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la propria forza. Tuttavia, nonostante le continue pressioni dell’ambiente clericale e di quello più prettamente militare, non venne a mancare la comparsa di gruppi di dissidenti. Questa è una storia molto antica, e ciò che è stato tramandato, come una leggenda, non può essere preso per verità assoluta. Fatto sta che tali gruppi di dissidenti vennero abbattuti o zittiti in maniera sbrigativa ed il più delle volte violenta. In questa fase della preparazione alla guerra, però, successe un fatto che chiunque avrebbe ritenuto, se non impossibile, almeno altamente improbabile: nel momento della giornata in cui il sole puntava nella maniera più diretta sulla piazza alta del Tempio di Kinich, si stava svolgendo il Rito del Ferro; tradizionalmente, questo rito rappresentava la promessa del Barbaro di mettere la sua stessa vita a disposizione del suo popolo, impegnandosi in una promessa solenne rappresentata dal gesto altamente simbolico di posare una moneta di ferro in un’anfora di pietra al centro della piazza, anfora in cui arde il fuoco Sacro, con la prospettiva di riprenderla, ancora rovente, durante il giorno della Vittoria, lasciando che essa marchi perennemente il palmo della mano destra del guerriero, che con tale simbolo avrebbe potuto, per tutta la sua esistenza, mostrare al suo stesso popolo il suo valore. Qualcosa andò storto. Una fazione degli Haggard mise in atto quella che è passata alla storia come La Congiura dei Conigli: circa 150 uomini, in circolo con gli altri barbari che partecipavano al Rito, bardati delle loro armature e di pesanti pelli, si rifiutarono pubblicamente di posare nel fuoco la loro moneta, offendendo così la loro stessa tradizione, il loro sacerdote ed, insieme, tutto il loro popolo. Con il loro gesto di rifiuto, essi bloccarono lo svolgimento del Rito in uno dei suoi passaggi essenziali, al punto che il sacerdote si rifiutò di portarlo a termine, prevedendo ogni sorta di male per chi avesse già posato la moneta. Il Vassallo degli Haggard, allora, tremendamente offeso ed amareggiato, decise che la pena per i disertori non potesse essere semplicemente la morte (come di solito avveniva per quasi ogni tipo di reato), ma che si dovesse trovare una pena più dura. Il Vassallo aveva quasi preso una decisione definitiva quando il Barbaro Bernard, autoproclamatosi capo dei dissidenti, intimò al Vassallo di non punire i disertori, altrimenti avrebbe scatenato il suo gruppo contro il suo stesso popolo. Oltraggiato da tali affermazioni, il Vassallo non resistette ulteriormente, e si scagliò, insieme al suo stesso esercito, in un combattimento violento e disperato contro i disertori, i quali, riconosciuta in parte la loro inferiorità, si diedero alla fuga. Alcuni, naturalmente, persero la vita, ed i loro corpi vennero trattati nella maniera più truce che un popolo di Kinichani Barbari possa immaginare; fra i morti vi era anche Bernard, il cui corpo venne fatto trascinare, ancora cosciente, per tutto il territorio Haggard legato ad un bue particolarmente agitato… I sopravvissuti, non più di ottanta uomini, sfiniti e senza un capo carismatico, iniziarono una lenta e perigliosa attraversata delle montagne, allontanandosi per sempre, con l’onta del tradimento, dal loro popolo d’origine. Discesero le montagne, continuarono a camminare, per anni, vivendo da nomadi. Non avevano perso però il loro animo di guerrieri e la loro fede in Kinich, ma sembravano aver paura di comportarsi come avevano imparato nelle loro terre d’origine, temendo le ripercussione del Dio. Dopo un numero imprecisato di anni, quando oramai la popolazione degli Haggard nomadi si era ridotta si e no a cinquanta elementi, i sopravvissuti giunsero ad Est, in una terra sconosciuta, spianata lungo le coste di un mare calmo e pacato, costellato di piccole isole e di numerosi villaggi marittimi, che sembrò rappresentare la tanto ricercata terra in cui stanziarli, naturalmente dopo averla conquistata con la forza.

Fusione con il popolo degli Arikos

Gli Haggard in fuga, oramai adattati alla vita nomade, si aspettavano un’accoglienza violenta, o quanto meno negativa, da qualunque popolo avessero incontrato. Il caso però li mise in una situazione che nessuno di loro era pronto ad affrontare. I Bardi che conoscono questa storia sostengono sia stato Kinich a dare agli Haggard nomadi una seconda possibilità. Già pronti all’attacco, stanchi della loro stessa vita, i barbari si avvicinarono minacciosi verso un piccolo villaggio, in pieno giorno, mentre i pescatori stavano calando le loro reti e le donne lavavano le lenzuola contando in una lingua sconosciuta; sciami di bambini giocavano con finti archi e spade di legno. Dalla taverna usciva odore di cibo prelibato, qualcosa che i Barbari non avevano mai

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