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In attesa della valutazione ambientale - page 66 / 69

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compatibilità dell’intervento, se non con elementi di motivazioni di spessore equivalente, adeguatamente supportati da verifiche e valutazioni tecniche altrettanto valide, autorevoli.  E’ ovvio che poi l’organo politico, nel decidere, spesso introduce elementi di opportunità economica e sociale di un intervento che il tecnico ambientale non considera.  D’altra parte, la V.I.A. deve essere una valutazione complessiva, frutto di un bilanciamento di interessi diversi. E tale bilanciamento non può che essere frutto di una decisione politica, adottata dagli organi rappresentativi della volontà popolare, fermo restando il rispetto degli standards e dei criteri previsti dalla normativa ambientale.   Il governo del territorio necessità di tale bilanciamento, che peraltro è il paradigma del concetto di sviluppo sostenibile.  Certamente non è agevole per l’organo politico discostarsi dal parere tecnico del Comitato, perché a sua volta deve contro-dedurre con motivazioni anche tecniche e scientifiche, in modo sufficiente ed appropriato, ovvero deve predisporre delle compensazioni tali da annullare gli effetti negativi sottolineati nel parere tecnico.  Il rischio è, altrimenti, un ricorso amministrativo e l’annullamento per vizio di legittimità, per eccesso di potere.

Secondo quanto disposto dalla normativa provinciale trentina, con un meccanismo di semplificazione così radicale da non avere pari in altra normativa regionale italiana, la V.I.A. positiva applicata ad un progetto esecutivo sostituisce ed assorbe tutta una serie di provvedimenti autorizzatori di settore, elencati dall’art. 10 della legge provinciale n. 28/1988. In merito all’efficacia di questo dispositivo di semplificazione, sia per quanto riguarda il profilo squisitamente inerente i meccanismi di semplificazione amministrativa, sia per quanto riguarda, soprattutto, l’effettiva possibilità e potenzialità della V.I.A.  a garantire un’effettiva tutela dei profili ambientali considerati altrimenti nelle altre autorizzazioni di settore (tutela paesaggio, vincolo idrogeologico, tutela delle acque, tutela patrimonio storico-artistico, ... etc.), come giudica questa norma?

L’art. 10 che lei cita trasforma tali provvedimenti in pareri endo-procedimentali. A mio avviso, non si dovrebbe temere una inadeguata garanzia per i profili tutelati da questi provvedimenti assorbiti nella V.I.A.  Sicuramente, infatti, la V.I.A., e quindi la volontà politica della Giunta, non potrà mai discostarsi, in alcun modo, dagli standards ambientali prescritti dalle leggi ambientali di settore.  Se il limite di emissione è “x”, deve rimanere tale.  Lo scostamento del decisore finale, invece, può avvenire per valutazioni di

opportunità riferite a fattori ambientali per i quali non vi sia uno standard preciso o vi sia un certo intervallo di tolleranza; per essi è plausibile ritenere vi siano differenti possibilità di interpretazione. Pensi al problema della tutela delle bellezze paesaggistiche.  L’apprezzamento dell’esperto, del tecnico, può così essere profondamente diverso da quello del politico.  In generale comunque, il fatto che un provvedimento sia declassato a parere endo-procedimentale non deve indurre a pensare che le tutele settoriali siano indebolite, ma che semmai siano chiamate al difficile compito di confrontarsi con altre esigenze.  La V.I.A. del resto non è una sommatoria di provvedimenti separati, ma è una valutazione unitaria, complessiva e complessa, interdisciplinare.  Potrà quindi verificarsi una ricalibratura tra le singole autorizzazioni settoriali che si innervano nel corso dell’istruttoria della V.I.A., ma non parlerei di uno svuotamento delle garanzie.  La bilancia, nel soppesare le esigenze di semplificazione delle procedure e le necessarie garanzie di tutela settoriale, mi pare quindi in equilibrio.  Un certo margine di discrezionalità sussiste per temi sottoposti di per se stessi a valutazioni differenziate, come il paesaggio. Peraltro, grazie a tale meccanismo di semplificazione, che, le ripeto, si applica soltanto alla V.I.A. adottata su progetti esecutivi, e non invece per i giudizi di compatibilità adottati in riferimento a progetti di massima, è possibile un’integrazione ed un coordinamento con la nuova procedura di IPPC.  Nel D.P.G.P.  n. 7/2002, all’art. 15, comma 7218, si è stabilito infatti che per gli impianti che necessitano anche della autorizzazione ambientale integrata, oltre che della V.I.A. è possibile un doppio binario autorizzatorio: se si sottopone a V.I.A. il progetto esecutivo, l’IPPC si considera assorbita nella valutazione dell’impatto.    Se si sottopone a V.I.A. il progetto di massima, deve essere esperita anche la procedura di IPPC, in un momento successivo, recuperando le indicazioni contenute nello studio di impatto ambientale.   Questa impostazione è una conseguenza logica, inevitabile, del meccanismo di semplificazione previsto per la V.I.A. sui progetti esecutivi.  E la procedura IPPC trova così un adeguata collocazione.  Anche se non le nascondo che, tra le due ipotesi, troverei preferibile una V.I.A. sul progetto preliminare di massima, ed una successiva IPPC, rilasciata comunque all’interno degli indirizzi resi in

218 In esso si stabilisce che relativamente ai nuovi impianti, non compresi nella definizione di cui all’articolo 2, comma 1, numero 4), del decreto legislativo n. 372 del 1999 in materia di IPPC, nonché alle modifiche e ampliamenti di quelli esistenti, si applicano le disposizioni provinciali sulla valutazione dell’impatto ambientale, se ai sensi di queste disposizioni ne ricorrono i presupposti, ossia se essa è applicata sul progetto esecutivo.

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