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In attesa della valutazione ambientale - page 37 / 69

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sviluppo sostenibile120.  

Le Alpi si caratterizzano per un’elevata diversità biologica e paesaggistica che, oltre ad aspetti geologici, morfologici e climatici, è influenzata da una millenaria gestione da parte dell’uomo.  I paesaggi culturali prossimi allo stato naturale e tradizionali sono ormai sempre più rari, e l’interesse della società per una conservazione ed una ricostituzione di questi spazi vitali cresce costantemente.  

120 Inoltre forme di gestione dell’economia adattate alla natura contribuiscono anche alla cura e alla conservazione del paesaggio culturale tradizionale. Un agire sostenibile significa qualcosa di diverso, secondo le condizioni delle diverse situazioni: regioni densamente abitate, aree rurali, località turistiche o aree di montagna disabitate. In questo senso uno sviluppo sostenibile si deve adeguare alle diverse condizioni naturali e culturali. Perciò è necessario tener conto del diverso grado di popolamento riscontrabile lungo l’arco alpino. Con una densità media di popolazione di 60 persone per chilometro quadrato, le Alpi non rientrano nelle regioni più densamente abitate, tuttavia all’interno della regione alpina sono presenti grandi differenze. In questo contesto si deve considerare che la densità di 60 abitanti per chilometro quadrato si riferisce al territorio alpino nel suo complesso. Questo indice medio non tiene conto del fatto che il territorio stabilmente abitato nelle Alpi è molto   limitato dalle condizioni ambientali estreme. Se nel calcolo della densità di popolazione si considera la sola area degli insediamenti stabili, si ottengono valori paragonabili a quelli delle aree più densamente abitate del pianeta.  Sia consentito richiamare il dato comparato di alcune tra le principali realtà internazionali, della densità di popolazione per chilometro quadrato:

Alpi - superficie complessiva (60), Alpi - aree stabilmente abitate (240), Svizzera (175), Liechtenstein (191), Austria (96), Slovenia (96), Germania (229),  Francia (106),  Italia (190), Spagna (78), Paesi Bassi (368),  Gran Bretagna (240),  Unione europea (115), Giappone (330), India (278), USA (26), Canada (3).   Da un punto di vista di geografia della popolazione, nelle Alpi si può constatare il fenomeno della crescente urbanizzazione a cui si contrappone un aumento della tendenza allo spopolamento di altre regioni. Mentre le città si sviluppano in agglomerati sempre più grandi, e anche le aree pianeggianti di fondovalle fanno registrare un forte aumento della popolazione, nei piccoli comuni delle aree autenticamente di montagna si verifica una crescente tendenza allo spopolamento. Solo in singoli paesi di montagna, in cui il turismo rappresenta una fonte di reddito primaria per la popolazione residente, si riscontra una crescita della popolazione. In generale si può affermare che la contrapposizione in atto nell’arco alpino tra urbanizzazione e spopolamento si svolge a diversi livelli: a livello di grandi regioni si osserva il contrasto tra la forte crescita delle Alpi centrali e il crescente svuotamento delle Alpi sud occidentali, a livello regionale il contrasto tra centri locali – sia agglomerati di tipo urbano, sia località turistiche – e il territorio circostante caratterizzato da una marcata debolezza strutturale, e infine, a livello locale, tra il fondovalle sempre più urbanizzato e l’abbandono dei versanti e delle valli laterali.  In seconda approssimazione ciò significa che nelle singole regioni i problemi si pongono in modo diverso e per questo motivo anche i criteri per uno sviluppo sostenibile devono essere adattate alle condizioni locali.

Non solo per motivi socioculturali, ma anche per motivazioni economiche è in corso un ripensamento ed una rivalutazione dell’utilizzo del territorio nelle aree di montagna; per l’agricoltura di montagna, per esempio, in futuro sarà sempre più importante e necessario non assumere le strutture e le pratiche culturali delle aziende agricole convenzionali di grande estensione, quanto piuttosto dedicarsi allo sviluppo e alla promozione di nicchie di produzione con elevati standard di qualità e marchi per prodotti e servizi che soddisfino i criteri della sostenibilità121.  

Gli intrecci internazionali e la dimensione transfrontaliera dei problemi ambientali sono fatti ormai ampiamente riconosciuti, per cui una strategia per lo sviluppo sostenibile deve escludersi possa essere elaborata con un’azione isolata dello spazio alpino o di singole regioni; l’integrazione con l’Europa non può tuttavia significare che le decisioni sul futuro delle Alpi vengano prese all’esterno dell’arco alpino.  Per queste ragioni, proprio attraverso strumenti che valorizzino al tempo stesso la dimensione ampia dei problemi ambientali e le prerogative specifiche dei singoli contesti territoriali, come la Convenzione delle Alpi, gli stati alpini hanno la possibilità di realizzare uno sviluppo orientato ad una trasformazione strutturale dell’economia, della società e del contesto culturale, in grado di configurare  opportunamente il

121 Nonostante questa tendenza, ancora piuttosto debole, l’arco alpino è sottoposto a molteplici aggressioni ecologiche, mosse da motivazioni di carattere spesso puramente economiche,  provenienti dall’interno e dall’esterno, e, allo stesso tempo, le funzioni economiche delle regioni alpine sono in gran parte determinate dall’esterno, dal mercato, che ha dimensioni sempre più ampie. In futuro, tuttavia, i responsabili di danni ambientali o di altro tipo dovranno sostenerne i costi e precisamente nella misura in cui non si sia evitato un comportamento non sostenibile per conservare le particolari potenzialità delle aree montane. E questo indennizzo dovrà essere risarcito indipendentemente dalla provenienza dei responsabili, siano essi inquinatori autoctoni o esterni all’area alpina.

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