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GHAZ GHENEVA

Origini e peculiarità

Essere nani, si sa, è molto difficile. La densità rende la vita ricca di scelte difficili. Questo porta i nani a mantenere la loro usuale espressione (un cinghiale kiniano col mal di stomaco), e ad apprezzare filosofie conservatrici, che diano loro tempo di riflettere ancora un po'. C'è però un fuoco, dentro quei calli. Qualcosa della loro natura così concreta e concentrata che li porta spesso al desiderio di aggiungere un pistone un più, dar di picozza in un modo un po' diverso, vedere cosa c'è dietro l'angolo. E' per questo che fra i nani vi sono i migliori ingegneri ed artefici di sempre.

Ed è per questo, forse, che un giorno Gofrok Golborasson scese giù dalle Alpi, assieme ai giovani nani stufi della “rocciosa” vita nelle montagne, e si affacciò sul mare. Notò subito che era invivibile, quel mare, così tumultuoso, grigio, indomabile e, ovviamente, decise di costruire lì casa sua.

Così nacque, si dice, Ghaz Gheneva, la colonia nanica di mare.

Ci fu subito un problema. La nanità non prevede il nuotare. Ogni tentativo di imitare atletici e sinuosi elfi marinai di passaggio finì nel peggiore dei modi. Che spesso prevedeva una rete da pesca in acciaio e bronzo. Ma, si sa, i nani non si arrendono mai. Mai. E, soprattutto, amano circondarsi di ambienti nefandi, aspri, inospitali. Incominciarono così, i pochi audaci esploratori che seguirono il Golborasson, a procurarsi progetti di navi, soprattutto elfiche. Prima ancora che capissero di cosa si trattasse, avevano criticato e disprezzato il progetto fino all'ultimo chiodo. Troppi ponti slanciati, troppe strutture leggere. E, soprattutto, troppi fiori. Di conseguenza, decisero di applicare il solito stile nanico, all'unica struttura riproducibile in serie che sapevano galleggiare: il guscio di noce.

Nacque "La Montagna", il primo vascello di classe juggenaut. Intanto, però, la nuova comunità non si accorse che, durante la costruzione, si era a dir poco moltiplicata. Le nuove esperienze, le scoperte, attirarono i primi, nuovi nani ghenevesi alla spicciolata. Il villaggio crebbe, divenne borgo, ed ebbe bisogno di strutture per sostentarsi. E, per la prima volta, i nani compresero che quel mare non era solo frontiera, ma anche strumento di guadagno. Nacquero le prime locande, il porto raggiunse dimensioni enormi in brevissimo tempo. Arsenali si sovrapponevano, le officine non chiudevano mai, artigiani di tutti i tipi aprivano le loro botteghe intorno ai pantagruelici "docks". Questo, unito alle capacità mercantili naniche, portò un'infinità di denaro nelle casse della città. Ed anche i primi briganti. Per difendersi, i nani presero in prestito una bella invenzione di Mons Ferratus: la balestra. Fecero di quest'arma, adatta a difendersi sui giri di mura delle cittadelle, sui ponti delle navi, sulle rupi dei picchi che circondavano Gheneva, un'arte. I ghenevesi divennero ottimi tiratori, svilupparono un nuovo tipo di artinetto, adottarono legni modificati alchemicamente. Insomma, resero le balestre che utilizzavano piccoli tesori. E, per la prima volta, si sentirono a casa.

Ghaz Gheneva è divenuta nel giro di poco tempo una colonia prospera, sia per quanto riguarda il commercio, sia per quanto riguarda la ricerca e le possibilità di ampliamento.

Ghaz Gheneva: mentre la K è utilizzata per descrivere un territorio roccioso, la G si presta molto meglio all'acquosità dell'acqua.

Storia di multietnicità

Questo accadeva duecento anni fa. Ora la regione di Ghaz Gheneva ha visto decuplicare la sua popolazione, soprattutto in prossimità dei due maggiori centri urbani, la stessa Ghaz Gheneva e La Spezia.

Circa un centinaio di anni fa, Mons Ferratus inglobò in maniera pacifica la regione nei propri territori, lasciando una certa autonomia amministrativa. Il governo di Ghaz Gheneva è formato da un concilio delle sette maggiori famiglie: cinque clan nanici e due famiglie umane.

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