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In attesa della valutazione ambientale - page 63 / 69

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consenso su decisioni già prese, ma ricerca e costruzione di prospettive condivise di sviluppo in cui la comunità può esprimere tutte le sue potenzialità permettendo in ultima istanza un diverso rapporto tra società civile e società politica”.  Come vede si tratta di una prospettiva assai penetrante per il futuro delle politiche di sviluppo economico, sociale, per le politiche ambientali e di governo del territorio della nostra provincia.

Ma, in sostanza, quale valore giuridico hanno tali atti di indirizzo?

Le rispondo con le parole comprese nelle considerazioni conclusive della delibera del Presidente dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente, concernente l’incarico affidato al Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale per la redazione del progetto relativo allo sviluppo sostenibile del Trentino. Egli afferma che lo scopo del progetto per lo sviluppo sostenibile del Trentino dovrebbe essere quello di creare “uno strumento conoscitivo, volto a definire scientificamente gli orizzonti di sostenibilità ambientale dello sviluppo economico nella provincia , una sorta di matrice di analisi, propedeutica per l’assunzione di ogni altra decisione pubblica a carattere strategico”. E continua dicendo: La validità di un progetto di sviluppo sostenibile riposa non tanto nel dispiegarsi di una sua efficacia giuridica, bensì sul riconoscimento di un suo ruolo di guida autorevole per i decisori, quanto più tale piano si caratterizzi in termini di analisi tecnico-scientifica. Il piano si pone come uno strumento informativo, conoscitivo, di programmazione, di qualità, a supporto delle decisioni dell’amministrazione provinciale e, non ultimo, di verifica della compatibilità e coerenza con i quadri strategici internazionali e comunitari”.

Rimaniamo per un attimo su questo importante argomento, lo sviluppo sostenibile, e sul documento che lei ha citato. Quali strumenti intende adottare la Giunta per concretizzare la nuova prospettiva di uno sviluppo rispettoso degli equilibri ambientali, della cosiddetta capacità di carico complessiva dell’ambiente?

Anche per questa risposta mi consentirà di richiamare il documento di indirizzo della Giunta sullo sviluppo sostenibile ed il Piano di Sviluppo Provinciale. La Provincia di Trento é stata la prima amministrazione in Italia a dotarsi di un piano territoriale di coordinamento, il piano urbanistico  provinciale, rivelatosi strumento efficace al fine di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e di riequilibrare il territorio provinciale. E’ infatti a questo piano

territoriale che il Trentino deve quella programmazione dello sviluppo economico e insieme dei futuri assetti del territorio che l’hanno condotto da una condizione di marginalità a una condizione di relativo benessere. A questo piano territoriale ha fatto seguito un secondo piano urbanistico provinciale, che a fronte di una mutata situazione economica e sociale ha perseguito l’obiettivo del controllo delle dinamiche insediative, del riuso del patrimonio edilizio esistente e della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Ed é ancora a questo piano, con cui hanno interagito le politiche di settore, che il Trentino deve una soddisfacente tutela dell’ambiente e del paesaggio e un certo contenimento di quei processi che altrove, nello stesso arco alpino, hanno comportato lo snaturamento del territorio di montagna.

Questo per richiamare una tradizione di effettivo governo del territorio, esito innanzitutto dello Statuto di autonomia ma anche di scelte che hanno trovato rapida attuazione e di un efficiente apparato amministrativo. Ed é a questa tradizione che possono fare utilmente riferimento anche scelte di sostenibilità. Nel senso che in provincia di Trento il percorso in direzione della sostenibilità dello sviluppo può avvalersi di politiche territoriali e di strumenti rivelatisi appunto efficaci nell’indirizzo delle trasformazioni territoriali e nell’esercizio della salvaguardia ambientale, oltre che di strumenti di recente istituzione che appaiono in questo senso congeniali: in alternativa al percorso di strade collaudate come l’Agenda 21 locale e il Piano ambientale, con lo svantaggio forse di rendere meno visibili le scelte di sostenibilità, ma con il vantaggio però di vederle saldamente integrate nelle politiche ordinarie. L’approccio metodologico alla sostenibilità non deve dar luogo ad una ridondanza di strumenti di governo o settoriali, ma deve essere interiorizzato nelle prassi e nelle procedure esistenti. Le modalità di implementazione dei criteri di sostenibilità nei percorsi procedurali saranno definite con apposite direttive della Giunta provinciale, perseguendo obiettivi di snellimento ed economicità dell’azione amministrativa. Del resto non é tanto importante il tipo di strumento prescelto, quanto il fatto di garantire efficacia alle scelte. Il ricorso agli strumenti esistenti nell’implementazione di percorsi di sostenibilità deve attenersi però ad alcuni principi e regole, capaci di garantire efficacia alle scelte di sostenibilità e di evitare quindi che ogni riferimento allo sviluppo sostenibile si riduca ad una mera dichiarazione di intenti. Questo può avvenire trasferendo all’interno di questi strumenti, attraverso apposite procedure, i risultati di un processo partecipativo, chiamato a costruire una visione di società sostenibile, a individuare i problemi più rilevanti, a selezionare i

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