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“Lupi grici, neri, rozzi, io kiamare foi rakkolta! Io me medesimo, kartuma lupo grande, kiama foi raccolta! Questo è lo ciorno di vittoria, il kui nostra cente si prendono ciò che è suo. Noi è popolo antico, più di tutti. Ma non vekkio, solo antiko, che è meglio. Noialtri ci fabbriamo su onore, famiglia, muscoli e mandibole. Parola di orko è verità, non kome quella di putridi omini orsa. Quando io dico sì, è sì. (applausi). Abbiamo fiaggiato tanto, perch noi lupi piace fiaggiare (applausi). Anche ze non piace altra cente, loro inferiori e ancke un poko sfikati (risate, applausi). Loro, gli omini, decizo che noi brutti, quindi cerka di zterminarci e rinkiuderci. Ma lupo fatto per ezzere libero, o no, dannazione? (urla scroscianti). Quindi, lupi, ora noi prende zpade e machete, e va a dire a omini dentro mura di zmettere. E quando dico va, dico corre, e quando dico dico, dico zpakka!!” (carica orcheska).

Discorso di Kartuma la Bestia, prima dell’assedio a Forte Granito, fortezza Marjak, caduta. Shakibi Effendi, memorie.

“Kartuma è intelligente, omino, sebbene si esprima male. L’intelletto orchesco è diverso dal vostro; si basa sull’istinto: semplicemente, l’etica orchessa fa in modo che alcuni concetti siano indiscutibili. Un orco pensa se ce n’è bisogno, se si trova al di fuori di questi margini. Questo significa che pensa poco, è la comunità, a farlo per lui medesim. Ma se lo fa, riesce bene ed in fretta. Per questo, noi siamo superiori a voi, omino.”

Estratto di un’intervista a Manguno, sciamano orchesco al servizio di Kartuma.

“Il machete non è solo un’arma, è parte della famiglia. Viene utilizzato indistintamente per: uccidere, tagliare alberi, farsi strada fra la foresta, macellare la carne, mangiare, lavorare la pelle, aiutarsi nei discorsi. Credo che uno dei motivi per cui il cibo orchesco sia così impassibilmente saporito risieda proprio nel fatto che i machete, che ovviamentesi utilizzano anche per cucinare, passino in un’infinità di luoghi: quando mangio la loro carne di cinghiale, quindi, mangio anche pezzi di pino, sterpaglie, cuoio, e forse anche un po’ di Conestabile della città appena superata. Me ne vergono, ma il risultato è ottimo.

L’orco riceve il suo machete dal capo, raggiunta la maggiore età. Ma i giovani orchi non sono disarmati: usano le asce. Mi è oscuro il motivo di questa scelta, e non sono sicuro di volermi addentrare di più in questo ambito. Temo solo una cosa: che pensino che i nani siano cuccioli di umano…”

Shakibi Effendi.

“Si strinse l’elmo a forma di teschio al volto. Aggiusto le fibbie che congiungevano l’armatura di ferro nero. Infoderò il machete, e prese in mano la pesante mazza da guerra. Mamatarg era da molto mio compagno.

Arrivato fra mille peripezie in Ethulia, aveva lavorato come mercenario prima, e come guardia del corpo per mercanti e briganti di alto livello, poi. Ma la sua vita non era tutta lì. Non era uguale a quegli sbandati orchi, che ogni tanto vediamo passare per le strade delle città più affollate, in cerca di rhum e glorie di un passato di guerre. Aveva un obiettivo, e a Sena Gallica veniva per coronarlo. Mamatarg era un Eradicatore di Anime, un di coloro che si occupano dell’eliminazione di minacce al culto del Mietitore. Lui, e i suoi simili, viaggiavano per tutto il continente, alla ricerca di necromanti, demonisti, bestie immonde. Terminava con perizia il suo lavoro, senza pietà. Per me, Capo Inquisitore della Città di Sena Gallica, era un compagno perfetto, seppure spesso troppo brutale. Insisteva nello sterminare le famiglie dei colpevoli, per porre fine al sangue marcio. Ma per quanti innocenti uccideva, salvava altrettante vittime, dalle girinfie di quei mostri. Un dolce peso, per il Lupo.”

Alberto Ridolfi

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f)Scritti sui Gobelin

“ok, ok... Cioè, io non ho mai visto simili stolti. O meglio, simili stolti armati. Sono usciti fuori

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