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Regali a tutti i denari persiani del sole – - page 3 / 13

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Ciò si può individuare nella musica armena che, comprendendo caratteristiche di entrambi gli orizzonti, ha un carattere immediatamente riconoscibile. Si accosta alle tradizioni del Medio Oriente per il carattere essenzialmente monodico e modale con una forte tonalità centrale; ha inoltre note ausiliari in antitesi alla tonica che contribuisce al dispiegarsi della melodia. Nello stesso tempo, la musica armena condivide le dinamiche e l’organizzazione temporale dello sviluppo melodico occidentale.6  

In questo altopiano, nel terzo millennio a.C., nacque la nazione armena da una fusione di locali gruppi etnici, che fondò sulla cultura materiale esistente (allevamento del bestiame, agricoltura, artigianato) lo sviluppo della cultura immateriale: lingua, folclore, canzoni, danza e musica strumentale. La musica nell’antica Armenia era una forma versatile, comune nella vita quotidiana, che costituiva una parte integrale dei riti secolari e religiosi, dell’agricoltura e delle operazioni militari. La musica, come le altre arti, rifletteva l’estetica del tempo e della regione e può essere indicativa, come vedremo, della mente collettiva del popolo.

Lo sviluppo della letteratura, delle arti, dell’architettura, della musica sacra e secolare fu stimolato da eventi storici: l’adozione della Cristianità nel 301 d. C.; l’invenzione dell’alfabeto nel 404 d. C.; l’istituzione delle prime scuole; la battaglia del 451 d.C., con la quale gli Armeni respinsero i persiani difendendo la loro identità e la loro fede.

Con la creazione dell’alfabeto le basi modali della musica e la gamma delle strutture musicali furono allargate. I poemi epici recitati da poeti e cantori professionali (vipasanner e gusanner), risalgono a questo periodo e sono frutto di una tradizione orale che si è salvata fino ai nostri giorni.

Tra i primi storiografi viene ricordato M. Khorenatsi, che condusse studi nelle arti e nella musica e che produsse la prima classificazione teorica delle melodie. Gli Armeni possedevano un’estetica musicale avanzata, che includeva concetti come l’aspirazione e il richiamo della musica, la relazione tra elementi sacri e secolari e la natura come sorgente dell’arte.7 Essi interpretarono a modo proprio gli antichi insegnamenti classici sul suono e l’armonia.

Nel Medio Evo nuovi generi di musica sacra e secolare si svilupparono. La teoria e la pratica musicale raggiunsero un punto tale da richiedere l’invenzione (VIII sec.) di un sistema di notazione musicale ecfonetica8, detto khaz, conosciuto come neuma armeno o sistema unico armeno. Conobbe un’ampia diffusione tra gli eruditi e, come aspetto della teoria musicale, divenne il principale soggetto nel curriculum delle università medioevali armene. Manoscritti di notazione khaz, dall’VIII al XVIII secolo sono sopravvissuti, e tra questi quelli relativi alla musica rituale e non rituale della chiesa. Questo tipo di notazione però diventò complessa e scomoda e cadde in disuso; le canzoni spirituali continuarono ad esser trasmesse oralmente fino a venire trascritte in una notazione appropriata.

Tra il IX e il XIV secolo l’Armenia andò incontro a numerose invasioni che si alternarono alla costituzione di un regno (il regno di Cilicia) in cui la cultura fiorì. Questo regno venne a sua volta devastato. Nel XIV secolo gli Armeni conobbero la diaspora; per compensare la perdita della madrepatria e molta della cultura materiale la musica divenne una roccaforte dello spirito nazionale armeno. Anche se le influenze sulla musica armena furono esercitate, nel corso del tempo, dai contatti con le culture del mondo antico e del Medio Evo, dalla contiguità con gli Ittiti e gli Assiro Aramaici e con le culture dell’antica Persia e del Regno Ellenico dei Seleucidi, gli Armeni mantennero una cultura specifica nazionale.

6 Cfr: The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 2nd edition, Stanley Sadie ed., London, 2001, p. 10; per le notizie storico-musicali, anche The Garland Encyclopedia of World Music, The Middle East, Routledge, N.Y. and London, 2002.

7 E' nel Khatchkar' (croce di pietra) però che si esprime qualcosa di particolare e di autonomo che così magistralmente spiega il professor padre Zekiyan dissertando sulle espressioni artistiche spirituali armene:"La spiritualità dell'Armenia cristiana trova probabilmente l'espressione plastica più felice nella sua architettura dalle forme cristalline, dagli spazi geometricamente definiti, dalla cupola unica: architettura restia ad ogni " retorica" tonale e stilistica, sobria, lineare, essenziale, dominata da una tensione vertiginosa di verticalità trascendentale. Il khatchkar', espressione tipica e singolare della scultura decorativa armena, corona tali caratteristiche col suo rapporto viscerale agli elementi primordiali: la pietra roccia, saldezza del cosmo, e la terra, onde germoglia l'Albero della vita. Rapporto viscerale, irruente, con l'Arch (archè); un rapporto, anzi, che vive nella passione ossessionante della ricerca dell'ordine, della cifra, dell'unità, delle radici dell'universo."; Gli Armeni un popolo dimenticato, Aram Dedeyan, http://w3.ing.uniroma1.it/~leonardo/armeni.html

8 Notazione usata per facilitare la cantillazione delle lezioni e dei testi biblici. I segni comprendono lettere, punti o figure chironomiche. I manoscritti armeni contengono una notazione ecfonetica indigena per la recitazione del Vangelo e dei Profeti dell’Antico Testamento.

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