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meditando il mistero della morte, e della nascita dalla morte... poi, quando anche l’ultimo raggio di sole muore lasciando il salone centrale al buio, il Sacerdote  apre gli occhi e comincia – pur da solo – ad officiare. ”Il Sole muore, mio Oscuro Signore. E con esso quest’oggi finisce la stagione a Te sacra, Dio mio. Noi Ti ringraziamo perché ancora una volta in questo sanguigno crepuscolo i tuoi artigli hanno dilaniato il petto del Tuo odioso fratello. Il creato si inchina mentre stendi le Tue tenebre sul mondo e trema di fronte alla Tua feroce potenza. Sia Gloria a Te mentre il rosso cremisi del sangue di Kinich che si spande nel cielo, Sia onore a Te mentre da quel sangue Tu sorgi di nuovo in tutto il Tuo nero splendore e in tutta la Tua oscura Gloria, Tenebroso Signore. A Te sacrifichiamo, per questo inverno che finisce. Sia lode a Te Celeste Cacciatore nel giorno finale della Tua stagione.” Il Gran Sacerdote  impugna l’artiglio e si dirige verso il recinto esterno al Tempio ove sono tenute gli animali per i sacrifici. Il Sacerdote guarda con occhio attento le bestie così diverse da quelle native delle sue terre natali, e dopo un momento di raccoglimento sceglie per un toro dal manto nero come la notte, che lo guarda con occhio battagliero e con le froge dilatate. Il Sacerdote si avvicina al recinto e poggia una mano sulla fronte del fiero animale che sembra immediatamente calmarsi al tocco del Leone Nero. Aperto il cancello, il Sacerdote  lo conduce all’interno del Tempio. L’artiglio scatta rapido e letale. Il Sacerdote sente il costato della bestia aprirsi sotto le tre lame dell’arma sacra al Dio, è faticoso il lavorio di scavo all’interno del torace della nera bestia, ma dopo lunghi minuti di sanguinoso lavoro le forti dita arrivano ad afferrare il cuore del toro nero. Il sacrificio muggisce di dolore, le pastoie al quale il toro è stato legato gli impediscono di muoversi, ma scuotendo la testa le sue corna arrivano a ferire il Sacerdote che non si scompone per le ferite, ma che accoglie ognuna di esse con una smorfia di dolore controllato e con una breve preghiera al Dio. Con un movimento a scatto, il sacerdote stringe il cuore del toro e lo estrae ancora pulsante, mentre l’animale cade a terra con un tonfo ed un ultimo rantolo.

“Il sangue di queste mie ferite, il sangue di questa forte e nera bestia che io sacrifico a Te, Oscuro Signore, e questo cuore ancora pulsante siano a Tua maggior Gloria e sazino i tuoi appetiti per questa notte Celeste Cacciatore.” Il Gran Sacerdote  morde il muscolo cardiaco del toro, imbrattandosi di sangue, mastica la dura fibra e ne ingoia un boccone, reprimendo un conato di vomito. Poi con le mani ed il viso ancora lordi di sangue si dirige in una nicchia ove sono custodite delle piccole urne, ne apre una e vi ripone il resto del cuore dell’animale.

Juda Freddafiamma

“Strappa i pensieri mio nero signore dalle mani che stringono in pugno il sangue e il cuore. dilania... distruggi la forza mio silente signore che costringe l’anima nella gabbia di fuoco e rancore. mastica... invadi il cuore vuoto, Tu, mio indomabile signore dona a me il Tuo Istinto

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