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“Il sole era sorto ormai da qualche ora, quando l’acqua iniziò ad incresparsi e la terra tremò. Un’enorme quantità di acqua si infranse sulla spiaggia, inghiottendo un centinaio di metri, e subito dopo si scorsero all’orizzonte una moltitudine di grosse navi, tutte in perfettamente in riga. Fu da quel momento che iniziai a temere per la mia salute, dei miei figli e della mia città.”

Dal diario di Gavriil Trifalandiros, pescatore di Athalasséos

Una volta sbarcate, le truppe iniziarono la loro opera di distruzione, a cominciare dal porto e dal quartiere commerciale, a cui venne appiccato un grande incendio; la popolazione, oltretutto indaffarata nello spegnere le fiamme, non sarebbe riuscita a fronteggiare gli Asa. La fine sembrava vicina, ma fu a quel punto che, come un dono venuto dal cielo, un’enorme flotta recante bandiere differenti da quelle degli assaltatori sbarcò sull’isola, affondò le navi Asa e in poco tempo sconfisse le truppe presenti sulla terraferma. Vernentia era arrivata in soccorso degli isolani, evitando così una catastrofe. I Lirri potevano quindi considerarsi liberi, ma solo per il momento. Il governo vernentiano infatti premette per sostituirsi ai governi autonomi delle città-stato, con l’inserimento di governatori che sarebbero stati ufficialmente provvisori e necessari ad aiutare la popolazione a difendersi dalla minaccia di un’ulteriore attacco Asa: questo in realtà non fu altro che un modo per cercare di accaparrarsi nuove colonie, per di più poste in una posizione strategica per il continuo del conflitto marittimo. In parte questo nuovo sistema di potere attecchì, facendo leva per di più sulle masse, che vedevano in Vernentia la salvatrice nel passato e la garanzia di una tranquillità futura; in altre città la presenza dello straniero venne percepita come una seria minaccia alla libertà e all’autonomia caratteristiche della comunità dei Lirri, per cui si crearono varie frange di ribelli. L’occasione venne sfruttata subito dagli Asa, che videro una possibilità di rifarsi sugli avversari vernentiani: i ribelli vennero quindi appoggiati dall’Impero Asa nelle loro azioni di rivolta al nuovo potere che stava costituendosi, furono riforniti di armi, denaro, vettovaglie e qualunque cosa di cui essi abbisognassero, così che in pochi mesi le ingerenze vernentiane vennero eliminate dall’isola.

La situazione sembrava così tornata alla normalità, ma ben presto accese discussioni tennero banco in tutte le città dei Lirri, alle quali si contrapponevano fondamentalmente due schieramenti, ovvero i sostenitori di Vernentia e coloro che prediligevano piuttosto un aiuto dall’Impero Asa. Dalle parole ben presto si passò ai fatti, così che nacquero la Confederazione dell’Ovest, capeggiata dalla famiglia dei Michalitidis, che racchiudeva tutte le città-stato che sostenevano il potere vernentiano, e la Confederazione dell’Est, capeggiata dalla famiglia dei Kimonòi, che racchiudeva invece le città-stato favorevoli ad una collaborazione con gli Asa. Questi due gruppi non si fecero mai guerra nel vero senso della parola, ma cercarono di ostacolarsi vicendevolmente nelle operazioni commerciali, con l’intento di far prevalere uno schieramento sull’altro, in favore della supremazia di un’ideologia piuttosto che di un’altra. Passò vario tempo perché i Lirri si accorgessero della negatività delle loro azioni, di come tutte le città-stato si stavano indebolendo e impoverendo velocemente, e di come l’affidamento verso delle potenze straniere non faceva altro che indebolire la tradizionale autonomia e libertà d’azione di ogni singola città stato. Fu appunto attraverso il riconoscimento dei propri sbagli che la comunità Lirri ritrovò il suo spirito comune, spirito non di una nazione, ma di un popolo accomunato dagli stessi valori e dagli stessi ideali che lo avevano reso forte ed unito, seppur nella loro frammentarietà. Il 24° giorno del 1° mese di Atachel dell’anno 2011 D.N. venne quindi stillato il Patto d’Onore, su cui le trenta famiglie rappresentative di ogni città giurarono la fine di ogni ostilità interna. Un estratto recita così:

“Ci siamo avventati l’uno contro l’altro, ma fratelli siamo. Abbiamo riposto fiducia nel cuore straniero, ma è il nostro cuore che ora reclama a gran voce un grido: un grido impetuoso, di antico vigore, o Lirri! Solo uniti avremo la pace e la libertà, non abbisogniamo di altro, poichè lo stesso sangue scorre in noi; grandi cose possiamo, figli del mare!”

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