comprendendo un’analisi socio-economica dell’iniziativa, e si propongono numerosi interventi di mitigazione dei principali impatti individuati, con i ripristini vegetazionali a copertura delle zone di terreno che subiscono movimentazione.

L’istruttoria viene condotta secondo le disposizioni della deliberazione della Giunta provinciale n. 9769 di data 2 agosto 1991, concernente "Indirizzi e criteri di coordinamento tra la procedura di valutazione di impatto ambientale e le procedure di cui alla legge provinciale 21 aprile 1987, n. 7 in materia di impianti funiviari e piste da sci"; l’U. O. per la V.I.A., al termine della nuova istruttoria condotta, ha provveduto a redigere il rapporto finale, evidenziando le questioni ambientali rilevanti emerse  e raffrontandole con le questioni già sollevate nell’istruttoria del 1999, per individuarne i fattori di convergenza e gli elementi di novità.  In particolare, sono stati considerati i seguenti aspetti di impatto ambientale, con le relative possibilità di mitigazione degli eventuali effetti negativi: antropizzazione e densità delle strutture turisti che della Valle di Fassa, componente geologica, analisi economica, aspetti silvo-pastorali, paesaggio, impatto delle opere accessorie all’area sciabile, impatto degli sciatori, alternative per la mobilità turistica in Val di Fassa. A conclusione dell’istruttoria, in data 15 ottobre 2002 l’U. O. per la V.I.A. ha depositato presso la Segreteria del Comitato provinciale per l’ambiente il Rapporto istruttorio, corredato dallo studio di impatto ambientale, dagli elaborati progettuali, dalle osservazioni pervenute, dai pareri acquisiti dalle strutture provinciali nonché dalle amministrazioni pubbliche interessate.  Esso concludeva indicando al Comitato provinciale per l’ambiente la possibilità di una valutazione positiva dell’impatto ambientale, a condizione che in sede di redazione del progetto definitivo fossero rispettate specifiche prescrizioni, peraltro piuttosto severe, secondo le risultanze dell’istruttoria medesima. Il Comitato provinciale per l’ambiente esprimeva infine parere favorevole (deliberazione n. 26/2002 di data 23 ottobre 2002) in ordine alla compatibilità ambientale del progetto pur indicando la necessità del rispetto delle prescrizioni proposte dal Rapporto istruttorio (per un approfondimento delle stesse si veda il sito http://www.jumeladasalvare.org/, ove sono pubblicati per intero sia il rapporto istruttorio dell’U.O. per la V.I.A., sia il parere del Comitato).  La Giunta provinciale, infine, con deliberazione n. 2837 del 15 novembre 2002 (con cinque voti favorevoli, uno astenuto e tre contrari) deliberava di esprimere valutazione positiva con prescrizioni. Ma la vicenda, come è ovvio fosse, non finisce.  Le associazioni ambientaliste presentano un nuovo ricorso dinanzi al T.A.R. ed ottengono dapprima la sospensiva e, poche settimane dopo, una nuova vittoria legale, peraltro inaspettata.  Il T.A.R. dichiara viziata di illegittimità la seconda delibera provinciale dell’ottobre 2002 per eccesso di potere: il parere favorevole viene infatti dichiarato del tutto privo delle condizioni necessarie affinché siano garantiti gli obiettivi ed i principi di tutela dell’ambiente che sono espressi nella normativa provinciale.  La Provincia, secondo quanto affermato dal Presidente della Giunta, si dichiara pronta a deliberare il ricorso in Consiglio di Stato.  La vicenda rappresenta, comunque, l’ennesima conferma di come i processi decisionali in materia di sviluppo di attività compromissiorie degli equilibri ecosistemici non possano procedere a “colpi di maggioranza”, o comunque secondo una valutazione di carattere meramente politico, ma debbano affrontare il nodo della sostenibilità in un’ottica di partecipazione e di condivisione degli interventi.

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