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In attesa della valutazione ambientale - page 41 / 69

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Ad oggi, nel 2003, gli impegni definiti nel testo della Convenzione sono pienamente in vigore in tutti i paesi aderenti; assai diversa, invece, la situazione dell’iter di ratifica degli specifici protocolli di intervento, per i quali si sono resi necessari numerosi rinvii.  La difficoltà di ratificare gli stessi non deve stupire.  

Si tratta di decidere in merito alle linee di indirizzo fondamentali, vincolanti per la programmazione dello sviluppo economico-produttivo dei prossimi decenni, in materia di turismo, di trasporti, di gestione e sfruttamento delle foreste, di agricoltura, di pianificazione territoriale, sviluppo ed economia, di aree protette, e di energia.  Dopo le ratifiche del Liechtenstein, della Germania e dell’Austria, che hanno concluso nel secondo semestre del 2002 i procedimenti istituzionali in riferimento a tutti i protocolli, anche il Principato di Monaco, la Francia, l’Italia e la Slovenia stanno concludendo i loro differenti percorsi.  Gli organi competenti dei cantoni svizzeri, invece, probabilmente spaventati da un corpus di obblighi piuttosto incisivo, hanno inaspettatamente innalzato la barriera dell’orgoglio autonomista e, nel corso delle discussioni affrontate nell’autunno 2002, hanno bocciato, in fase consultiva, la ratifica di tutti i protocolli.

L’Italia, da parte sua, ha appena terminato il suo periodo di gestione della presidenza della Convenzione, che viene affidata ogni due anni ad un paese diverso.  Molti dei progetti avviati e sostenuti nel corso della presidenza italiana130, tuttavia, sono stati rimessi in discussione a seguito del cambio della maggioranza di governo, avvenuto nella primavera del 2001; si è fatta strada una nuova e diversa linea politica, più attenta alle esigenze dello sviluppo produttivo ed infrastrutturale, delle regioni del nord-est in particolare, e meno alle esigenze di una ponderazione e valutazione degli effetti ambientali di

130 Coordinata dall’ex Sottosegretario all’ambiente dei Governi D’Alema ed Amato II (1998-2001), Valerio Calzolaio.

tali interventi131.  Nonostante questo, però, con

131 Indicative, a questo proposito, sono le dichiarazioni di taluni esponenti dell’attuale maggioranza di governo, contenute nei verbali delle Commissioni parlamentari (liberamente consultabili alla pagina web http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/schedela/2381.htm), chiamate a pronunciarsi in sede consultiva sul progetto di legge n. C-2381 presentato dal Governo per la ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi.  Durante la seduta della VIII Commissione permanente (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici) del 7 maggio 2002,  per esempio,  il sottosegretario Roberto TORTOLI, “anche alla luce dell’esame svolto in sede consultiva presso le Commissioni IX e X, precisa come il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio (…) ritenga che la disposizione di cui all’art. 11 del Protocollo Trasporti, il quale, nell’intento di favorire il trasporto su rotaia,  impegna i firmatari della Convenzione ad astenersi dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino, ovvero di autostrade e strade a più corsie assimilabili alle autostrade, che siano destinate al trasporto con origine e destinazione all’esterno del territorio alpino, non debba considerarsi preclusivo per la realizzazione di progetti per l’adeguamento ed il potenziamento di tratti di strade esistenti nelle regioni alpine, né per la costruzione di nuove autostrade esterne all’area alpina”. Sulla base di questa interpretazione, ritenuta come l’unica accettabile, il Governo italiano, modificando lo spirito autentico della previsione ricordata (sostenuta con forza da Svizzera ed Austria), auspica una modifica che chiarisca nel senso espresso, il testo normativo.   Nella seduta del giorno successivo, 8 maggio 2002, il sottosegretario Ugo MARTINAT “esprime le forti perplessità del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in ordine ai contenuti del protocollo Trasporti, rilevando come l’attuale formulazione dell’articolo 11 ponga di fatto a rischio la realizzazione di opere inserite nel programma delle infrastrutture strategiche approvato dal CIPE con delibera n. 121 del 21 dicembre 2001. Paventa in particolare il rischio che il Protocollo possa causare la mancata realizzazione di nuovi collegamenti e propone pertanto lo stralcio del suddetto protocollo dal provvedimento di ratifica, al fine di rinegoziare i necessari correttivi volti a dare adeguata soluzione alla problematica evidenziata”. Al di là di possibili norme interpretative, quindi, le disposizioni contenute nel Protocollo Trasporti “potrebbero penalizzare le attività di trasporto su strada, attesa altresì la fase di notevole difficoltà che il settore dell’autotrasporto attualmente attraversa anche a causa delle limitazioni esistenti per il transito sui valichi alpini. Il sottosegretario MARTINAT, inoltre paventa, in sostanza, il rischio di una situazione di isolamento del paese nel settore delle comunicazioni transalpine ed esprime pertanto l’orientamento favorevole del suo dicastero al disegno di legge di ratifica, purché venga stralciato dal provvedimento il protocollo trasporti”.  Ermete REALACCI, parlamentare delle opposizioni, “invita a riflettere sul fatto che la Convenzione delle Alpi è frutto di un accordo di tutti i paesi dell’arco alpino. A tale proposito rileva come il divieto di realizzare nuove strade di grande comunicazione non riguarderebbe i trafori ferroviari e la messa in sicurezza delle arterie esistenti”.  Valter ZANETTA, parlamentare della maggioranza, “nel comprendere le preoccupazioni espresse dal vice-ministro Martinat, ritiene che la proposta da lui formulata dello stralcio del protocollo Trasporti dal provvedimento costituisca un atto di prudenza rispetto alla realizzazione del programma del Governo in materia di grandi opere”.    Notevoli perplessità circa le modalità di recepimento dei protocolli della Convenzione delle Alpi, sono stati espressi anche nelle sedute consultive della IX Commissione permanente (Trasporti, poste e telecomunicazioni) ed in quelle della X Commissione permanente (Attività produttive, commercio e turismo).

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