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TACCUINI DI VIAGGIO

Alle 19.30 ci fermiamo alTerminal di Oruro per una del- le 3 fermate del nostro spostamento dal nord al sud del- la Bolivia.Approfittiamo per muoverci un po’,viste le pes- sime condizioni in cui ci troviamo. Ci raccomandano la massima puntualità: abbiamo solo 30 minuti di tempo. E sia! La tappa d’obbligo è alW.C. Siamo veramente stupiti dalla pulizia che troviamo e dal profumo che respiriamo e non ci dispiace affatto pagare 1 Bol per il servizio.E’ un’oa- si in confronto al resto del Terminal, pieno di negozietti che vendono alimentari sotto vuoto che non ispirano neanche morissimo di fame.Ci lasciamo vergognosamen- te tentare da un pacchetto di patatine, che si rivela im- mediatamente un pessimo affare, dato che… sono im- mangiabili! Usciamo dal Terminal dalla porta 16 e sco- priamo che per risalire sul bus dobbiamo pagare nuova- mente la tassa d’imbarco di 1,5 Bol a testa.A nulla serve mostrare il biglietto di La Paz.“Qui siamo ad Oruro” ci dicono e.. paghiamo. L’idea di risistemarci nella scatola di sardine non ci entusiasma affatto, ma siamo fiduciosi che non si ripeta l’overbooking della partenza. In fin dei con- ti,sono scese molte persone che hanno ritirato i bagagli… Invece ecco la solita scena, aggravata dalle discussioni tra locali che si contendono gli stessi posti assegnati.Salgono alcuni inglesi e moltissimi boliviani. Le donne non hanno neanche il buon senso di slacciarsi il grosso fagotto che tengono sulla schiena e così a mano a mano che loro pro- cedono verso il fondo del bus, noi, che ci siamo già acco- modati, riceviamo una serie di botte e spintoni non indif- ferenti. Ripartiamo puntualissimi, sempre accompagnati dalla Croce del Sud e… dal freddo, che inizia a farsi sen- tire.Ci addormentiamo.Alle 22.30 ci fermiamo in un non ben precisato luogo, dove non c’è quasi nulla, se non del- le casette fatiscenti, che vengono presentate come risto- ranti. In pochi minuti siamo attorniati da donne e bambi- ni che ci offrono formaggi freschi,uova al tegamino cotte sul momento,mate,coca….Non sono insistenti e noi en- triamo in quello che è il ristorante consigliato dalla com- pagnia 16 de Julio.A me personalmente da l’impressione di essere solo un grande garage,visto che è arredato con 7-8 tavoli sgangherati, qualche sedia ed un bagno (addio servizi di Oruro.Come minimo si prende il tetano..) Due anziani signori servono i pochi clienti che si presentano in cucina e noi,all’asciutto da quando siamo partiti,ci lascia- mo prendere da una zuppa che passa fumante sotto i no- stri nasi.La ordiniamo ed attendiamo.Ma come sono len- ti in questo posto! Non c’è nessuno! Aspettiamo ancora, ma poi,visto che il pullman deve ripartire all’orario stabi- lito,chiediamo le nostre due famose zuppe.Ci dicono che non possiamo averle perché hanno terminato i viveri… calza a pennello il detto che recita “chi tardi arriva, male alloggia..” Stefano ed io, divertiti e stupiti contempora- neamente ci domandiamo l’utilità di fermarsi in un luogo dove non si può mangiare… e capiamo la presenza delle signore fuori dalla porta… Ok! con la pancia… vuota usciamo dal fantaristorante e facciamo una breve passeg- giata nei dintorni al buio pesto e con gli occhi che si ri- volgono inevitabilmente al cielo.E’ una notte limpidissima, con la luna piena che brilla in un modo incredibile e le stel- le che splendono come non mai. Pare un enorme albero di Natale.Però che freddo!!! Siamo abbondantemente sot- to lo zero e mi domando che ci faccio in questo posto… proprio io che in Italia mi lamento del freddo quando il termometro tocca i 20 gradi.. la ragione prende il so- pravvento ed il desiderio di vedere il Salar di Ujuny mi fa superare questa difficoltà.Stefano mi comunica che prima di fermarci qui, abbiamo forato un pneumatico e siamo stati bloccati per parecchio tempo per il cambio. Io non mi sono assolutamente accorta di nulla.

