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In attesa della valutazione ambientale - page 54 / 69

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Compito fondamentale degli enti territoriali dell’area alpina, affinché l’agricoltura di montagna possa assolvere alle sue molteplici funzioni, è quello di prevedere e programmare la disponibilità dei terreni necessari per un uso agricolo compatibile con l’ambiente, adatto ai siti;  in questo contesto, si sottolinea la necessità di  assicurare la conservazione o il ripristino degli elementi tradizionali del paesaggio rurale181 e la loro coltivazione.

Per quanto concerne invece gli allevamenti del bestiame ed i problemi derivanti dal tema della diversità genetica, le parti contraenti, concordando sul fatto che essi rappresentino una parte integrante ed essenziale dell’agricoltura di montagna, sia come fonte di reddito, sia come elemento che ne caratterizza l’identità paesaggistica e culturale, dispongono le misure ritenute più idonee per mantenere gli allevamenti con la loro diversità di razze caratteristiche, insieme ai rispettivi prodotti tipici, pur nei limiti del terreno disponibile e delle esigenze di compatibilità con l’ambiente182.

5.2.6   Il protocollo per la difesa del suolo.

181 Costituito da boschi, margini boschivi, siepi, boscaglie, prati umidi, secchi e magri, alpeggi.

182 In corrispondenza con questi impegni, si sottolinea la necessità di mantenere e conservare le necessarie strutture agricole, pastorizie e forestali, nel rispetto di un rapporto adeguato ai rispettivi siti tra consistenza delle superfici foraggere e quella degli allevamenti, alla condizione di allevamenti erbivori estensivi.  Vengono inoltre perseguite tutte le misure indispensabili, nell’ambito della ricerca e dell’assistenza tecnica, per il mantenimento della diversità genetica degli allevamenti.

Al fine di ridurre il degrado quantitativo e qualitativo del suolo, in particolare impiegando nuove tecniche di produzione agricola e forestale che ne rispettino i delicati equilibri e ne sfruttino la disponibilità in modo parsimonioso, contenendo quanto più possibile i fenomeni di erosione ed impermeabilizzazione, le parti contraenti del protocollo dedicato alla difesa del suolo, evidenziato il ruolo strategico assunto dal medesimo nel quadro degli ecosistemi183,  assumono un indirizzo politico più consapevole, atto a favorire un approccio preventivo in grado di garantire un equilibrio sostenibile tra esigenze di sviluppo insediativo, industria, artigianato, turismo, attività estrattive184, interventi infrastrutturali, economia agricola185 e forestale e traffico, tale da evitare danni al suolo stesso, in senso quantitativo e qualitativo186.

183 Il suolo, infatti, è ricettacolo di sostanze inquinanti, da un lato, mentre, dall’altro i suoli contaminati possono essere fonti di immissioni di inquinanti in ecosistemi limitrofi e costituire un pericolo per l’uomo, gli animali e le piante.  Occorre altresì notare che la ricostituzione o la rigenerazione dei suoli compromessi sono processi molto lenti.

184 Rientrano tra i progetti da sottoporre a V.I.A., ai sensi del punto 2, “Industria estrattiva”, dell’allegato A al regolamento esecutivo della legge provinciale n. 28/1988: le cave e le torbiere per estrazioni superiori a 200.000 metri cubi di materiale per singola cava o al programma di estrazione pluriennale; progetto di estrazione di minerali mediante drenaggio fluviale o lacuale; trivellazioni e attività di ricerca di minerali solidi e risorse geotermiche, incluse le connesse attività minerarie; attività di coltivazione di minerali solidi, idrocarburi e risorse geotermiche; attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma.

185 Per le attività agricole, per esempio, si stabilisce siano elaborati ed attuati dei criteri comuni che disciplinino le modalità di immissione nel suolo di sostanze derivanti dall’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci. La concimazione deve corrispondere, nel tipo, nella quantità e nel periodo, al fabbisogno delle piante, tenuto conto delle sostanze nutritive disponibili nel terreno e della sostanza organica, nonché delle condizioni di coltivazione e del sito. A ciò serve l’applicazione di metodi ecologici, biologici,  ed integrati di coltivazione nonché la commisurazione del carico zootecnico alle condizioni naturali del sito e della vegetazione. Sui pascoli alpini occorre ridurre al minimo l’impiego di fertilizzanti minerali e di fitofarmaci sintetici, rinunciando a qualsiasi impiego dei  fanghi di depurazione.

186 Una simile impostazione, secondo il protocollo, richiede che siano proposte a livello intersettoriale misure adeguate per la difesa del suolo al fine di prevenire, contenere e rimuovere i danni. Secondo tali indirizzi, il suolo va mantenuto efficiente in modo sostenibile nelle sue funzioni naturali, come base e spazio vitale per uomini, animali, piante e microrganismi, elemento costitutivo della natura e del paesaggio, parte integrante dell’ecosistema, soprattutto in relazione al ciclo delle acque e delle sostanze nutritive, come mezzo di trasformazione e regolazione per l’apporto di sostanze, in particolare per le sue proprietà di filtro, tampone e contenitore, particolarmente per la protezione delle acque di falda,  e  come autentico “serbatoio genetico”.  Occorre altresì valorizzare e difendere la sua funzione di archivio della storia naturale e culturale, per garantire il suo utilizzo come sito per l’agricoltura, la pastorizia e l’economia forestale, come spazio abitativo e spazio per attività turistiche, come sito per altri usi economici, per i trasporti, l’approvvigionamento e lo smaltimento, come giacimento di materie prime. Occorre garantire e conservare nel lungo periodo, in senso quantitativo e qualitativo, le funzioni ecologiche del suolo come parte essenziale dell’ecosistema, ripristinando, ove necessario, lo stato naturale dei suoli compromessi.  

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