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partecipare attivamente ogni cittadino, e in cui si mettono in pubblico i problemi da presentare all’Osservatore, che poi avrà il compito di vagliare l’importanza della cosa e riferirla in caso all’Imperatore.  In queste occasioni, i membri più esuberanti, non aspettano altro che potersi mettere in mostra, e mentre nelle regioni orientali, questo evento è vissuto in modo più pragmatico, nelle regioni occidentali, l’evento assume connotati molto più profondi e caratteristici. Tutte le attività cessano, e viene istituito una sorta di premio per chi saprà destreggiarsi maggiormente nell’arena oratoria.

I Deloi, al contrario degli appartenenti alle altre due caste, non possono avere più di una moglie.

Oltre le classi sopra citate, vi sono tutti coloro che non sono cittadini, ovvero i Pariah, e gli schiavi.

I Pariah sono al di là della societa civile, sia per motivi diplomatici, come emissari ufficiali stranieri, sia per motivi di demerito, come debitori insolventi, ladri. Costoro non hanno diritti di sorta, anche se ovviamente non devono subire l’onere di pagare le tasse, o servire nell’esercito imperiale. Comunque, l’Impero, ha stabilito una sorta di servizio di assistenza per i più derelitti tra costoro. Ormai in tutte le più grandi città, vi sono mense gratuite cittadine, o case di cura in grado di curarli.

Gli emissari ufficiali, godono d’altro canto di ogni genere di comodità, mentre attendono di portare avanti la loro opera diplomatica, e sono trattati con ogni riguardo. Lo stesso Imperatore garantisce per lo loro incolumità, e quindi arrecare danno a loro è come arrecare danno all’Imperatore, e coprirsi di alto tradimento.

Gli Schiavi d’altro canto sono visti alla stregua di altre proprietà e solitamente lo diventano o prigionieri di guerra, o coloro che si macchiano dei più atroci crimini. Una parola a parte va spesa per gli Eunuchi, schiavi addetti alla cura della Casta Reale, solitamente ben istruiti e ben trattati, che godono di condizioni di vita di gran lunga migliori di molti cittadini liberi.

Religione

Se l’Imperatore è insignito da Ahura Mazda stesso del diritto di governare, non può che essere il culto di Ahura Mazda il principale  più influente dell’Impero. L’imperatore stesso ne è gra Sacerdote, e nomina personalmente i Patriarchi. Ogni Satrapia ha un Patriarca, che gestisce la vita religiosa nello stesso modo in cui si gestirebbe uno stato, nominando Vescovi, Sacerdoti, monaci, etc…Il Tempio principale del Culto itzamniano è a Carsidia, in Illiria, ma come è facile figurarsi, l’Imperatore mal sopporta questa subordinazione, e di fatto, nell’Impero è lui a dettare il corso della fede di Ahura Mazda.

Ahura Mazda, in tempi immemori ha stretto un antico patto con gli Asa. In funzione di questo patto, finchè la fede in Itzamna sarà pura e incontaminata, l’Impero prospererà. Ovviamente questa convinzione è lungi dall’avere qualche supporto storico e oggettivo, ma alcuni fatti sembrano comprovarla. Durante il regno di Ariobarzane III della dinastia Drachide, nel 435 d.N., l’Impero subì una delle scosse più violente alla sua integrità. Tutta la parte occidentale, sotto l’egida della città di Damasco, si era ribellata, e aveva dichiarato la sua indipendenza, con tanto di nuovo Imperatore. Fu allora che sorse, nel caos di allora, un brillante e capace generale, figlio del Satrapo di Babilonia. Allora la capitale imperiale era Persepoli. Il generale si chiamava Premysl Ranu, antenato dell’attuale Imperatore Jadav Ranu. Dopo aver riportato la vittoria sul falso Imperatore, Premysl scoprì che Ariobarzane già da diversi anni aveva abbracciato in segreto l’oscuro culto di Atachel, e tradito quindi il patto stipulato con Ahura Mazda. Dopo questa scoperta, Premysl fece giustiziare in pubblica piazza Ariobarzane, dopo una lunga e atroce agonia, durata per ben dieci ore. Al termine del supplizio, Premysl si fece portare dal migliore medico di Babilonia, che nel frattempo era divenuta la nuova capitale, e chiese che gli venisse asportata la gamba destra, il braccio destro, l’occhio destro e l’orecchio destro.

Al termine della dolorosissima operazione, ritornò in piazza da sè, e giurò al cielo, che in nome della metà di se sacrificata, l’Impero non avrebbe mai più dovuto conoscere divisioni, e mai l’Imperatore avrebbe dovuto discostarsi dalla fede in Ahura Mazda. Dopo quasi milleseicento anni,

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