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In attesa della valutazione ambientale - page 65 / 69

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opportunità - di innovazione formativa e tecnologica, di riequilibrio territoriale e sociale.  

La metodologia di Valutazione strategica sarà applicata ai Piani e Programmi ed i risultati della medesima si sostanzieranno nella Relazione strategica, accompagnatoria dei singoli strumenti di programmazione.  La Giunta provinciale provvederà ad avviare il processo di riscontro e di partecipazione sui Piani e Programmi corredati dalle rispettive Relazioni strategiche. L’obiettivo che la Giunta provinciale si propone con la valutazione strategica ambientale ed economica, riferita alla sostenibilità dello sviluppo è la creazione di un quadro di pianificazione integrata e più efficiente che avrà effetti positivi sulla protezione dell’ambiente, sull’ottimizzazione delle risorse, sulla stabilizzazione degli investimenti, sulla trasparenza delle scelte, sull’accettabilità dell’attività economica a livello di progetto, con conseguente riduzione dei ritardi e dei costi supplementari sul piano amministrativo. In particolare, la Giunta provinciale si propone, introducendo la V.A.S. nella fase iniziale delle decisioni, di elevare e di integrare la considerazione dell’ambiente a livello di macro-decisionalità, con la conseguenza che la V.I.A. avrà ad oggetto le modalità di concretizzazione dei progetti coerenti con le destinazioni e con gli esiti complessivi della valutazione strategica.  La V.A.S., potremmo dire, definisce il disegno complessivo di un mosaico, e stabilisce con quante tessere questo mosaico deve essere composto.

La V.I.A. deve invece valutare se la proposta progettuale, ossia il modo in cui le tessere sono state poste per formare il mosaico, è appropriato rispetto al disegno. Ed eventualmente, dovrà stabilire un perfezionamento dello stesso.  Il nuovo regolamento sulla V.I.A. del marzo 2001, che distingue tra progetti esplicitamente sottoposti a procedura di V.I.A. e progetti, in numero prevalente, sottoposti a procedura di verifica preliminare (screening), prevede le condizioni e i casi in cui, in presenza della valutazione strategica, è data per assolta la procedura di screening.  L’art. 3-bis del regolamento esecutivo della legge provinciale n. 28/1988 in materia di V.I.A. oggi vigente, infatti, prevede che, qualora le opere sottoposte a V.I.A. siano contemplate da piani o programmi per i quali sia stata esperita la valutazione ambientale strategica, il giudizio di compatibilità ambientale del progetto è reso in coerenza con le indicazioni dello strumento di pianificazione e programmazione e con gli esiti complessivi della relativa valutazione ambientale strategica.  Le alternative quindi non vanno valutate in sede di V.I.A., ma in sede di V.A.S., ove andrebbe valutata anche la cosiddetta alternativa zero.  Mentre per quanto

riguarda le opere da sottoporre a screening, ove esse siano incluse in piani e programmi, per i quali  sia già stata esperita la preventiva valutazione ambientale strategica, la Giunta provinciale può stabilire, con apposite deliberazioni, dei criteri e delle condizioni generali di esclusione.  

Torniamo alla V.I.A. della Provincia di Trento. Come lei sa, la legge provinciale prevede che, acquisito il parere formulato dal Comitato Provinciale per l’Ambiente, la Giunta provinciale, entro un termine massimo di quarantacinque giorni dal momento in cui si è conclusa l’istruttoria curata dall’U.O. per la V.I.A., provveda ad emanare, il provvedimento finale di compatibilità ambientale sulla base di tutti gli elementi acquisiti con le fasi di approfondimento istruttorio precedenti. Molti dubbi sono stati espressi riguardo alla previsione per la quale, ai sensi dell’art. 11, comma 3, del regolamento di esecuzione, nel decidere per un giudizio positivo di compatibilità ambientale, ancorché condizionato, la Giunta provinciale non è detto debba attenersi ai risultati ed alle osservazioni riassunti nel parere tecnico del Comitato Provinciale per l’Ambiente, dal quale, invece, può discostarsi, osservando soltanto un obbligo di motivazione della sua decisione.   Non senza adeguate motivazioni, si è sostenuto, infatti, che una simile previsione legittima le critiche di coloro i quali sottolineano come l’approfondito esame istruttorio, riassunto nel parere del Comitato e suscettibile di portare a soluzioni condivise che garantiscano davvero la compatibilità ambientale dell’intervento prospettato, rischi di essere vanificato, previo un semplice obbligo di motivazione non definito nei suoi contenuti e nei suoi limiti, da valutazioni di opportunità politica e puramente discrezionali, operate in sede di Giunta. Può darmi un suo parere su questo?

Le rispondo in questo modo.  Premesso che nell’organizzazione amministrativa italiana e trentina, il meccanismo del parere tecnico-scientifico è nella maggior parte dei casi previsto come momento obbligatorio ma non vincolante all’interno dell’iter decisionale complessivo, vorrei sottolineare come la Giunta, pur potendo nel caso specifico decidere di discostarsi dal parere del Comitato Provinciale per l’Ambiente, lo deve fare però supportando le sue decisioni con adeguate motivazioni, tali da reggere al confronto con le motivazioni tecniche eventualmente elaborate dal Comitato per sostenere opinioni diverse.  

Per un impianto chimico, per esempio. Se il Comitato ravvisa degli impatti notevoli, pericolosi, è difficile credere che la Giunta possa decidere per la

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