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psicologico giusto.

Ad un certo punto, lo Stregone somministra una droga allucinogena al candidato e lo guida, tramite ipnosi, attraverso un viaggio onirico alla ricerca del suo spirito guida.

Trovato lo spirito guida, lo sciamano lo ribattezza col nome dell'animale, e trae gli auspici per il suo oroscopo.

Infine, la terza prova è, semplicemente, un combattimento uno contro uno contro il Capoguerra o un

campione da lui scelto.

Religione

Se uno straniero chiedesse ad uno degli Artigli Neri "Quale Dio segui?", probabilmente l'unica risposta che riceverebbe sarebbe un silenzio confuso, seguito da: "Dio? Cosa intendi?". Allo stesso modo avrebbero fatica a comprendere il concetto di "magia" di un mago o un chierico civilizzato.

E' solo molto di recente, col loro arrivo a Gradara, che gli Artigli Neri hanno iniziato a sentir parlare di "Deì". E non ci hanno dato neanche troppo peso. Le loro credenze sono piuttosto rivolte ad una specie di panteismo spiritistico.

Per gli artigli Neri, ogni cosa, fisica o astratta che sia, ha uno (spesso più) spiriti protettori. Questo porta ad una spiritualità che permea ochi aspetto della vita: il cacciatore che effettua un breve rito di scuse verso lo spirito che protegge l'animale che sta per uccidere, l'erborista che chiede il permesso alla foresta prima di qualunque cosa, i guerrieri che invocano l'aiuto dei loro totem prima di marciare in guerra, e che rendono loro grazie in caso di vittoria. In un certo senso, è una religiosità molto più spicciola e di basso livello rispetto alle religioni civilizzate.

Gli spiriti più importanti per gli Artigli Neri sono però i quattro "Re dei Cieli", gli spiriti che reggono la volta celeste e che, in un passato leggendario, fecero della loro tribù il popolo prescelto dei Testimoni.

Lupo del Vento: il Lupo del Vento è il patrono della tribù. E' associato all'elemento dell'Aria ed alla direzione del Nord. E' uno spirito agile e feroce, che veglia su tutto ciò che è libero e rifugge la civiltà, ed in quanto tale è il più grande nemico di Azi Dahaka. Rappresenta la forza di carattere e la determinazione, ed è il protettore della caccia e delle tradizioni orali.

Aquila delle Nubi: l'Aquila delle Nubi rappresenta le arti e la conoscenza. Protegge l'erboristeria, l'artigianato e la scrittura, ed è anche a capo delle corti di spiriti. E' anche la protettrice della vita della foresta, ed è associata all'elemento dell'Acqua ed alla direzione del Sud.

Orso del Tuono: l'Orso del Tuono rapresenta la forza e l'onore. E' il signore delle armi e del coraggio, associato all'elemento del Fuoco ed alla direzione dell'Est. E' il signore della guerra ed il distruttore del male, e veglia sui duelli e sugli artigiani che creano armi.

Volpe delle Foschie: la Volpe delle Foschie, associata con l'elemento della Terra e alla direzione dell'Ovest, è lo spirito che veglia sui segreti dell'uomo e della natura, così come sui sogni. E' anche colei che, tramite lo Scoiattolo, raccoglie le anime dei bambini morti prima della maggiore età perchè non si perdano lungo la strada verso l'aldilà.

Nessun Artiglio Nero prenderà mai, e poi mai, la vita di un suo consanguineo. Non ne ha il diritto.

Nessuno si può alzare e giudicare in maniera definitiva un suo pari, poichè egli è Testimone fra i Testimoni. Non esistono necessità fisiche che determinino un omicidio, come in natura possono essere fame o territorio, e quindi, la vita non deve essere sprecata.

Questo non vale assolutamente per gli Urak-ia: essi possono essere uccisi, torturati, derisi, ovunque e senza timore, poichè essi sono estranei alla Natura. Un vero Artiglio Nero, però, non abuserà mai di questo: c'è di meglio da fare, ci sono cose più importanti da portare a termine.

Esiste solo un'eccezione a queste regole. Si tratta del passaggio di potere da un Capoguerra al figlio. essi si affronteranno in un duello mortale, e il vincitore sarà il nuovo capo. In realtà, non si tratta altro che di un suicidio rituale: solo quando il padre sarà sicuro delle capacità del figlio, potrà sentirsi libero di essere condotto dal Lupo, fiero di aver forgiato un nuovo futuro per la Tribù. Alcuni sostengono che in questo suicidio vi sia la traccia di una ben più antica usanza, persa fra i racconti e le pergamene dei saggi della tribù.

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