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L’Esercito

L’esercito di Vernentia è composto prevalentemente da mercenari originari da praticamente tutte le terre conosciute; sono proprio queste truppe ben pagate, estremamente ben addestrate ed equipaggiate, ma generalmente non molto fedeli e motivate, a formare l’ossatura di base di ogni esercito della città; a costoro si affiancano i soldati reclutati tra i cittadini di Vernentia: pochi ma eccellenti, la vera e propria truppa d’elite schierata dal Regno. Questi soldati sono infatti sottoposti ad un addestramento molto intenso, sono armati pesantemente e sono pronti a fungere sia da soldati di marina sia da truppe di terra; inoltre sono conosciuti per la fedeltà quasi incondizionata alla città di Vernentia, in virtù del loro spirito di appartenenza alla città.

Le truppe mercenarie vengono reclutate nella maggior parte dei casi nelle colonie: questo fa si che nelle schiere vernentiane si potranno incontrare sia nomadi delle Terre Gialle, sia soldati dell’impero Asa, sia uomini delle terre del Reich o addirittura provenienti da luoghi ancora più a Nord o infine si potrebbe avvistare in mezzo a queste truppe così eterogenee anche qualche nomade a cavallo proveniente dalla lontana colonia del Chersoneso.

I soldati mercenari sono, ogni qual volta sia possibile, raggruppati in compagnie composte da uomini provenienti dalle stesse terre d’origine e con armamenti simili e, per ridurre al minimo le possibilità di rivolta, raramente viene permesso che in uno stesso esercito genti di una stessa nazionalità abbiano una presenza preponderante. Ultimamente, ci sono stati parecchi nuovi arruolati, anche se nessuno sa dire con esattezza da che parte del mondo vengano. Si sono comunque dimostrati ottimi incursori, e molto disciplinati, capaci di eseguire ogni ordine. Questo gruppo di incursori si sta ingrossando di giorno in giorno, tanto da aver meritato un nome proprio, “I Fulmini Notturni”, per la rapidità con cui colpiscono, e per la capacità di agire praticamente inosservati. Il loro comandante è Ettore De Andrade, fratello minore di Augusto, che guidò personalmente il nucleo dei Fulmini, durante alcune azioni della campagna del fratello, come la presa di Smirne.

L’Arte della Guerra

La recente guerra ha spinto l’Ammiragliato vernenziano a impostare una nuova strategia: sotto le pressioni dell’ammiraglio Giulio Agrippa è stato deciso di adottare una tattica di guerra da corsa, guerra che ancora non è stata pienamente sospesa. Nonostante la tregua infatti alcune navi vernenziane, dopo aver issato bandiere di altri regni o semplicemente con nessuna bandiera in vista, assaltano le navi isolate, sia da guerra che civili, provenienti da Neapolis o dall’impero Asa, che con le sue manovre sulle colonie ribelli ha infiammato i rapporti con i Dogi e il Consiglio di Vernenzia.

Le navi adibite a questa guerra da corsa vengono di solito mandate in piccoli gruppi composti da tre a cinque galee: l’ammiraglia è detta la Capitana, la seconda e generalmente più pesante, è chiamata la Grifona, le altre tre mantengono invece il loro semplice nome durante tutta la navigazione.

A questa strategia di guerra-pirateria si è affiancata, durante il recente conflitto, la tattica di far sbarcare all’improvviso sulla costa piccoli reparti di cavalleria o fanteria leggera che vengono lasciati sulla terra ferma a saccheggiare il territorio nemico per un paio di giorni, prima che le navi tornino a imbarcarli nel punto convenuto al momento dello sbarco.

Nonostante il caos provocato dalla recente guerra, che ha modificato molti usi militari ormai considerati delle vere e proprie certezze, l’esercito posto a difesa della città di Vernenzia rimane, come prescritto d’altro canto dalle stesse leggi cittadine, composto esclusivamente da soldati di origine vernenziana. Le perdite subite durante la guerra non sono state però ancora a completamente rimpiazzate e l’esercito è perciò ora più che mai in mano alle compagnie mercenarie.

Senagallica

Un tempo regno di re Quatemok, alla fine della guerra ethulica, la città e il porto di Senagallica, passarono nelle mani di Vernentia, mentre l’entroterra passò nelle mani di Gradara.

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