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Dal treno per Cuzco...

raccolta del sale e scendiamo. Cammino un po’ alla cieca verso il nulla;mi fermo a quando apro gli occhi ammiro lo spettacolo:a perdita d’occhio solo sale!!! Non si vede mai la fine. Miraggi ovunque: i raggi di sole, penetrando pre- potentemente nel sale, lo fanno brillare come una miccia e tutto attorno a me è un’esplosione di cristalli… la tem- peratura è anche un po’ salita e fa discretamente caldo (non esageriamo..ci saranno 10 gradi).Risaliamo sulla jeep per dirigerci nuovamente ad alta velocità verso l’albergo di sale. Mentre gli altri commentano lo spettacolo, io mi isolo nel mio mondo privato, ammirando con occhi sgra- nati questo bianco infinito, intervallato qua e là in lonta- nanza da morbide colline (ci spiegheranno poi che si trat- ta di vere e proprie montagne,visto che superano di 1.500 metri il Salar che già si trova a 3.860 metri).Tentano di co- involgermi, ma io mi rendo conto di essere su un pianeta tutto mio… Costeggiamo il Salar per svariati chilometri e passiamo il posto di controllo (2 pali laterali in ferro sormontati da un altro palo trasversale, mosso manualmente da un si- gnore che giunge con tutta calma in bicicletta da un vici- no casolare).Ci spiegano che è obbligatorio registrarsi al- l’entrata perché è molto facile perdersi.Non faccio fatica a crederci. Ci raccontano di molti turisti che si sono av- venturati in solitaria in questa terra ed hanno trovato la morte causata dalla perdita di orientamento e dalla con- seguente pazzia...Ecco perché qua e là,oltre ai copertoni segnaletici,notiamo anche qualche croce...che gran brut- ta fine! Percorriamo una strada sterrata per diversi chilometri e siamo delimitati alla destra dal Salar ed alla sinistra dalle montagne ricoperte di cactus.Arriviamo all’albergo di sa- le in localitàAtulcha.E’ stato inaugurato da appena un me-

se ed è ancora in costruzione. Scarichiamo tutti i mate- riali edili che ci siamo portati a passeggio per tutta la mat- tina ed ai quali abbiamo prestato enorme attenzione du- rante gli innumerevoli salti incontrati sullo sterrato. Pen- savo che si rompessero ed invece sono tutti miracolosa- mente intatti… Mi sento di dire che siamo i pionieri di AnM che approdano in questo edificio costruito total- mente con il sale:letti,tavoli,sedie,bagni (no,il water è in porcellana!) E’ semplicemente fantastico. E’ piccolo, ma molto accogliente e ben strutturato.Ci spiegano che l’al- bergo che si trova nel mezzo del Salar è stato quasi com- pletamente smantellato per rischi di intossicazione del personale e per problemi generici (es.dovuti agli scarichi idrici che inevitabilmente provocano l’alterazione del sa- le tutto intorno ad esso).Ecco la necessità di costruire un nuovo albergo in periferia. Non è ancora ora di pranzare e perciò io ne approfitto per esplorare i dintorni con le mie fedeli macchina foto- grafica e videocamera. Scopro un paesaggio brullo, pri- mordiale,ma qua e là una parvenza di vita c’è ..una signora sta pascolando le sue vigogne, le quali, poverette, oltre a qualche raro arbusto e ciuffo d’erba,non so proprio di co- sa si possano nutrire… C’è anche una bimba che, vestita con i tradizionali abiti indigeni,timidamente mi si avvicina e scambia qualche parola con me,accompagnata da un cuc- ciolo di alpaca al guinzaglio.E’ bellissimo e sembra un pe- luche, talmente è morbido. Il pranzo è pronto. Conside- rando che Stefano ed io abbiamo al nostro attivo da 24 ore a questa parte solo un uovo sbattuto e qualche ma- te,direi che è proprio ora di ….sbranare qualcosa!.Ci ac- comodiamo nel nostro tavolo di sale,coperto dalla tipica tovaglia di tela boliviana coloratissima (per intenderci quella che le donne del posto usano per avvolgere i bam- bini e portarli sulle spalle) ed ecco apparire una fumante “sopa de Quinua”,nelle caratteristiche ciotole in legno.E’ una zuppa di verdure con l’aggiunta di questo ortaggio ti- pico della zona andina, i cui chicchi sono minuscoli cer- chietti bianchi. E’ molto saporita e forse è la migliore di quelle che abbiamo mangiato fino ad ora. Nel ristorante ci siamo solo noi cinque,l’autista e la guida locale,ma d’al- tra parte, visto che è stato appena inaugurato ed ancora in costruzione,non si può pretendere di riempirlo di clien- ti in poco tempo! Ridiamo e scherziamo tra di noi, de- scrivendo le meraviglie naturali dei rispettivi paesi di pro- venienza,usando le parole a noi più congeniali,non senza parecchi “intoppi” linguistici (un misto di un penoso in- glese-italianizzato, piuttosto che uno scorretto spagnolo con accenni di un improbabile quechua..). Siamo comun- que tutti convinti che il Salar di Ujuny è da considerare una delle poche meraviglie del mondo, alla stregua ad esempio delle Piramidi e del Gran Canyon.Come secon- da portata ci deliziano di un invitante piatto ricolmo di bi- stecche di lama e verdure varie lesse:semplicemente squi- sito! Sarà perché siamo proprio“alla fame” o perché il ci- bo è davvero ottimo??? Decisamente la seconda, accom- pagnato dal fatto che il luogo è talmente incantevole, da farci apprezzare qualsiasi cosa. Terminato il pranzo, ri- prendiamo la nostra jeep e proseguiamo nei dintorni di Atulcha.Ad un certo punto scendiamo e ci arrampichia- mo a piedi su una collinetta circondati da cactus, (che da noi in Italia sono alti 5 cm,mentre qui non meno di 7 me- tri…), per raggiungere una serie di grotte pre-inca, utiliz- zate dalle popolazioni locali quali dimore.Attraverso uno di questi cunicoli,approdiamo ad un cimitero (sempre pre- inca), piccolino, ma ben conservato. Esso racchiude sche- letri di 2 donne rannicchiate (la tipica sepoltura dell’epo- ca), numerosi attrezzi da lavoro in legno e vari tipi di tes- suti tradizionali originali. C’è addirittura un sandalo da

