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successo, tranne per il fatto che non si trovò più traccia ne dei drow, ne di Halarian e la ragazza. Dove siano finiti è un mistero.

Dopo la morte del Lupo Bianco, subito viene insignito, da Argot, Lloyd, Vendicatore di Kin, e fidato braccio destro di Liberio, del titolo di regnate della città. Purtroppo anche la sua guida dura molto poco, in quanto verrà ucciso di li a poco da uno spietato sicario drow. Anche questa volta, i drow sono spariti nel nulla, lasciando distruzione e morte, e lasciando Lucrezia, sola al governo. Oltretutto, di Lisandro non si trova più traccia, e si teme il peggio per il piccolo erede al trono.

LA GUERRA CON URBINO

Aureliano Spigadoro, re di Gradara, è anche erede diretto, del patriarcato di Urbino. Il Patriarca però, sobillato da alcuni agenti esterni, decide di diseredare Aureliano, e indire un torneo, per scegliere un nuovo erede. Tale torneo, viene vinto da Rokon, un barbaro mezz’orco di Kin, che vive presso il tempio di Kin di Gradara.

L’indignazione di Aureliano è subito evidente, ed intima al Patriarca di rivedere la sua decisione. Ad un suo rifiuto, Aureliano, ancora esaltato dalle vittorie riportate nella guerra ethulica, dichiara subito guerra, convinto della superiorità dell’esercito gradarese. Affida al suo miglior generale, Della Rovere, la conduzione della guerra. La guerra purtroppo procede con lentezza, e quella che doveva essere una scaramuccia, diventa una lunga guerra di posizione, fatta di imboscate e guerriglia. Urbino, è aiutata anche da alcuni ribelli gradaresi, capeggiati da Vladimir, ex capitano dei falchi d’acciaio, che a fine 2007 d.N. capeggiò una rivolta contro Aureliano, e che poi venne esiliato, insieme a Featur, altro ufficiale dei falchi d’acciaio.

Il generale Della Rovere, viene però trovato morto, a Gradara, in circostanze alquanto misteriose, e dopo alcune indagini, si evince che era in collusione con un’abominevole culto ispirato alla Triade demoniaca. La guerra passa nella mani di Aureliano, che parte per il fronte urbinate. Con lui c’è anche Lord Villaspada, il suo fidato braccio destro, ormai da un anno, Vicerè vernentiano a Pisaurum. Dopo altri mesi di alti e bassi, Urbino sembra essere piegata, e il patriarca decide di annullare il suo atto. Aureliano è di nuovo erede di Urbino.

IL CASO GONDOLIERI

La famiglia gondolieri, nobile famiglia di Vernentia, è stata mandata a Gradara, per servire da tramite diplomatico, tra il regno di Vernentia e quello di Gradara, ad inizio 2011. Il terzo mese di Chel, il capitano Malice, della milizia di Gradara, subisce un attacco all’interno dell’abitazione dei Gondolieri. Il Capitano Torrenera, della guarnigione gradarese di stanza a Colle Fiorito, messo in avviso dalle urla, interviene, e impedisce per un soffio che Malice venga ucciso. I gondolieri vengono subito arrestati.

Il mese dopo, viene indetto un processo, con Villaspada come garante di equità, e Villarossa, Vladimir Kram e Diana Chiaravalle, come giudici. Durante il processo, Malice e Torrenera accusano i Gondolieri di attentato alla vita del capitano Malice, e di collusione con i drow, dopo aver trovato lettere, scritte in drowish, in casa dei Gondolieri, lettere poi tradotte da Selindacos, e a quanto pare provanti la loro complicità coi drow. Le lettere avrebbero parlato di un misterioso piano per attaccare la città, e per riuscire a raggiungere il rift.

I gondolieri si difendono sostenendo di essere stati attaccati per primi da Malice, e di essersi semplicemente difesi.

I tre giudici, viste le prove presentate, condannano a morte il capo della famiglia Gondolieri, e arrestano gli altri membri della delegazione vernentiana, compresa la sorella.

Il Villaspada grida allo scandalo, fino a minacciare lo stesso capitano Malice di morte. Se ne va da Gradara, paventando conseguenze politiche.

Da allora, iniziano a peggiorare le relazioni con Vernentia, e non si presagisce nulla di buono. Durante il terzo mese di Kinich, i drow, oltre all’accesso al rift, hanno chiesto la vita proprio di coloro che hanno siglato la condanna a morte dei gondolieri, particolare che nessuno ha potuto ignorare, tanto più che erano insieme a Villaspada.

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