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In attesa della valutazione ambientale - page 31 / 69

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Nel corso della trattazione sino ad ora effettuata in riferimento alla normativa provinciale in materia di V.I.A., è emersa l’importanza dell’elemento territoriale, ossia del contesto ambientale, sociale, economico e culturale, in cui un particolare progetto viene ad inserirsi.  Si tratta di un profilo assai rilevante anche in riferimento all’impostazione generale stessa dell’istituto di V.I.A., come strumento di governo del territorio e di ponderazione preventiva della sostenibilità degli interventi ipotizzati sul medesimo.  

La rilevanza di una considerazione dello specifico contesto territoriale interessato dal progetto proposto e, quindi, l’insufficienza di una valutazione che consideri soltanto le caratteristiche di un progetto in quanto tale, astraendolo dall’ambiente in cui esso sarà destinato ad incidere, giustifica e legittima101 la stessa impostazione normativa voluta dal legislatore nazionale102, per la quale, in riferimento ad un numeroso elenco di tipologie progettuali, è prevista una V.I.A. di competenza regionale.  Attraverso le leggi regionali in materia di V.I.A., si è potuto attribuire una concreta importanza al contesto territoriale specifico di riferimento, nella consapevolezza che un determinato progetto può essere considerato più o meno compatibile con gli equilibri ambientali a seconda se esso è inserito in un contesto alpino ovvero in un territorio costiero o pianeggiante103.

101 L’opinione riprende le considerazioni di CIVITARESE MATTEUCCI S., Valutazione d’impatto ambientale e ordinamenti regionali, in Le Regioni, XXV, n. 6, dicembre, 1997, p. 1119 e ss.

102 Il riferimento è alle scelte contenute ed espresse nel D.P.R. 12 aprile 1996.

103 Recente e molto aspro è, per esempio, il dibattito riguardante il progetto della Società Industriale Trentina, concessionaria provinciale per il settore raccolta e smaltimento dei rifiuti, per un impianto a tecnologia integrata per il trattamento degli stessi.  La particolare conformazione delle valli alpine, e della Valle dell’Adige in particolare, non permette di ipotizzare un progetto con le medesime caratteristiche progettuali e tecniche previste per lo stesso impianto a Brescia (l’idea iniziale della Giunta provinciale era infatti quella di realizzare un impianto pressoché identico a quello già operante nei pressi della città lombarda), ossia in un contesto sostanzialmente pianeggiante.   Il sistema dei venti ha posto per  tali ragioni, i problemi più rilevanti.  Oggi, a dibattito tuttora in corso, si parla di elevare il camino dal quale fuoriescono i fumi contenenti, seppur nei limiti consentiti dalla normativa ambientale sulle emissioni in atmosfera, aumentandone l’altezza.  A questo punto, però, viene a mancare l’approvazione dell’amministrazione provinciale preposta alla tutela paesaggistica, che denuncia l’inopportunità di un camino così elevato, tale da degradare l’angolo visuale a nord della città di Trento.  Questa ricostruzione pone in luce la specificità del contesto alpino, e, nuovamente, la difficoltà di giungere ad una decisione condivisa.

Per quanto riguarda il territorio alpino104, che costituisce l’ambiente di riferimento per la normativa in materia di V.I.A. della Provincia Autonoma di Trento, pare opportuno sottolineare l’importanza di un richiamo al  recente trattato di diritto pubblico internazionale, denominato Convenzione delle Alpi”, firmato a Salisburgo il 7 novembre 1991 anche dall’Italia e suscettibile di introdurre notevoli innovazioni nelle modalità di gestione e sfruttamento del territorio alpino e delle risorse naturali in esso presenti, e ai suoi protocolli esecutivi.  Si ritiene opportuna un’analisi degli stessi in considerazione del fatto che la V.I.A. provinciale, che, pur nella sua configurazione di strumento a valenza tecnico-scientifica, assume spesso le caratteristiche di un atto fortemente orientato da valutazioni discrezionali di carattere politico105, mira106 a favorire il superamento della “dibattuta dicotomia” tra i contenuti ed il valore dei piani e dei programmi territoriali o di settore e gli elaborati progettuali, singolarmente presi in considerazione nella procedura.

Nella legge provinciale n. 28/1988, che proprio in virtù di tale integrazione è definita come propedeutica alla progettazione e fortemente fondata sull’aspetto analitico”, è infatti espressamente previsto che la V.I.A. si integri e si rapporti con le indicazioni e le prescrizioni contenute nei molteplici piani e programmi settoriali.  Una concretizzazione degli stessi intenti e delle stesse finalità, del resto, deve essere considerato lo stesso Comitato Provinciale per l’Ambiente, creato e composto dagli esponenti istituzionali di una pluralità di interessi e conoscenze, al fine di coordinare e favorire un’impostazione della V.I.A. come strumento di governo complessivo del territorio.

Sulla base di queste considerazioni, si ritiene opportuna una sintetica analisi degli indirizzi politici e strategici, contenuti nella Convenzione delle Alpi e

104 Certamente la V.I.A., come strumento di valutazione che deve considerare l’ambiente di riferimento di un progetto, dovrà alternativamente riferirsi alle normative di settore riguardanti, per esempio, la tutela delle fasce costiere, la tutela delle zone umide, la prevenzione dei rischi provenienti da zone interessate ad attività vulcaniche, e così via.

105 Come si è gia precedentemente sottolineato, la Giunta provinciale può, osservando il solo obbligo di motivazione, scegliere di non attenersi al parere del Comitato Provinciale per l’Ambiente, ossia dell’atto conclusivo che riprende ed elabora gli esiti dell’istruttoria tecnica e scientifica riassunti nel Rapporto curato dall’U.O. per la V.I.A. dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente.

106 L’opinione è di FEDEL P., La valutazione di impatto ambientale in provincia di Trento: un primo bilancio di una applicazione concreta, op. cit., p. 11, cui vanno attribuite le citazioni riportate in seguito.

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