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assaggiato. I Barbari, capitanati da un giovane robusto chiamato Gergar il Bruno, non resistettero alla vista di quel piccolo paradiso. Non si sa quale immagine in particolare riuscì a muovere l’animo rigido degli Orsi, forse le reti piene di pesce, forse le case basse tutte bianche, o forse le numerose donne che giravano per il villaggio. Fatto sta che gli Haggard nomadi, affascinati dal villaggio di Anesis, decisero di deporre le armi, liberarsi delle scomode armature, e chiedere una pacifica ospitalità al popolo del villaggio, gli Arikos. Per gli Haggard la scelta di non attaccare la popolazione degli Arikos fu, indubbiamente, il primo passo verso la loro nuova vita. Il tempo poi fece il suo corso. Passarono gli anni e le generazioni, le razze e le culture dei due popoli si compenetrarono e si fusero, dando vita ad un popolo completamente nuovo, da allora conosciuto col nome di Agarkos. Ne risultò una strana accozzaglia di barbari pescatori devoti a Kinich, dediti alla cura del mare quanto alla guerra, capaci di costruire gloriosi templi di Kinich per propiziarsi la pesca e di santificare il pesce per invocare l’aiuto del Dio in battaglia.

Fuga dal villaggio di Anesis

Gli Agarkos, nati dalla fusione dei due popoli, vissero una vita pacifica e pressoché serena per più di due secoli, convinti che il loro nuovo stile di vita avrebbe retto per tutta la storia del mondo. C’è chi dice che anche in questo caso vi sia la mano del Dio Kinich, che volle mettere alla prova il popolo che aveva scelto di aiutare secoli prima. Fatto sta che il villaggio di Anesis, e con esso tutta la sua piccola popolazione, cadde in disgrazia. Dapprima i pescatori avvistarono in mare delle grandi navi che si dirigevano verso Est, poi le poche guardie riferirono di aver sentito la terra tremare peri passi lontani di un esercito. Il Sacerdote ed il Capitano non ebbero dubbi: il villaggio stava per essere attaccato, ed era necessario prendere decisioni in tempi stretti. Avvenne, naturalmente, che il popolo degli Agarkos si trovò diviso tra chi sosteneva la difesa armata e chi, immaginando un esercito troppo numeroso da combattere, sosteneva la necessità di fuggire. Quando si presentò il nemico, non era stato ancora raggiunto un accordo. Storici non perfettamente credibili sostengono che i conquistatori provenissero dall’antica città di Vernenzia, ma su questo dato non si hanno notizie certe. Se si esclude il fatto che, attualmente, là dove vi era il piccolo villaggio di Anesis, sorge una florida colonia vernenziana, chiamata Lèpinta e governata dagli Ugolini. Quando gli abitanti di Anesis scorsero le picche dei conquistatori capirono immediatamente che avrebbero dovuto fuggire prima, e che oramai era davvero tardi. Nessuno raccolse alcunché, se non i figli poco più, e tutti si precipitarono sulle imbarcazioni che usavano per pescare. Disperati e in preda alla confusione, corsero verso il mare, incuranti del loro gesto quasi suicida. I pochi sopravvissuti al massacro, affollati su barche troppo piccole, si resero conto ben presto della loro situazione: niente cibo, né acqua, né tantomeno un posto dove andare. Se i conquistatori li avevano graziati lasciandoli andar via per mare, sarebbe stato il mare stesso a portarseli via definitivamente. Da buoni pescatori, conoscevano benissimo il mare circostante il villaggio. Conoscevano una per una tutte le numerose isolette. E tutti i loro abitanti, ovviamente rivali nella pesca. Nessuno li avrebbe aiutati, ne erano certi. Si dice che passarono in mare almeno un mese, lasciandosi trasportare dalle correnti, nutrendosi di pesce crudo e della loro stessa urina, impotenti contro il destino, mentre uno ad uno venivano gettati in mare, morti di stenti.

La scoperta dell’Isola di Tetzelona

Fu il sole a mostrare loro la possibilità di salvezza. Gli occhi arrossati dalla salsedine di uno degli Agarkos furono colpiti da una sagoma scura all’orizzonte, proprio nella direzione in cui li stava trasportando la corrente. Un lembo di terra, forse un’isola. Forse acqua, forse cibo. Raccolsero le loro poche forze, e spinsero la barca fino alla costa pietrosa di quella nuova terra. Caddero sulle pietre, lasciarono che le barche si rompessero, e corsero verso la fitta vegetazione, cercando qualcosa per nutrirsi. Trovarono ciò che cercavano; e, in verità, trovarono molto di più. Scoprirono ben presto di essere approdati in un luogo fuori dal comune. Vi cresceva una fitta, florida e variegata vegetazione, colma di frutti succosi e di erbe mediche, e che vi era una fauna particolare, che nessuno di loro aveva mai visto, pacifica e dall’aspetto mansueto. E non solo, l’isola era

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