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Regali a tutti i denari persiani del sole – - page 1 / 13

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Introduzione al canto liturgico dell’Armenia

di Sara Maino

Regno di pietre urlanti –

Armenia, Armenia!

Chiami alle armi rauche montagne –

Armenia, Armenia!

Voli in eterno verso le argentee trombe d’Asia –

Armenia, Armenia!

Regali a tutti i denari persiani del sole –

Armenia, Armenia!1

“Armenia, regno di pietre urlanti”: sono le parole del poeta Osip Mandel’štam2. Egli compose numerose liriche durante il suo “Viaggio in Armenia”, che definì “paese sabbatico”, dove trascorse “duecento giorni” sulle tracce della lingua armena il cui suono lo aveva affascinato. Per il poeta quella terra rappresentava la primordiale fusione tra il mondo giudaico-cristiano e quello ellenico. Secondo la sua visione, nella pietrosità della terra le forme di arcaica, sacrale semplicità coincidevano con il pensiero che un’età della pietra è età della poesia: “il regno delle pietre urlanti diviene l’allegoria spaziale del farsi del linguaggio, della poesia allo stato nascente.”3 Mandel’štam aveva bramato questo viaggio, “che non smetteva di sognare”, imitando Puškin che circa cento anni prima aveva pure attraversato la terra transcaucasica.

Così il poeta spiega l’attrazione per quel suono antico: “La lingua armena è resistente come stivali di pietra. Sì, certo, parole dalle pareti massicce, strati d’aria nelle semivocali. Ma sta forse lì tutto l’incanto? No! Di dove viene allora questa attrazione? Come spiegarla? Che senso darle? Ho provato la gioia di pronunciare suoni proibiti alle labbra russe, suoni misteriosi, ripudiati e forse addirittura, a certi livelli profondi, vergognosi. Nella teiera di latta bolliva acqua meravigliosamente limpida, e di colpo qualcuno vi ha gettato un pizzico di squisito tè nero. È quello che mi è successo con la lingua armena.”4

Per una ricerca sui canti liturgici armeni preferisco partire dalle parole di un poeta per instaurare un parallelismo tra quanto di più profondo può agitarsi nel cuore di un essere umano. Un viaggio da sempre “bramato” ha a che fare con un senso della ricerca e una ricerca di senso, che si dispiega nell’approfondire tematiche di cui solo si intuiva un segreto impulso. All’improvviso accade che un desiderio semiaffiorante, ma sempre presente, rimasto appostato dietro una architettura di programmi e idee che è la vita, trovi il suo sbocco originale assumendo una chiarezza luminosa dai contorni definiti, trasformandosi in un obiettivo determinante e significativo per il definirsi di una vita in evoluzione.

1 Mandel’štam O. (1933), Viaggio in Armenia, Ed. it (a cura di Serena Vitale), Adelphi, Milano, 1988, p. 118.

2 Poeta russo (Varsavia 1891-Vladivostok 1938), rappresentante dell’acmeismo, appassionato di scienze naturali; il suo Viaggio in Armenia, diario di un viaggio compiuto nel 1930, fu violentemente attaccato dalla Pravda.

3 ibid. p. 178.

4 op. cit. pp. 63-64

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