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per ogni azione terrena. La volontà di rifarsi sul mondo creato e governato dai cinque dèi è una costante, un obbiettivo che ogni buon fedele dovrebbe sempre avere a mente; l’orgoglio è una caratteristica del culto demonista, non esiste umiltà di spirito per chi venera i Tre, c’è desiderio di vendetta, una vendetta che non porti solo all’equiparazione del maltolto, ma piuttosto a dare una definitiva lezione al Dio Drago e ad i suoi figli. Il cultista della Triade ha in sé la consapevolezza di rappresentare i Demoni Padroni fra i mortali, per questo egli si sente un intelletto superiore alle masse che popolano il mondo: in lui dev’essere connaturata la volontà di prevaricare sull’altro, vengono quindi perpetuate spesso dai cultisti manifestazioni di supremazia e potenza. Un altro elemento caratterizzante è l’odio verso il debole ed il diverso; entrambi vanno schiacciati e posti in sacrificio con ostentazione del massacro del corpo, una delle maggiori umiliazioni per la vittima secondo il culto demoniaco. Il corpo infatti viene considerato il tempio dell’anima, la sede della vita e dell’esperienza, che si articola in dolore e piacere. Peccato sopra ogni altro è la distruzione definitiva di un corpo vivo di un altro fedele, che può sempre imparare dal dolore e dal piacere, non importa quanto vecchio o malandato. L’esperienza forgia il corpo e l’anima, pertanto nessuna esperienza, deve essere rifuggita, per quanto dolorosa o piacevole. Un’anima vive nel corpo fino alla sua morte, quando è persa, pertanto va corrotta nel corpo e attraverso di esso fin dalla più tenera età, per tutta la vita, fino alla morte. Nessun uomo è privo di desideri, pertanto ogni uomo è corruttibile, attraverso la soddisfazione o la privazione di tali desideri. Ogni desiderio del corpo è ordine per l’anima, e viceversa, pertanto ogni desiderio va soddisfatto a pieno, senza rimorso né remora. Ogni desiderio è un’arma, che può essere usata contro chi si desidera. Altri aspetti del culto sono la ribellione, in funzione di una volontà di destabilizzare l’ordine costituito in ogni sua forma, un ostacolo per la venuta dei Tre, contrapposta alla completa sudditanza e adeguamento al volere dei superiori all’interno della scala gerarchica. Il fedele deve credere e dare importanza a tutti e tre le sacrileghe figure, ma può avere un unico Demone Padrone di riferimento, poichè i tre amano essere serviti e contemplati singolarmente, oltre che come unità. Fra i fedeli gli intenti sono gli stessi, c’è un’ottima e costante collaborazione, ma il vanto e il sentimento di appartenenza al proprio Demone Padrone prevalgono su tutto ciò.

Il culto sviscerato nelle tre massime figure demoniache, può essere così suddiviso.

Abisso, calcolatore dal grande ingegno. Per lui la conoscenza è un’arma da usare a proprio vantaggio, pertanto va perseguita per imporre il proprio essere su quello altrui; l’abissale però allo stesso tempo ha in sè connaturata una insaziabile sete di sapere, che sfocia nella presunzione di poter conoscere ogni cosa, diventando ignoranza del sapere assoluto. Di qui nasce la follia dell’abissale, avido di conoscienza, tanto da sentirsi un sapiente a tutto tondo, e al tempo stesso consapevole della sua ignoranza, stimolo al nutrirsi di altro sapere; il risultato è inevitabilmente la pazzia, sregolatezza ma allo stesso tempo magnificenza delle menti degli abissali. Essi sono maniaci della novità, caratterizzati da una curiosità portata all’eccesso, in un desiderio di sapere assoluto atto a colmare l’ignoranza.

Estasi, portatrice delle passioni all’atto ultimo, in un continuo circolo di piacere  e dolore. Ciò che fa male è dilettevole per l’estatico, ma allo stesso tempo il piacere provato dal maggior afflusso di sensazioni al corpo provoca dolore; gli estatici fanno uso di droghe e alcol, consapevoli che conseguentemente al piacere contingente si susseguirà un dolore lancinante, ed è l’intensità della passione, così diversa ma così forte che eccita l’estasiaco; altre pratiche conseguite sono il sesso violento, pratica ricorrente nei rituali di autoesaltazione del proprio ego e di festeggiamenti della vittoria, nei quali avviene la fornicazione della sacerdotessa con più uomini contemporaneamente, così che essa possa entrare in contatto con Estasi, nel raggiungimento dell’Ayasaah, connubio perfetto di piacere e dolore. In seguito, la sacerdotessa premierà i suoi fedeli frustandoli, mentre altre adepte seminude procederanno ad infiggere tagli sul corpo degli uomini, in una contemporanea e vicendevole esaltazione. L’alternanza di piacere e dolore portano nel tempo alla corruzione delle carni nonchè dell’anima: queste ferite fisiche e psicologiche vengono portate dagli estatici con grande vanto, poichè esse manifestano l’avvenuto processo di corruzione, che solo alla fine porterà alla morte corporale.

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