Terminata “l’interessante” ed inutile tappa, risaliamo sul- la nostra scatola di acciughe, ma questa volta sono pro- prio contenta dell’overbooking:più persone che respira- no = meno freddo e ci addormentiamo. Stefano però fa- tica molto:non può neanche appoggiarsi al vetro,perché è completamente ghiacciato, a causa di tutta una serie di spifferi… Alle 5.30 arriviamo finalmente ad Ujuny e se devo dire la verità queste 12 ore sono trascorse velocemente. Scen- diamo dal pullman scavalcando borsoni, coperte..etc.etc, e ci troviamo nel bel mezzo di una fittissima nebbia che non ci permette quasi di guardarci in volto l’un l’altra… ma che freddo fa in questo posto? Sarà che non sono an- cora del tutto operativa, ma io mi sento come ibernata. Guardo Stefano ed insieme non riusciamo neanche a muo- vere le labbra:tutte le nostre parti del corpo scoperte so- no già ghiacciate. Si avvicina un signore che ci domanda “Italianos? Con migo por favor!” Riusciamo a mala pena ad annuire e lo seguiamo. Saliamo sulla sua auto e lui ci porta un paio di isolati più in là.Non si vede assolutamente nulla ed a stento riusciamo a distinguere l’insegna dell’- Hostal Marith.Il gentile signore,prima di congedarci ci co- munica la temperatura del luogo:-20°C… Grazie ma pre- ferivo non saperlo! Entriamo nella stanza:da dietro un ban- cone in legno e sotto una fila di coperte sbuca una don- nona sonnolenta che ci fa espletare tutte le formalità del caso.Sfogliamo il registro delle presenze e notiamo che di qui è passato il mondo, da svizzeri a neozelandesi, ai soli- ti giapponesi, ai canadesi. Ci comunica che alle 10.00 ver- rà a prelevarci una jeep per portarci al salar, ma nell’atte- sa possiamo riposare in una delle stanze del suo hostal.Ci consegna la chiave della camera numero 18 e ripiomba sotto le coperte senza aggiungere altro.Noi andiamo alla ricerca di questa stanza; apriamo una porta e scopriamo un cortile in fondo al quale si affacciano un’altra decina di porte.Apriamo quella assegnataci e ci troviamo davanti ad un paio di letti,un po’ corti,ma decorosi.Siamo talmente infreddoliti che non ci pensiamo due volte a sprofondare vestiti sotto le coperte,almeno fino alle 9.A pensarci be- ne,fuori la temperatura è di un paio di gradi superiore a quella interna per via dell’umidità … congela fuori, con- gela dentro,,, è sempre uguale! La sveglia suona alle 9.00, ma io sono vispa già da un bel po’(anzi, direi che non mi sono proprio addormentata), ma non ho il coraggio di muovermi di mezzo millimetro dalla mia posizione, visto che mi sono appena intiepidita… Anche Stefano non ha dormito molto.Vinciamo le resistenze, accompagnate da qualche imprecazione ed usciamo per andare alla ricerca di un bagno,almeno per sciacquarci il viso.E’ una splendi- da giornata di sole.Entro in un’angusta stanzetta dove tro- vo un paio di mini lavandini,altrettanti specchi per Puffi e bagni alla turca.Ci sono anche altre persone e mentre rea- lizzo con disapprovazione che non posso neanche lavar- mi i denti poiché il dentifricio è ghiacciato, scopro che i miei compagni di stanza sono tutti italiani e tutti di …. AnM.Andiamo insieme a fare colazione (10 Bol a testa) e proseguiamo la conversazione. Sono appena arrivati an- che loro e fanno parte del viaggio Argentina-Bolivia-Cile. Hanno 2 fuoristrada, oggi andranno al Salar e nei giorni a venire visiteranno le lagune, per poi puntare dritto verso il deserto diAtacama.Sono molto stupiti di vedere 2 par- tecipanti del Camino Real nel sud della Bolivia… Ci salu- tiamo, augurandoci buona fortuna vicendevolmente e, mentre loro partono con i mezzi,noi decidiamo di fare un giretto veloce al mercato, che è proprio dirimpetto all’- Hostal. Girovagando a caso tra la merce esposta sia sulle bancarelle che a terra,notiamo con soddisfazione che non è un mercato per turisti e che i prezzi sono veramente

convenienti. Direi proprio che sono i migliori trovati dal- l’inizio del viaggio ad ora.C’è di tutto,dai cappelli tipici,al- la frutta, dall’abbigliamento, alla carne… Io ne approfitto per comprarmi due paia di calze (che indosso immediata- mente sopra le mie) ed un maglione.Con i soldi spesi qui, in Italia riuscivo a prendere un gelato… forse! Come al solito, c’è tanta gente di fronte alle banche e sono con- vinta che anche qui, nel profondo Sud della Bolivia, dove si vive quasi esclusivamente di turismo,abbiano di che la- mentarsi come a La Paz!!!Torniamo verso l’Hostal per at- tendere il nostro fuoristrada; non è proprio puntualissi- mo,ma l’autista/guida ci spiega che ha dovuto caricare del materiale edile necessario per il completamento del nuo- vo albergo di sale che stanno costruendo. Infatti, quando saliamo, ci facciamo spazio tra cartoni di piastrelle, vetri, metri e metri di ferro e taniche di benzina. C’è da spera- re che non ci sia nessun altro ed invece… passiamo a pre- levare nei loro rispettivi Hostal una coppia di mezza età di Rosario (Argentina) ed un ragazzo ventenne della Flo- rida.Nonostante tutto,riusciamo a sistemarci ed incredi- bilmente siamo pure comodi. Partiamo per il Salar verso le 11 e dopo una ventina di chilometri di strade sterrate e discariche a cielo aperto (non capisco questo scempio in un luogo così…) ecco i primi segnali del Salar.Io sono emozionantissima:il momento è finalmente arrivato.All’i- nizio si presenta come sale mescolato alla terra,ma a ma- no a mano che si entra nel “territorio”, il colore è sem- pre più bianco, di un bianco accecante, che anche con gli occhiali da sole, non si riesce a tenere gli occhi aperti… Il fuoristrada si lancia a tutta velocità usando una delle pi- ste segnate e delimitate qua e là da segnali stradali fatti di copertoni; io non smetto un attimo di filmare e scattare fotografie. Ci fermiamo in uno dei punti designati come

La Paz, palazzo del governo

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