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TACCUINI DI VIAGGIO

ti da chissà dove,che affiorano dal sale,formando tanti pic- coli laghetti.Più che sul sale,in questo momento mi sem- bra di essere su un lago alpino, con il ghiaccio che scio- gliendosi dalle pareti, precipita all’interno. Quindi, atten- zione con le foto,perché si potrebbe fare un bagnetto si- curamente rigenerante, ma non proprio desiderato. Il tour volge al termine,ma mi manca il tramonto ed allo- ra ci dirigiamo a piedi verso un punto d’osservazione adat- to per ammirare il fenomeno.Non è proprio possibile qui proseguire con un mezzo, perché si rischiano impantana- menti,alla stregua degli insabbiamenti nel deserto.La gui- da mi dice che durante la stagione delle piogge, che cor- risponde al nostro inverno, l’acqua cade e si deposita sul sale formando un grande lago, quasi impossibile da attra- versare. Con molta accortezza ed indubbiamente indi- scussa esperienza,l’autista riesce,non senza difficoltà,a di- vincolarsi tra le pozze e porta la jeep in un posto sicuro, qualche centinaio di metri più in là. Ecco il tramonto che si presenta davanti ai nostri occhi con tutta la sua infinita bellezza.Il freddo è pungente,ma lo spettacolo vale il pa- timento:è un susseguirsi di cambiamenti di colori,che van- no dall’azzurro, all’arancione, al rosso intenso ed infine al buio completo. Soddisfatti dell’ennesima positiva espe- rienza vissuta, volgiamo al termine del nostro breve, ma intenso tour, rientrando in città. Salutiamo i nostri com- pagni di viaggio stranieri presso i loro rispettivi hostal e chiediamo all’autista di portarci alTerminal dei bus.La no- stra partenza è prevista per le 20,00, ma fin da subito ci avvertono che essa sarà posticipata di un’ora, a causa del mercato. Ci troviamo infatti nel bel mezzo dello smon- taggio delle bancarelle.Sono preoccupata del ritardo del- l’ora di partenza,perché ciò significa che arriveremo un’o- ra in ritardo a La Paz e di conseguenza perderemo la co- incidenza con il resto del gruppo. Mi rivolgo quindi all’uf- ficio informazioni della linea “ 16 de Julio”. Entro in una stanzetta piuttosto trasandata, le cui pareti sono tappez- zate di fotografie di fiammanti autobus immortalati nel momento dell’immatricolazione e da Timetable, e parlo con l’addetta, la quale mi rassicura che il bus arriverà in tempo,perché eviterà una fermata.C’è solo un problema.. i posti a noi assegnati sono già prenotati da altri. In una frazione di secondo impallidisco,capendo al volo di esse- re caduta anch’io nell’overbooking e mi faccio ripetere la frase,pensando di non aver compreso il suo pur perfetto spagnolo. Mi ripete “Su asiento no es confirmado!”, indi- candomi il foglio con i posti prenotati.Effettivamente è co- sì, ma dopo un mio evidente disappunto, seguito da una serie di imprecazioni italo-spagnoleggianti,la signora sen- za pensarci due volte, cancella due nomi agli “Asientos” 10 e 32 e scrive il mio nome e quello di Stefano. Soddi- sfatta di aver ottenuto il risultato desiderato, raggiungo il

