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Linee guida per un orientamento basato - page 45 / 58

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potrebbe dire che all’orientatore spetta non solo la conoscenza di tutte le risorse disponibili, ma anche il saperne valutare l’utilità. Per esempio, cosa offrono i siti web e a quale fase dell’intervento si adattano meglio? Dal momento che i siti web sono in gran parte facilmente accessibili, potrebbero essere usati dall’utente come uno strumento preparatorio preliminare rispetto al fatto di rivolgersi ad un consulente, per saggiare possibili idee professionali. Allo stesso tempo, potrebbe ben essere usato anche dall’orientatore al di fuori del tempo dedicato allo specifico colloquio per portare avanti altre linee di pensiero, cosa che non è possibile fare nell’arco dei soliti limiti temporali di un colloquio uno ad uno. Perciò, un importante compito degli orientatori è quello di costruire situazioni di apprendimento su Internet che in una certa misura dovrebbero essere basate su mezzi di auto-regolamentazione. Chi sviluppa e chi fornisce servizi professionali sul web ha bisogno di riflettere sui modi in cui l’utente può diventare un discente indipendente, fornendo il supporto appropriato a seconda dei diversi gruppi target.

Mentre le teorie tradizionali vedono l’orientatore come l’esperto, le teorie moderne assimilano il ruolo dell’orientatore a quello di un facilitatore – i clienti sono chiamati alla consapevolezza e alla crescita professionale. Sia l’orientatore che il cliente sono in grado di comprendere la situazione e possono operare affinché il cliente cresca professionalmente ed in maniera autonoma. Inoltre, usare strumenti web può rivelarsi economico da un punto di vista di gestione delle risorse. L’utente può investire più tempo al di fuori del colloquio per vagliare le informazioni o esplorare altre possibilità, lasciando il tempo condiviso (e limitato) del colloquio uno a uno per l’effettivo aiuto orientativo da parte di chi ha le competenze.

Se lo sviluppo dell’orientamento professionale includerà Internet come elemento di forza nell’orientamento in generale, ciò potrebbe portare ad un ruolo in qualche modo diverso per l’orientatore. Il termine facilitatore si applicherebbe allora quando gli operatori dell’orientamento muovono verso il campo educativo, nel senso che una maggiore attenzione sarà rivolta all’approfondimento dei campi delle scienze pedagogiche, dell’istruzione e cognitive per creare ambienti di apprendimento sul web. Con lo sviluppo dell’e-learning può essere sostenuto che sia l’operatore dell’orientamento sia l’insegnante vanno adattandosi sempre più al ruolo di un mentore/facilitatore del processo di apprendimento dell’utente.

Sorgono alcune domande, con riguardo all’evoluzione della pratica orientativa: “Quanto lontano possiamo andare nell’erogazione dei servizi attraverso Internet?” “È possibile il counselling attraverso il web?”. Molti orientatori sono riluttanti ad accettare l’idea di una sessione di counselling che si svolge a distanza. Ma ci sono anche operatori dell’orientamento che hanno già sfidato l’opinione generalmente accettata che l’interazione col cliente debba essere faccia a faccia, perché si possa porre attenzione al sottile linguaggio del corpo e ad altri aspetti importanti per il risultato finale.

C’è un altro aspetto che non dovrebbe essere tralasciato: che Internet può e dovrebbe esser visto anche come uno strumento di comunicazione che dà agli orientatori maggiori possibilità di condividere informazioni fra loro a livello regionale, nazionale ed internazionale, in questo modo rafforzando la professione e consentendo lo sviluppo di buone pratiche.

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