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In attesa della valutazione ambientale - page 62 / 69

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sostenibile del Trentino216, adottato dalla Giunta provinciale con la delibera n. 1190 del 3 agosto 2001, e il nuovo “Programma di Sviluppo Provinciale”, approvato nell’aprile 2002217.  Notevolmente importante, per varie ragioni, e non ultima quella inerente il valore che si attribuisce alla partecipazione dei cittadini all’elaborazione delle politiche di sviluppo, è l’atto di indirizzo sullo sviluppo

216 Elaborato attraverso un lavoro congiunto dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente e del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Trento.  Il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale ha infatti ricevuto dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente l’incarico di svolgere uno “Studio preliminare”, relativo alla redazione del “Progetto per lo sviluppo sostenibile del Trentino”.  Finalità essenziale dello studio preliminare è stata quella di una elaborare una metodologia per la selezione di approcci, temi d’azione e indicatori di sostenibilità confacenti alle caratteristiche del territorio del Trentino, programmando un percorso di lavoro che, partendo da un quadro consolidato di conoscenze e di esperienze (soprattutto internazionali), consenta di individuare gli attuali limiti della sostenibilità ambientale dello sviluppo provinciale, le pratiche sociali cui essi sono in maggior misura attribuibili, le risposte più adatte, in termini di efficacia, a farvi fronte.  Lo studio preliminare si è avvalso in primo luogo, come richiesto dall’Agenzia, di una “raccolta sistematica di materiali prodotti da istituzioni, enti di ricerca e amministrazioni che si sono misurati operativamente, con ricadute internazionali, con il tema della sostenibilità”. Da questa raccolta sistematica, che ha utilizzato come fonti di informazione le istituzioni internazionali, i governi nazionali, che più attivamente hanno recepito le direttive di quest’ultime e le realtà più impegnate nella realizzazione di Agende XXI locali e delle cosiddette good practices”, oltre che i più importanti centri di ricerca sullo sviluppo sostenibile, sono emerse indicazioni utili relative agli approcci più utilizzati per implementare politiche di sviluppo sostenibile, alle diverse modalità con cui viene valutato il grado di sostenibilità dello sviluppo, ai temi d’azione più ricorrenti, con particolare riferimento a quelli propri di un territorio montano, agli indicatori più frequentemente utilizzati. Queste indicazioni sono state utilizzate per l’impostazione del lavoro, suddiviso in due fasi essenziali, relativo alla redazione del progetto nel suo complesso.  Nella prima fase sono comprese l’analisi delle interazioni a scala locale tra sistema economico e modelli di consumo e sistema ambientale, la valutazione del grado di sostenibilità ambientale dello sviluppo economico locale, l’individuazione delle qualità e dei limiti più rilevanti dello sviluppo locale, sempre dal punto di vista della sostenibilità ambientale, l’individuazione dei principali campi d’azione, a partire dai limiti individuati.  La seconda fase ha invece compreso l’analisi, per ciascun campo d’azione, dei fattori che esercitano le maggiori pressioni sul sistema ambientale, l’individuazione di obiettivi di performance alla scala globale e alla scala locale, l’individuazione di modalità d’azione (risposte) alla scala globale e locale, l’individuazione, per ciascun campo d’azione, di modalità alternative di fruizione delle risorse.

217 Si tratta de Il Programma di sviluppo provinciale per la XII Legislatura, approvato con la delibera della Giunta provinciale, consultabile in www.provincia.tn.it  - 2003.

sostenibile.  In esso si afferma: “Lo sviluppo sostenibile richiede un cambiamento sia nelle modalità di costruire le politiche economiche, sociali, territoriali, ambientali, sia nell’esercizio quotidiano di una nuova cittadinanza attiva da parte di singoli e gruppi. L’uno e l’altro aspetto sono il risultato di una diversa atmosfera culturale e di una nuova modalità di relazione tra soggetti e istituzioni.

Si tratta di un cambiamento epocale che richiede il passaggio da un paradigma del controllo ad uno della responsabilità, e parallelamente l’abbandono del paradigma dell’abbondanza per abbracciare il paradigma della sufficienza. Una nuova cultura può essere costruita attraverso l’educazione ambientale  allo sviluppo sostenibile, un approccio precauzionale alle risorse, modalità diverse di produzione e consumo, diverse relazioni tra lavoro, capitale umano, finanziario, naturale, implementazione di modelli partecipativi nei processi decisionali. La gestione del territorio in maniera partecipata è sempre più indispensabile visto che le problematiche da affrontare richiedono azioni urgenti. Le decisioni prese senza un’ampia consultazione degli attori sociali creano situazioni di conflittualità che riducono le possibilità di risoluzione dei problemi; occorre invece perseguire e realizzare delle convinte forme di gestione del territorio basate sul riconoscimento che le soluzioni possibili possono essere individuate e costruite con coloro che vivono in un determinato luogo.  Molte normative già prevedono forme di partecipazione della cittadinanza nei processi decisionali relativi all’ambiente e al territorio, in alcuni casi si prevedono organi consultivi che rappresentano la compagine sociale e che esprimono pareri su proposte e iniziative. In altri casi si prevede di realizzare meccanismi di informazione della popolazione.  nessuna normativa vieta espressamente procedure di pianificazione gestione del territorio basate sulla consultazione e sulla partecipazione. Vi sono quindi grossi spazi in cui individuare una diversa progettualità che veda nel coinvolgimento e nella costruzione di soluzioni e proposte condivise la norma e non l’eccezione. Concretamente si tratta di operare un rovesciamento dei processi di pianificazione considerando gli attori locali autori delle decisioni e non unicamente utenti. L’amministrazione locale, in quanto responsabile ultima delle decisioni, deve assumere il ruolo di facilitatore e mediatore dei processi e degli interessi in gioco. Ciò prevede una fase iniziale di comunicazione e informazione, la costruzione di forum e tavoli di attori, la definizione del quadro delle responsabilità e delle procedure di lavoro, il confronto su problemi e proposte, l’individuazione di un ampio consenso su un progetto partecipato. La partecipazione non è ricerca del

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