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Regali a tutti i denari persiani del sole – - page 11 / 13

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Esplorando l’ambito letterario italiano, con Cristina Campo37 si ha chiara testimonianza del possibile nesso tra poesia e liturgia. Tra le riflessioni poetiche sulle ricerche da lei approfondite in campo mistico e religioso ricordo un saggio del 1966 in cui scrisse: “Liturgia – come poesia – è splendore gratuito, spreco delicato, più necessario dell’utile. Essa è regolata da armoniose forme e ritmi che, ispirati alla creazione, la superano nell’estasi. In realtà la poesia si è sempre posta come segno ideale la liturgia ed appare inevitabile che, declinando la poesia da visione a cronaca, anche la liturgia abbia a soffrirne offesa.”38

All’interno della liturgia armena, la musica serve al testo poetico, manifesta la personale fede dell’esecutore, incarna i contenuti teologici ed emotivi delle parole. La musica e la voce divengono un tutt’uno al servizio del sacro che induce ad uno stato contemplativo di mente ed anima e alla preghiera.

E vorrei concludere con le parole dell’Arcivescovo Armeno in Europa, P. Kude Nacachian, che ad una domanda sull’importanza e il ruolo della musica nella liturgia armena rispose fornendo una particolare visione poetica: “La preghiera si esprime a parole e la parola ha bisogno di uno spirito che la animi: il canto. Ogni mattina mi reco in chiesa ed è vuota; mi inginocchio ed è vuota; ma all’improvviso sento un moto di preghiera intonata che sembra attingere a queste pietre e mi trovo circondato dall’anima.”39

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37 (1923-1977), scrittrice ed intellettuale italiana. Si appassionò alla causa per far mantenere il canto in latino dell’ufficio divino almeno nei conventi;

38 “Note sopra la liturgia” in Campo C., Sotto falso nome, (a cura di Monica Farnetti), Adelphi, Milano, 1998, p. 127.

39 Conferenza presso il Centro B. Clesio sulla Chiesa Armeno Apostolica, Trento, gennaio 2003.

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