X hits on this document

620 views

0 shares

0 downloads

0 comments

284 / 299

abbastanza grande da contenere un numero ben maggiore di persone rispetto ai fuggitivi (cosa che garantiva loro cibo a sufficienza) ed in più era abitabilissima. Ormeggiarono le barche utilizzabili, raccolsero il legno di quelle rotte, e decisero di fermarsi lì, a sopravvivere quanto possibile. Da lì a pochi mesi avevano iniziato ad adattarsi al luogo. Avevano iniziato a costruirsi attrezzi rudimentali, e con essi avevano creato capanne, armi da caccia e da pesca, avevano iniziato a disboscare delle piccole zone, a crearsi un villaggio. In meno di un anno la popolazione degli Agarkos si stabilizzò, quasi completamente autosufficiente, ed iniziarono a presentarsi le prime gravidanze, segno che, seppur in pochi, gli Agarkos erano sopravvissuti al mare. Ma quello non fu un anno facile. Adattarsi alla nuova vita non poteva che essere faticoso, ma si presentò loro un problema più serio. Guardandosi gli astri, dall’isola o dalle barche con cui andavano a pescare, presto gli Agarkos notarono delle incongruenze spaziali. Sembrava che, in un certo senso, il cielo girasse lentamente su se stesso, in una maniera mai vista. Dapprima provarono spavento e, per richiedere aiuto al Dio Kinich (oramai da tempo rinominato Elios, per influenza del popolo degli Arikos) costruirono un primo rudimentale Tempio. Avevano il sacerdote ed avevano le preghiere, ma la situazione rimaneva uguale. Più cresceva la loro organizzazione, e con essa la costruzione di un primo villaggio, più saliva nella gente una sensazione angosciante, una paura senza nome. Non capivano cosa stesse accadendo, ne erano solo spaventati. Il Sacerdote, dopo diverso tempo, dichiarò che il popolo degli Agarkos aveva raggiunto il suo Inferno. L’intera popolazione fu colta da un angosciante delirio di massa, e collassò, priva di forze, incapace di negare la propria sorte. Fu questo il momento in cui, nella cultura degli Agarkos, iniziò a prendere sempre più importanza la figura del Druido di Mare. In quell’occasione, nel caos si fece sentire la voce di un giovane ragazzo, ancora imberbe, che disse che aveva parlato con i pesci. E che non erano all’inferno, erano su di un’isola galleggiante. Un’isola che si muove. Increduli, gli Agarkos vollero verificare. Capire dove fossero approdati, e come potesse un’isola galleggiare. Furono lunghi mesi di intensa ricerca, di completa collaborazione della popolazione. Di nuovo gli Agarkos mostrarono l’energia del proprio Sangue Barbaro. Gli studi furono diretti dal giovane Druido Neliocres, divenuto da allora il capostipite di una delle famiglie più in vista degli Agarkos. Le scoperte che gli studiosi fecero, con l’aiuto della popolazione e della fauna marina, furono sensazionali: L’isola non era una vera e propria isola. Era un qualcosa di molto antico, costruito all’interno di un grande animale morto. Una sorta di tartaruga, per la precisione, proveniente da chissà quale era antica, un vero e proprio mostro marino, un enorme e pesante mostro marino. Doveva essere morte da molto, poiché il suo guscio, rovesciatosi, si era riempito di terra, resa poi fertile dai residui organici del mostro stesso. E poi, per chissà quale motivo, doveva essersi adagiato in mare, sfruttando la struttura del carapace della tartaruga, atta per natura alla vita acquatica. Vagava in mare sicuramente da molto tempo, poiché piante provenienti sicuramente da diverse zone del mondo avevano posato lì i loro semi e si erano adattate all’ambiente; stessa cosa per gli animali, anch’essi particolari e, con tutta probabilità, unici. Fu un periodo, quello dopo queste scoperte, di grande festa e di gioia per il popolo degli Agarkos. Ancora oggi si festeggia, in piena Estate, il Mese di Tetzelona, nome con cui battezzarono l’isola dopo le scoperte. La fortuna o, forse, Kinich stesso aveva posato la mano sugli Agarkos.

La ricostruzione

Le scoperte sull’isola di Tetzelona portarono naturalmente gli Agarkos a ricostituire completamente la loro organizzazione interna. I secoli successivi parlano chiaro. Avevano molto da fare, un ingente bisogno di persone ed organizzazione, ed un destino da costruirsi. Iniziarono un lavoro imponente, che durò molti e lunghi anni. È realmente difficile spiegare come andarono i fatti. La storia si fa confusa e si mescola alle leggende. Forse il modo migliore per risalire a quelli che sono stati i fatti è proprio affidarsi alle leggende, o meglio, a quelli che sono i riti legati alle leggende. Il popolo degli Agarkos, una volta all’anno, festeggia “il Giorno del Lupo”; nella cultura Agarkos il Lupo rappresenta il Pirata, e i Pirati sono, in un certo qual modo, il nemico naturale, l’antitesi degli Agarkos. La Storia narra che una piccola imbarcazione da ricognizione degli Agarkos, non troppi anni dopo la scoperta dell’isola di Tetzelona, stesse controllando il mare circostante l’isola e che,

Document info
Document views620
Page views620
Page last viewedSat Dec 03 00:58:26 UTC 2016
Pages299
Paragraphs4144
Words177797

Comments