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il Gondoliere colpevole e lo misero a morte. Lord Villaspada se ne andò disgustato dalla città, promettendo vendetta, e raggiunse Aureliano impegnato nella campagna di Urbino.

Da allora, i rapporti tra i due regni si congelarono, e al termine del III mese di Kin, i timori dei gradaresi presero corpo. Aureliano tornò da Urbino da vincitore, insieme a Villaspada. Quella sera cambiò tutto per i gradaresi. Aureliano fu rinvenuto morto nelle sue camere, Lord Villaspada lesse una lettera, firmata da Aureliano stesso, in cui Vernentia avrebbe ereditato di fatto tutto il regno di Gradara, e tutti i possedimenti di Aureliano. Subito si scatenò il caos, che costrinsero Villaspada ad andarsene.

Voci non confermate poi, affermano che la notte, Villaspada tornasse in città alla testa di un manipolo di drow.

Dopo l’insoburdinazione di Gradara, Vernentia decise di perorare la sua causa sino in fondo, e il mese dopo inviò Villaspada nuovamente in città, a fare un offerta di matrimonio alla regina Lucrezia. Al di là delle più rosee aspettative, la regina accettò, e Villaspada divenne suo promesso, nonché Vicerè di Vernentia a Gradara. Durante il III mese di Atachel, arrivò a Gradara Bertinio Perticari del Cigno, uno dei dogi, per prendere il posto di Villaspada al comando momentaneo della città, in quanto il polso di Villaspada sarebbe servito a Pisaurum, dove i nobili locali stavano cercando di ritirare su la testa. Fu una pessima scelta di tempo però, poiché lo stesso giorno, a Gradara fece la comparsa il Lupo Bianco, che prese il comando della città, massacrando il valoroso Doge, che a detta di alcuni testimoni, prima di morire avrebbe detto: “Ecco come muore un vero Vernentiano”, offrendo il capo al Lupo Bianco. Il Lupo Bianco morì il giorno dopo, per mano degli stessi drow che avevano già attaccato la città mesi prima. Pur ancora legalmente in mano loro, i Vernentiani non rivendicarono diritti su Gradara, lasciandola di fatto al suo fato, nelle mani della Regina Lucrezia. Questa azione continua a far nascere numerosi dubbi. Perché venrentia, che tanto aveva fatto per ottenere Gradara, la lasciava poi a se stessa?

Gradara fu persa, e di Villaspada si perse ogni traccia. Poco dopo la morte di Bertinio, un altro corpo illustre fu trovato senza vita, quello di Gianlunca Martioni, l’altro doge vernentiano rimasto insieme ad Augusto. Questo avvenne il 6° giorno del II mese di Kin, del 2012. Come se non bastasse, gli Asa sembrano aver ripreso al loro opera sobillatrice, anche se ancora attacchi diretti non sono arrivati.

Dopo tutti questi avvenimenti, in città si respira un aria pesante, di attesa, come se qualcosa dovesse avvenire da un momento all’altro. I commerci sono sempre attivi, così come le attività ad essi connesse. Gli arsenali lavorano incessantemente per costruire sempre nuove navi, e l’esercito viene rimpolpato costantemente, ed è lo stesso Augusto a nominare i nuovi ufficiale e benedire le nuove reclute. La sua compagna, un tempo vista come una stranezza e come un capriccio, ora è una costante, e accompagna Augusto ovunque, persino nelle sedute ufficiali del Consiglio, tanto che, ormai i più maligni mormorano che le decisioni che muovono Vernentia non siano più prese in Consiglio, ma nel letto del Doge Augusto.

Le notti della città, un tempo scure e ricettacolo di ogni depravazione sembrano essere divenute ancora più cupe. Alcuni uomini, quasi tutti piccoli mercanti o proprietari di attività mercantili, sono stati trovati uccisi, per poi essere sostituiti il giorno dopo, per editto del Concilio, da emeriti sconosciuti.

Al porto, sempre più navi partono con il favore delle tenebre, per chissà quali lidi, e alcuni dei frequentatori più assidui delle banchine, giurano di aver visto persone dal colore della pelle più nero della notte. Dopo due mesi, con il sorgere di un vicino ingombrante come la Confederazione ethulica, il 2012 sembra già essere un anno che porterà molte novità, ma molte sono ancora avvolte da ombre impenetrabili.

La città

La città di Vernenzia si estende stupenda e incredibile, per la maggior parte sul mare, sparsa tra una miriade di piccole isolette o propaggini di terra totalmente ricoperte di edifici, piazze e monumenti; solo una piccola parte, la più povera e popolare, si estende sul continente ed è cinta da una lunga

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