TACCUINI DI VIAGGIO

donna perfettamente integro, lacci compresi. La guida lo- cale ci dettaglia la storia della zona nell’epoca pre-inca,do- po di ché si accomiata da noi, lasciandoci puntare dritto verso l’interno del Salar a bordo del nostro lanciatissimo fuoristrada: destinazione “Isla de los Pescadores”. E’ inte- ramente ricoperta di cactus giganti ed è visitabile soltan- to pagando una tassa di 8 Bol.a testa, che sono necessari all’Ente delTurismo locale per preservare il luogo.Effetti- vamente è un pochino troppo turistico,visto l’affollamen- to,ma ha comunque il suo fascino.Stefano ed io ci lancia- mo in un trekking (meglio passeggiata) che ci porta alla ci- ma in una decina di minuti, attraverso un percorso obbli- gato e ben segnalato da cartelli in legno.Ancora una vol- ta osservo dalla vetta il bianco infinito che mi circonda a 360°,qua e là cosparso di puntini scuri rappresentate dal- le jeep che attraversano il salar.Rimango immobile con lo sguardo fisso nel vuoto e mi viene in mente la Luna… si proprio la Luna. Sono nel deserto di sale più grande del mondo, l’unico visibile dalla Luna: chissà come deve esse- re lo spettacolo da lassù… Ritorno con la mente … sul- laTerra,terminando il mio trekking (passeggiata) e facen- do attenzione a non uscire dai tracciati:ci sono certi stra- piombi che se si cade, ci si infila in un cactus come un in- voltino negli stuzzicadenti, talmente gli aghi sono lunghi. Mi incammino verso il nulla e da lontano ammiro l’Isla.Poi gli occhi mi cadono ai piedi, notando che il sole ed il sale formano tutta una serie di figure geometriche dai bordi rialzati. La guida mi dice che i lati di ogni blocco sono ot- to ed effettivamente contandoli a caso, sono sempre ot- to. Sarà davvero solo un caso? Riprendiamo il nostro fuoristrada e ci allontaniamo da questo spettacolare luogo, per dirigerci verso il vecchio albergo di sale, una costruzione relativamente piccola, ad un piano,ormai quasi completamente smantellato,dove al momento abita solo più il custode e la sua famiglia.Gli do- mando di che cosa vive e lui mi risponde senza esitare,“di turismo”.Si,ma in che senso,se è sempre chiuso e fra un po’ sparirà del tutto? Non mi ha aggiunto altro… In più l’edificio è circondato da sale scurito per centinaia di me- tri, dovuto all’utilizzo precedente. Mi ricordo della spie- gazione della guida,quando parlava della necessità di apri- re un albergo di sale, al confine del salar, con tutti gli al- lacciamenti del caso.Questo primo albergo ha senza dub- bio un passato glorioso,ma come tutte le novità necessa- rie al turismo ed alle tasche di qualcuno, è stato mal ge- stito e l’ambiente circostante in questo specifico punto ha risentito parecchio dell’uso improprio della struttura.. Ormai siamo a pomeriggio inoltrato ed il freddo rico- mincia a farsi sentire. Con il nostro mezzo ci spostiamo poco più in là per vedere “l’Ojo del Salar”, costituito da tutta una serie di ribollimenti di acqua fredda, provenien-

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