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per una corrente sconosciuta, si fosse allontanata troppo; ai tempi gli Agarkos erano un piccolo e mal organizzato popolo e perdersi in mare avrebbe significato, quasi sicuramente, la morte. Sulla piccola imbarcazione vi erano sei uomini, trai quali un giovane guerriero conosciuto come Edgar Thalis. Mentre l’imbarcazione, ancora in preda alle correnti, stava allontanandosi sempre più, gli uomini intravidero all’orizzonte sulla loro stessa direzione una grande nave, con alte vele scure. Erano molti anni che gli Agarkos non venivano a contatto con altre popolazioni e il piccolo gruppo decise di chiedere aiuto alla nave: urlando e sbracciandosi nella direzione degli sconosciuti, uno ad uno capirono che non avrebbero trovato di fronte a sé un popolo pacifico; non furono le grandi vele nere, e nemmeno i teschi sopra disegnati. Furono gli uomini gettati in mare da chi guidava la nave ad allarmare gli Agarkos. Ancora si stavano chiedendo cosa volesse significare, per quale motivo quegli uomini stessero gettando in mare altri uomini, legati con delle corde a due a due, quando videro una seconda nave, più grande, lontana, che si allontanava. Thalis allora capì, e prese il comando degli uomini, decidendo, per lui e per tutti, che avrebbero raggiunto la nave e avrebbero salvato quegli uomini in pericolo. Si narra di una violenta e feroce battaglia, in cui i “Lupi” uno ad uno si gettavano in mare e gli Agarkos, gli Orsi, facevano a pezzi quelli rimasti. Ovviamente, la leggenda dice che nessuno degli Agarkos venne neanche ferito, ma si sa, le leggende servono a dare colore ai fatti. Il Giorno del Lupo fu il momento in cui, per la popolazione di barbari di mare, si palesò la possibilità di un futuro florido: l’imbarcazione che avevano difeso e salvato era parte di un’importante flotta commerciale, che solcava il mare colma di merci di altissimo valore. Il capitano della nave, chiedendosi chi fossero gli angeli che lo avevano salvato, decise innanzitutto di ringraziarli donando loro sia la barca dei pirati (notevolmente migliore di qualunque imbarcazione degli Agarkos) che una parte del carico mercantile, in particolare tessuti e armi; e non solo: richiesero insistentemente, con naturali difficoltà di comunicazione, che i sei barbari tornassero al loro popolo con una richiesta ufficiale, da parte del suo stesso regno: quella di difendere le imbarcazioni commerciali dai pirati. Passarono gli anni. La nave e il bottino ricevuto dal fortuito attacco ai pirati furono così l’innesco, l’accensione della miccia che avrebbe portato, secoli dopo, gli Agarkos ad esplodere in tutto il loro splendore. Con mezzi sempre migliori, incrementando i contatti con i capitani delle navi mercantili, stabilite delle “tariffe” (all’inizio solo beni, più le navi dei pirati, poi col tempo sonante denaro), gli Agarkos si fecero un nome, in buona parte dell’Est marittimo, come ottimi e instancabili cacciatori di Pirati. Al punto che a quest’oggi, se un Orso vedesse un Lupo, anche solo sulla terra ferma, si sentirebbe in dovere morale di ucciderlo, rapidamente e senza il minimo rispetto cavalleresco, o cose simili. I pirati hanno un solo unico destino possibile: l’estinzione. Per molti anni gli Agarkos si dedicarono a questo lavoro, perfezionando le loro tecniche, le loro navi e le loro flotte. Erano pochi, avevano bisogno di molte cose, ma erano determinati, e pronti a tutto. Al punto che, per incrementare le nascite, al fine ovviamente di allargare le possibilità della popolazione, non mancarono di prodigarsi in alcuni “ratti delle sabine” violenti e sanguinolenti. Ne avevano bisogno. E niente li avrebbe fermati. Così, la popolazione crebbe, la sua stessa organizzazione crebbe, le stesse potenzialità economiche crebbero. Si iniziò a costruire un villaggio migliore, più grande e più resistente, con materiali comprati dalle stesse navi mercantili con cui lavoravano. Ebbero abiti migliori, armi migliori, libri, testi linguistici, grimori magici. All’inizio tutto ciò era ovviamente ben poco diffuso, ma in una popolazione in vorticosa crescita economica e demografica, anche 70 anni possono fare la differenza. E di anni ne passarono più di settanta. Fino a quando, circa 250 anni fa, la popolazione degli Agarkos, gli Orsi di Mare, prese una decisione ferrea: avrebbe iniziato a splendere.

Lo splendore degli Agarkos

La popolazione contava oramai oltre 10.000 individui. Le gravidanze erano continue. I giovani in forze, la navi ben costruite e armate. Il popolo abituato alla vita su Tetzelona. Al posto del villaggio si ergeva una piccola città, con quasi tutto ciò che serve, compresi il Tempio di Elios, le piccole coltivazioni, la caserma e i cantieri di costruzione. Tutta la costa dell’isola era un enorme porto. Il

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