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In attesa della valutazione ambientale - page 36 / 69

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meno urbanizzati, dovuta all’assenza di iniziative economiche e sociali in grado di sopravvivere alla concorrenza delle iniziative provenienti da altri contesti, meno delicati, la Convenzione delle Alpi pone alla base del proprio agire l’assoluta necessità di promuovere per essa uno sviluppo sostenibile, al fine di riattivare l’espressione millenaria di una cultura dell’intraprendenza, tipica delle popolazioni alpine115.  

Il concetto di sostenibilità, in perfetta corrispondenza con le finalità generali dell’istituto di V.I.A., comprende sempre gli aspetti della tutela e quelli dello sfruttamento, dell’utilizzo;  una parte consistente di una politica orientata allo sviluppo sostenibile della regione alpina può prevedere anche l’abbandono di terreni utilizzati, una sorta di “non agire consapevole”, di intenzionale dismissione da ogni forma di intervento in favore dello sviluppo di libere dinamiche naturali.

Il concetto di sostenibilità deve essere tuttavia definito e realizzato, a diversi livelli, attraverso delle linee guida specifiche e delle concrete istruzioni per interventi capaci in primo luogo di conciliare l’agire ed il non agire, che contengono, entrambi, una componente economica ed una ecologica.  L’agire evidenzia l’aspetto dell’utilizzo e della cura, mentre il non agire l’aspetto della protezione e della conservazione; azione e non azione sono elementi inscindibili di ogni concezione e discussione sul tema della sostenibilità, e vanno intesi116 ciascuno in un doppio senso.  

Vi è, in primo luogo, un  “agire in senso produttivo”, che mira alla conservazione della regione alpina come un autonomo spazio economico in grado di garantire i bisogni primari della popolazione locale attraverso uno sviluppo autenticamente sostenibile; esso deve accompagnarsi ad un “agire nel senso della tutela e della protezione”, avente l’obiettivo della cura e della gestione della natura e del cosiddetto paesaggio culturale, al fine di conservare lo spazio alpino quale multiforme e tradizionale spazio vitale dell’uomo.

In secondo luogo, vi è un “non agire inteso come necessità”, come rinuncia, senza appelli, a forme

115 Nel nostro Paese esistono segnali di risveglio di grande importanza, orientati ad un comune sforzo di promozione dello sviluppo delle zone montane, rurali e forestali; si pensi alla legge per la tutela delle lingue minoritarie, alla nascita di un nuovo concetto di sviluppo rurale, ed al nuovo programma comunitario Interreg III. Le prospettive di sviluppo delle regioni alpine vengono sempre più inserite nel contesto di uno sviluppo sostenibile, che comprende contemporaneamente gli aspetti della tutela e dell’utilizzo; si tratta, come è noto, di un concetto antropocentrico che comprende  aspetti economici, ecologici e socioculturali.

116  Approfondimento curato dal COMITATO DI REDAZIONE web-press della Convenzione delle Alpi, Agire e non agire nelle Alpi, in (http://alpenkonvention.org), 2002.

di utilizzo non più sostenibili, che deve accompagnarsi ad un  “non agire come possibilità”, scelta politica e strategica che si pone il fine di lasciare uno spazio maggiore ad un libero sviluppo naturale, non interessato ed orientato in alcun modo dagli interventi antropici finalizzati al suo utilizzo.  

Dall’intreccio razionale delle dimensioni operative ora richiamate, emerge la possibilità concreta che le Alpi siano particolarmente indicate per rappresentare un modello, un caso esemplare, in ambito europeo, per una nuova concezione regionale di un’economia sostenibile117.   La regione alpina può ritenersi idonea, forse predestinata, a svolgere un ruolo d’avanguardia nella direzione di una diffusione in larga scala delle nuove prospettive inerenti il concetto di sviluppo sostenibile in specifici contesti territoriali europei. Se, come ricorda una recente dottrina118, tale concetto è intrinsecamente scevro da definizioni aprioristiche” e necessita di una concretizzazione caso per caso riferita agli specifici contesti considerati, la V.I.A., così come ogni altro istituto amministrativo idoneo a favorire una ponderazione dei differenti interessi sottesi ad un intervento, deve assumere il ruolo principe di strumento che ricerca l’equilibrio possibile e condiviso tra esigenze di azione ed astensione, così come deve stabilire e prescrivere le modalità e le forme proprie di un’azione compatibile, sostenibile.

A causa delle sue particolari condizioni naturali di area ecologicamente sensibile in cui possono aversi conseguenze più rapide e catastrofiche119 rispetto a contesti regionali caratterizzati, per esempio, dalla pianura, gli errori di equilibrio e gestione tra le esigenze contrapposte alle quali si ora fatto cenno rendono necessari degli interventi correttivi più tempestivi ed una prevenzione più accurata, non sconosciuta nelle esperienze passate e tradizionali, in cui le modalità di un agire adeguato alla natura ed ai suoi equilibri si sono conservate nelle culture alpine.  Per queste ragioni, nel contesto alpino, prima che in altri, può forse ipotizzarsi  una più facile introduzione della cultura della prevenzione nelle future politiche di concretizzazione dell’ottica di uno

117 Il concetto di sviluppo sostenibile si prefigge infatti la costituzione di cicli economici ed ecologici equilibrati e ragionevoli, che rappresentano il nucleo di un’economia sostenibile.

118 Boscolo E. , La direttiva 2001/42/CE sulla valutazione di impatto strategico, intervento al Seminario “Dalla V.I.A. alla V.A.S.”, Piacenza, 31 gennaio 2003, atti pubblicati a cura di TuttoAmbiente, 2003.

119 Si pensi ai rischi provenienti da politiche insediative ed edilizie non attente alle esigenze idro-geologiche.

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