mio prode compagno di viaggio,che nel frattempo si è ac- comodato in un posto, che funge (guarda un po’) da ri- storante. Il proprietario ci guarda perplesso ed attonito, ma poi con gentilezza ci domanda se desideriamo cenare. CLARO QUE SI! Siamo mica venuti qui a contare gli sca- rafaggi che scorrazzano sul pavimento!?! Gustiamo l’en- nesima ed eccezionale sopa de Quinua, seguita da un al- trettanto squisito piatto misto di carne e riso per ben 14 Bol.in totale.Dopo di noi il ristoratore non lascia più en- trare nessuno ed anzi alla porta applica un cartello con su scritto“chiuso per esaurimento cibo”.Tra un sorriso e l’al- tro,io mi faccio qualche scrupolo:“non avremo mica man- giato troppo?....ma no,qui si usa così..!” Il gentile signore, dopo aver scoperto la nostra nazionalità, dà libero sfogo alle sue conoscenze sull’Italia e sugli italiani. Certo, sono le solite cose che si sentono in ogni parte del mondo e che tutti, con un minimo di cultura, conoscono, però ap- prezziamo il suo sforzo. Ora si tratterebbe finalmente di salire sul bus per La Paz,ma i soliti ed obbligatori impegni idraulici, ci obbligano a domandare al ristoratore dov’è il bagno. Lui, prima cerca di dissuaderci dal nostro intento, ma non essendo prorogabile per ovvie motivazioni e die- tro nostre insistenze,ci accompagna dietro casa con tan- to di torcia elettrica e secchiello pieno d’acqua: inciam- piamo in animali da cortile e non,dislivelli di terreno e bi- doni… ma ecco il bagno…. Beh, bagno… un rudere di 1 metro quadro… ma non se ne può proprio fare a meno! Dopo i ringraziamenti ed i saluti di rito,ritorniamo al ter- minal, quindi saliamo e ci accomodiamo ai posti 10 e 32. Io sono sfinita e mi lascio prendere da una leggera son- nolenza,quasi subito interrotta da una donnona che mi fa ben presente che quello è il suo asiento, mostrandomi il biglietto. Io faccio finta di non capire e la signora, eviden- temente abituata all’overbooking desiste e se ne va in fon- do al bus, accomodandosi sul pavimento del corridoio. D’altra parte, io non avrei mollato il mio “asiento” nean- che dietro lauto compenso… Questa volta ci sono tanti stranieri ed a me capita un irlandese che dorme in conti- nuazione, ma mi va bene così, perché comunque sono troppo stanca per intraprendere una conversazione in ita- liano… figuriamoci in inglese… Il freddo è veramente pe- netrante,anche perché,come al solito,ci sono certe cor- renti d’aria sul bus,che la Bora al confronto è niente… Se non fosse per l’overbooking che permette di scaldarci un po’ di più,saremmo tutti candelotti…All’1,45,nel bel mez- zo del…nulla, ci fermiamo per 10 minuti per una sosta idraulica. Stefano approfitta per fumarsi una sigaretta ed io per ammirare l’ennesimo ed incantevole cielo stellato della Bolivia (Croce del Sud e non solo). Alle 2,45 c’è la sosta per il mate, in un altro non specifi- cato luogo,che ricorda molto quello dell’andata,con tan- to di donne locali che vendono i loro cibi (forse è lo stes- so, ma la cosa non mi interessa). Io, sono combattuta se scendere oppure no, perché sarei obbligata a scavalcare almeno una decina di persone dormienti più i loro baga- gli… e ragionevolmente scelgo di stare al mio posto. Ri- partiamo e questa volta mi addormento sul serio; quasi non mi accorgo che alle 5 arriviamo ad Oruro e ci fer- miamo per mezz’ora..Subito dopo la partenza da Oruro, il bus si ferma. Stefano,che non ha dormito affatto a causa del freddo,mi dice che è già da parecchio che il pullman perde benzina e siamo quindi obbligati a cambiarlo.Il malumore tra di noi si diffonde,perché molti,come me e Stefano,una volta ar- rivati a La Paz, devono proseguire per altre destinazioni con bus o aerei in coincidenza, oppure tour già prenota- ti.L’autista tenta di placare le nostre perplessità,dicendo- ci che di lì a breve sarebbe arrivato un altro mezzo, per

Bolivia, Quillacollo

portarci a destinazione, senza alcun ritardo. Ci credo po- co,ma comunque non possiamo fare altro che attendere; d’altra parte noi viaggiatori sappiamo perfettamente che tutto ciò rientra nell’assoluta normalità. Non so bene quanto tempo trascorre, ma credo quasi un’ora, quando all’improvviso, dal nulla compaiono due bus: uno per i lo- cali ed uno per gli stranieri (chissà perché? Credo che i primi si fermino in più località, mentre noi puntiamo tut- ti dritti su La Paz).Io già pensavo di aver raggiunto il mas- simo del congelamento ed invece, (non essendoci mai li- mite al peggio), quando salgo sul nuovo bus, capisco che la mia sofferenza non è ancora terminata. L’importante è ripartire e cercare di essere a destinazione per le 9 al- meno, altrimenti non potremo raggiungere il Perù con i nostri compagni di viaggio.Tento di convincere l’autista a fermarsi,per permettermi di telefonare al capogruppo ed avvertirlo del nostro contrattempo e del conseguente ri- tardo,ma ricevo un diniego assoluto.Dobbiamo rispetta- re i tempi,quindi niente fermate.Accipicchia… questi so- no svizzeri (casinisti)… non boliviani!!! Stento a crederlo,ma noi alle 9 in punto,seppure a passo d’uomo,arriviamo a La Paz.Gli altri compagni di viaggio ci stanno attendendo appena fuori dalTerminal…“Heilà ra- gazzi! Che bello rivedervi!”...e tutti insieme partiamo per Tiwanako e poi Cuzsco. A distanza di qualche mese dall’impresa,possiamo dire che la nostra fuga è stata senz’altro faticosa (già solo le 42 ore di bus in poco meno di 3 giorni lo dimostrano), ma ne è valsa assolutamente la pena.E’ stato un gran bel sogno… che si è realizzato nel migliore dei modi! Grazie a Stefano per avermi accompagnato ed al gruppo Benzi Camino Real Breve per avere accettato senza dis- cussioni la mia strana richiesta….ma chi mi conosce un po’,

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