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In attesa della valutazione ambientale - page 59 / 69

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obiettivo della sostenibilità dei trasporti206.  

5.2.8

Il protocollo per la tutela della natura e del paesaggio.

Le premesse fondamentali207 del protocollo dedicato alla tutela della natura e del paesaggio concordano sostanzialmente con quelle previste dalla normativa italiana in materia di tutela paesistica e delle aree protette; per queste ragioni, la rilevanza strategica degli impegni in esso  contenuti può dirsi certamente minore rispetto a quanto previsto in altri protocolli che, al contrario, introducono elementi di assoluta novità nel panorama normativo italiano.  L’impegno a perseguire nuove politiche e ad approvare provvedimenti e misure di carattere specifico per la conservazione ed il ripristino degli equilibri naturali, tali da assicurare durevolmente e complessivamente l’efficienza funzionale degli ecosistemi, la conservazione degli elementi paesaggistici e delle specie animali e vegetali selvatiche insieme ai loro habitat naturali, la capacità rigenerativa e la produttività durevole delle risorse naturali, nonché la diversità, la peculiarità e la bellezza del paesaggio naturale e rurale, costituiscono l’architettura normativa fondamentale di un sistema che, per quanto interessa in particolare ai nostri fini, ha trovato riconoscimento nel D.P.R. 12 aprile 1996, ove,

206Sulla base di tale documento di riferimento, le parti contraenti sono tenute a verificare in quale misura i vari provvedimenti attuativi contribuiscano al raggiungimento e all’ulteriore sviluppo degli obiettivi della Convenzione delle Alpi ed in particolare del Protocollo in esame.  L’applicazione di tali standards e di tali indicatori è finalizzata infatti a quantificare l’evoluzione dell’impatto sull’ambiente e sulla salute provocato dai trasporti.

207 Le Alpi, come è noto e come si è già ricordato, rappresentano uno dei più grandi spazi naturali continui d’Europa, all’interno del quale si distingue una bellezza, una diversità ecologica e degli ecosistemi estremamente sensibili; esse costituiscono nel contempo lo spazio vitale ed economico della popolazione locale, portatrice di una cultura di ricca tradizione.  Occorre considerare nel modo più opportuno la struttura territoriale delle Alpi, per la quale numerose forme di sfruttamento, spesso in concorrenza tra loro, si concentrano in strette valli e concorrono a compromettere un ambiente ecologicamente importante,  nella consapevolezza che in vaste aree, talune modalità e l’intensità dell’uso del territorio alpino hanno provocato negli ultimi decenni e provocheranno ulteriormente, se perpetuate, perdite irrecuperabili di elementi meritevoli di conservazione del paesaggio, dei biotopi e delle specie (in particolare a causa della concentrazione di traffico, turismo, sport, urbanizzazione, sviluppo economico, intensificazione dell’agricoltura e dell’economia forestale).  Nel protocollo si ribadisce inoltre la convinzione che, nel confronto tra tolleranza ecologica e interessi economici, vada attribuita priorità alle esigenze ecologiche, se ciò risultasse necessario per il mantenimento delle basi di vita naturali.

come è noto, è prevista una particolare severità nella V.I.A. applicata ai progetti localizzati in aree naturali protette.

Il risultato di una tale valutazione dell’impatto dovrà quindi essere considerato nell’autorizzazione e nella realizzazione delle opere, assicurando in particolare che non si verifichino ripercussioni evitabili” e che l’integrazione tra elemento naturale ed antropico sia orientata ai massimi livelli di qualità.  In conformità con il diritto nazionale di ciascun ordinamento, invece, le compromissioni “inevitabiliderivanti da interventi antropici in ambiente alpino devono essere compensate mediante opportune misure di protezione della natura e di tutela del paesaggio, mentre quelle “non compensabili” possono essere ammesse solo a condizione che, valutati tutti gli interessi, non prevalgano le esigenze di protezione della natura e di tutela del paesaggio, restando comunque ferma, anche in questi casi, l’esigenza di provvedere a misure di protezione atte a limitare gli effetti negativi inevitabili e non compensabili.

In considerazione del ruolo decisivo che spetta all’agricoltura e all’economia forestale nella realizzazione di misure di protezione della natura e di tutela del paesaggio, la protezione, la conservazione e la gestione dei biotopi quasi naturali e meritevoli di protezione dovrebbero essere attuate mediante uno sfruttamento agricolo e forestale compatibile, sulla base di accordi con i proprietari o gestori dei terreni, ovunque sia opportuno208.

Ai sensi dell’art. 11 del protocollo in esame, le parti  contraenti si impegnano a conservare, a gestire e, dove necessario, ad ampliare le aree protette esistenti, in coerenza con la loro funzione protettiva, nonché a delimitarne, dove possibile, delle nuove, adottando al contempo tutte le misure idonee ad evitare nuovi danni ambientali nelle aree limitrofe209.  Molto importante è l’assunto concordato dalle parti ed espresso nell’art. 15 del protocollo in esame, in materia di prelievo venatorio e di commercio delle specie vegetali210.  Le parti contraenti infatti

208 A tal fine sono altresì particolarmente adatti gli strumenti di controllo mutuati dall’ economia di mercato come incentivi e compensazioni di carattere economico.

209 Esse promuovono anche l’istituzione di zone di rispetto e di quiete, che garantiscano la priorità alle specie animali e vegetali selvatiche rispetto ad altri interessi, e provvedono affinché in queste zone sia assicurata la quiete necessaria all’indisturbato svolgimento dei processi ecologici tipici delle specie, riducendo o vietando ogni forma di uso non compatibile con i processi ecologici stessi in tali zone.

210 Alcune eccezioni sul punto, possono essere previste solo per esigenze di carattere scientifico, di protezione della fauna, della flora selvatica o dell’ambiente naturale, di sanità e sicurezza pubblica, di prevenzione di danni economici rilevanti, in particolare per colture, allevamenti, foreste, pesca e acque.  

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