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In attesa della valutazione ambientale - page 6 / 69

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contenute nell’atto di indirizzo e coordinamento statale, di cui, come è noto, al D.P.R. 12 aprile 1996, con assoluta chiarezza dal combinato disposto di cui all’art. 2 della legge provinciale n. 28/1988 e all’art. 2 del suo regolamento di esecuzione.  Quest’ultimo stabilisce che siano sottoposti a procedura ordinaria di V.I.A. tutti i progetti di impianti, opere o interventi, ritenuti a priori come i più impattanti, elencati nella colonna 1 dell’allegato A13, a prescindere da qualsiasi considerazione in merito alla loro localizzazione, quelli elencati nella colonna 2 dell’allegato A, qualora ricadano, anche solo parzialmente, all’interno delle aree naturali protette14, ovvero nel caso lo richieda l’esito della procedura di verifica, o screening, da

13 Si tratta delle tipologie progettuali ritenute a priori a più elevato impatto ambientale, per le quali è sempre e comunque necessaria l’attivazione della procedura di V.I.A. Tra essi, vi sono: gli impianti di allevamento intensivo (oltre determinate soglie); le cave e le torbiere (estrazione di oltre 500 mila metri cubi o con un’area interessata superiore ai 20 ettari); tutte le attività di coltivazione di minerali solidi, idrocarburi e risorse geotermiche; gli elettrodotti aerei esterni (con potenza superiore a 100 Kv e tracciato superiore a 10 Km); impianti si stoccaggio di gas combustibile in serbatoi sotterranei o in cisterne interrate (superiore a 80 mila metri cubi); tutti gli impianti appartenenti all’industria chimica (con capacità superiore a 35 mila tonnellate per anno di materie prime); industria della carta (con capacità di produzione superiore a 100 tonnellate al giorno); impianti per la concia delle pelli e del pellame (con capacità di lavorazione superiori a 12 tonnellate al giorno di prodotto finito); tutti i progetti di infrastrutture riguardanti le vie di rapida comunicazione; le strade extraurbane a 4 o più corsie, e la modifica sostanziale delle esistenti (con lunghezza superiore a 3,5 Km); porti turistici o da diporto (quando lo specchio d’acqua è superiore a 10 ettari o le aree esterne interessate superano i 5 ettari, oppure i moli sono di lunghezza superiore ai 500 metri); dighe ed altri impianti destinati a trattenere, regolare le acque o ad accumularle in modo durevole (con altezza superiore ai 10 metri o con capacità superiore a 100 mila metri cubi); derivazioni di acque superficiali ed opere connesse o di acque sotterranee e sorgenti (con portata massima, rispettivamente, di 1000 litri al secondo e di 100 litri al secondo); impianti di smaltimento dei rifiuti non pericolosi, speciali o urbani (di determinate tipologie e secondo determinate soglie di capacità); discariche di rifiuti, impianti di incenerimento dei rifiuti ed impianti di smaltimento mediante iniezione in profondità, lagunaggio, scarico in ambiente idrico (secondo le indicazioni offerte dal D. L.vo n. 22/1997 e sue successive modifiche, richiamato per la definizione delle diverse tipologie).

Accanto a questo elenco di progetti, peraltro non molto numeroso, ben più numerose sono le categorie progettuali da sottoporre a procedura di screening e, semmai, in seguito alla stessa procedura di V.I.A.

14 Ai sensi del comma 2 del medesimo articolo, per i progetti contenuti nell’allegato A, prima e seconda colonna, ove ricadenti anche solo parzialmente in aree naturali protette, si debbono considerare ridotte nella misura del 50% le soglie o i limiti dimensionali, ove previsti.

attivarsi per essi in prima istanza15.   

Di assoluta importanza per la concreta delimitazione dei confini applicativi della normativa in esame è la disposizione di cui al comma 4 dell’art. 2 del regolamento di esecuzione, per la quale, per aree

15 In linea generale, infatti, per i progetti elencati nella colonna n. 2 dell’allegato A non è necessario attivare la procedura di V.I.A., ma soltanto la procedura di verifica o screening. A seguito della stessa, sarà poi richiesta, ove ritenuta necessaria, l’attivazione della procedura di V.I.A.

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