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“Più di dieci anni sono passati, e ancora questa città mi attira a sé. Sono i ricordi vissuti qui che mi continuano a portare qui? Possono davvero questi vacui prodotti mentali condizionare così fortemente una vita, fino a spingerla ad agire al di fuori da ogni logica e ragionevolezza? Finora mi sono sempre vantato di essere una persona razionale, fredda e calcolatrice, che mai e poi mai avrebbe messo a repentaglio la propria posizione, per colpa di banali sentimentalismi. Ho sempre trovato disdicevole quei poveri diavoli, che sacrificano ogni cosa per soddisfare i propri impulsi, le proprie patetiche velleità. Bestie immonde da schiacciare e denigrare alla stregua di immondi abomini. Solo la ragione e la Fede possono dettare le azioni di un uomo, possono spingerlo ai sacrifici più grandi…allora perché mi ritrovo qui, tra queste mura, a sorseggiare una birra che non ha nemmeno un gran sapore? Perché, tra tutti i luoghi e le città del mondo in cui potrei essere, è a Gradara che continuo a tornare? In questi dieci anni molti governi si sono succeduti, molte persone sono morte per difendere le sue mura, molte altre per cercare di varcarle,  eppure la città continua ad attirare persone da ogni dove, con i più svariati propositi, e io con essi.

La cameriera mi porta un fumante arrosto con patate. Il profumo non è granchè, ma almeno è cibo, e per qualche strano scherzo della mia mente, tutto appare più buono, più reale qui. La porta si apre ed entra un uomo ben vestito, che sfoggia un sorriso accattivante agli astanti. E’ il nuovo riscuotitore delle tasse, appartenente alla famiglia Colonna. Pallida imitazione di un ricco mercante vernentiano, l’uomo si avvicina baldanzoso al bancone, accennando sicumera e intelligenza, pur non possedendo nessuna delle due. Il Concilio delle Quattro Famiglie vuole riguadagnare il tempo perso sotto la Regina Lucrezia, e ora esige il pagamento con puntualità. Il Regno è da rimettere a posto, e sembra quasi che le cose stiano funzionando. Seduto ad uno dei tavoli vi è un miliziano, intento sicuramente a bersi la paga settimanale. Lo storpio Sigismondo, non potendo supervisionare i Falchi d’Acciaio di persona, ha affidato tale compito al figlio appena divenuto uomo, ammesso che lo sia diventato. I Montefosco, la famiglia che lo stesso Aureliano elevò al ruolo nobiliare, avrebbe avuto il suo bel da fare, nel rimettere a posto il disastrato esercito gradarese. Mai come nell’ultimo anno, il Regno di Gradara era apparso debole e insicuro, come uno storpio senza stampelle che cammina sul ghiaccio. Un uomo, vestito da viaggiatore, mi si avvicina e mi chiede se sono interessato alle ultime novità del borgo. Mi fa intendere che gli amici della Chimera sono ben ripagati, e che un piccolo contributo settimanale non può che giovare a tutti. Poveri patetici Gradaresi…non impareranno mai a non giudicare le persone dall’aspetto. Fisso per un attimo i miei occhi in quelli dell’individuo, che di lì a poco se ne va biascicando qualcosa, e sbavando copiosamente dalla bocca. Provo un forte senso di repulsione e odio verso tali persone. Appena uscito dalla porta, lascio i soldi sul tavolo, con una bella mancia per la cameriera, e l’arrosto ancora per metà nel piatto. Uscito dalla taverna, il gelo notturno mi assale e l’oscurità mi avvolge. Finalmente mi sento d nuovo nel mio ambiente naturale. Il rumore di chiacchiericcio si fa sempre più fievole, man mano che incedo nella notte, man mano che inseguo il misterioso uomo che aveva osato minacciarmi. Svolta in un vicolo, arrivando a ridosso delle mura settentrionali. Il picchetto di Porta Ventosa è vicino, ma l’uomo non vi arriverà mai, poiché questa notte, la Madre Oscura lo accoglierà tra le sue braccia, liberandolo dal fardello della sua stupida e inutile vita. I miei passi si fanno più lunghi e veloci; un coltello appare nelle mie mani, su cui riluce uno strano lucore verdastro. Uno scintillio veloce nella notte pone fine all’agonia dell’uomo, che si accascia beato al suolo, libero finalmente dal peso di una vita inutile e mal vissuta. Non ho molto tempo, tra poco i miei uomini mi aspettano al di fuori di Porta Ombrosa. Mi incammino tra le strette e oscure strade, soffermandomi ogni tanto a ripensare a tutti gli avvenimenti che ci si sono succeduti. Ogni pietra avrebbe molte storie da raccontare, e a saperle ascoltare si potrebbe scrivere  l’opera più completa di tutto Anairon sulla natura umana. Arrivo davanti quella che un tempo era la Corte Reale. Conosco bene quel luogo. Al posto del vessillo di Aureliano ora sventolano i vessilli delle Quattro Famiglie del Concilio. Le spighe dei Mirandola, la nave dei Colonna, il Leone dei Montefosco e il Circolo rituale degli Iseldi. Un sorriso si accenna sul mio viso. Il compito del Concilio sarà tutt altro che facile, ma se si comporteranno bene potranno

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