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In attesa della valutazione ambientale - page 42 / 69

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un’iniziativa non a caso contemporanea allo svolgersi

della conferenza delle Alpi di Merano132, il 19

132 A Merano, come detto, si è recentemente tenuta la VII conferenza della Convenzione delle Alpi. I governi degli 8 paesi hanno fatto il punto della situazione ed hanno deciso passaggi importanti: dare piena attuazione ai protocolli ed invitare la Svizzera a riprendere il cammino bruscamente interrotto. Si sono accelerati i percorsi per arrivare alla stesura del nuovo protocollo, forse il più importante e complesso da definire, quello che riguarda “Popolazione e cultura”. Si doveva decidere inoltre la città che avrebbe ospitato la segreteria permanente della Convenzione, che si è deciso di istituire. Erano in lizza Grenoble, Lugano, Bolzano, Innsbruch e Maribor. Lugano è stata subito esclusa causa la recente bocciatura dei protocolli da parte della Svizzera, mentre la candidatura di Bolzano era indebolita dai ritardi governativi e dal non edificante percorso di recepimento dei protocolli, che, appunto, conosceva un’importante tappa proprio nel giorno della Conferenza. Così, ha vinto Innsbruch, mentre a Bolzano sarà presente l’ufficio responsabile degli affari tecnico-operativi e della ricerca scientifica. Al funzionario Noèl Lebel spetterà il compito di Segretario Generale per due anni, la presidenza passerà alla Germania e sarà gestita dal ministro degli esteri Jürgen Trittin. A Merano si sono decisi anche altri passaggi importanti. Si è consolidato un gemellaggio Alpi-Carpazi, riprendendo così un apposito programma ambientale delle Nazioni Unite. La catena dei Carpazi è lunga 1.500 chilometri, vasta 209.000 chilometri quadrati, ricca di una popolazione attorno ai 18 milioni di abitanti e comprende otto paesi dell’Europa centrale all’Est, partendo dall’Austria per terminare in Romania, paesi che presentano problemi opposti a quelli alpini. Dalla necessità di imporre regole forti e condivise nelle Alpi si passa qui all’emergenza sviluppo. In molte zone dei Carpazi il primo problema è quello della fame e della risposta alla necessità di lavoro (Romania, Ucraina). Per quell’area non è quindi possibile copiare l’impianto normativo costruito nell’Europa centrale, ma gli spunti e l’esperienza da raccogliere sono fondamentali, anche per costruire una rete di solidarietà progettuale importante, un protagonismo nuovo delle aree montane che abbia l’obiettivo di consolidare anche culturalmente la nuova Europa. Ma i Carpazi sono importanti perché custodiscono il patrimonio di un terzo di tutte le piante presenti in Europa: vantano 480 specie vegetali endemiche, una fauna selvatica ricchissima, dispongono di spazi inimmaginabili da noi (il 50% del territorio è infatti coperto da foreste, molte delle quali ancora vergini), e sono il serbatoio idrico delle pianure dell’Europa del Nord e del versante che guarda al Mar Nero. Mentre si consolida questa cooperazione, si sta aprendo un nuovo capitolo che vedrà protagonista la catena dei Pirenei e la ripresa del progetto europeo riguardante gli Appennini (APE), che nella progettazione dovrà trovare presenti non solo le sedi istituzionali, ma l’universo dell’associazionismo ambientalista e sociale.  

La conferenza di Merano ha inoltre deliberato, con una decisione da molti contestata, la non accettazione, fra le organizzazioni non governative riconosciute di capacità progettuale, della rete dei parchi alpini e della rete dei comuni delle Alpi.  Ulteriori divergenze sono emerse per le condizioni ed i limiti imposti ad alcuni progetti importanti, che hanno ormai percorsi istituzionali lunghissimi, come “Espace Mont Blanc”, un grande progetto internazionale di conservazione della più grande montagna delle Alpi, che interessa 2.800 Kmq, oltre 100.000 abitanti, tre Stati e 33 comuni.  Molti comuni italiani  non vi hanno ancora aderito e, mentre si parla di questo progetto, a Cormayueur si propone una nuova funivia che arriverebbe a quota 4.200 e porterebbe i turisti dentro un grande ristorante vetrato, girevole, con oltre 500 posti a sedere, e nel frattempo si pratica l’eliski e le motoslitte hanno libero accesso nella più piccola vallata.  E ancora, è stato dimenticato il progetto di "Dolomiti Monumento del Mondo", impedendo così un ponte di conservazione ideale fra Alpi Occidentali e Orientali. Tuttavia, anche in presenza di queste debolezze, la Convenzione è ormai un dato di programmazione consolidato e riconosciuto dall’Unione Europea; i vari protocolli vincolano i governi e le regioni a comportamenti e scelte produttive più attente e più sobrie, la grande mobilità transfrontaliera dovrà trovare sbocco nelle linee ferroviarie, essendo impedita la costruzione di nuovi passaggi autostradali (cassate, quindi, le ipotesi del nuovo governo italiano in merito alla costruzione della cosiddetta “Alemagna” e della “Valdastico”).

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