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I Druidi sono quelli tra di noi che si legano più strettamente alle forze della Natura (Equinozio e Solstizio sono i loro sentieri); essi, tramite rituali e feticci di vario genere, sono in grado di evocare gli Spiriti del mondo magico e piegarli ai loro servigi. La maggior parte di questi praticanti di magia è solita ritrovarsi in luoghi in cui le forze della natura agiscono e si esprimono in maniera molto evidente, poiché in questi luoghi il contatto è più forte.

Gli Elementalisti sono, come spiega il termine, maghi il cui potere si concretizza nella padronanza di uno o più Elementi, che compongono tanto il mondo materiale, quanto quello magico.

Aria, Terra, Acqua e Fuoco sono le sfere che essi conoscono e che utilizzano meglio di chiunque altro. D’altra parte essi non possono venire a conoscenza dei segreti cosmici di Luce e Tenebra, per quanti sforzi essi facciano. Qualunque cosa se ne dica, è indubbiamente un principio di equilibrio implicito della Magia, quello di limitare il potere di qualunque praticante arcano.

Gli Alchimisti sono tanto abili nelle arti occulte quanto nell’artigianato. Essi infatti si impegnano ad introdurre la magia negli oggetti, o nelle persone. Alcune malelingue tacciano gli Alchimisti di eresia o di pratiche empie, ma non sanno di cosa parlano, evidentemente. Gli Alchimisti sono, forse, i praticanti arcani che più di tutti gli altri si muovono per aiutare tutti noi ad apprendere e approfittare della bontà della Magia.

Altra menzione meritano i Cantori Arcani. Ammetto con franchezza di covare del disappunto nel vedere questi “confratelli” dedicarsi più alle frivolezze della mondanità che agli studi e all’impegno. Li si può trovare un po’ dappertutto, alle corti di re e regine ad intrattenere gli ospiti, oppure in taverne, a gozzovigliare con qualcuno. Il loro talento è molto limitato, per quanto ho potuto apprendere. Ciò che ad apprendisti maghi riesce veloce, a loro ruba molto più tempo. Solo chi ha dedicato la propria vita con dedizione all’arte arcana può comprendere quanto ciò sia amaramente frustrante…

Tratto da “Essere un Mago” di Essyham Du’Bay el Ashkyr el Shanish, saggio della corte del Pascià  Omar

-Ferma! Arrenditi!- gridò Immanuele, rivolto ad Anja. La Maga era salita su, per il campanile della Chiesa, uscita sul cornicione spiovente, scrutando ansiosamente il vuoto sotto di lei.

Immanuele l’aveva rincorsa, supplicando Itzamna ad ogni scalino, che gli concedesse la forza necessaria a compiere il proprio dovere. Non importava quali sentimenti provasse per quella creatura, lei era un’eretica.

Ora erano sul cornicione, tutti e due. Pioveva forte. Gocce grandi come ciliege cadevano dal cielo, picchiando sull’armatura del vendicatore e sulle vesti della Maga allo stesso modo.

-E’ finita- rantolò Immanuele, sotto il peso dell’armatura- ora dovrai venire con me.

-Lasciami stare! Cosa ti ho fatto?- gli urlò lei, di rimando.

-Ti prego, Anja, se ti opponi renderai le cose soltanto più difficili…più dolorose…- la sua voce era più una supplica che una constatazione, ma la Maga sembrava irremovibile.

-Da quando è diventata una colpa essere ciò che sono? Credi di sapere tutto? Non sai niente. Ed io sono stanca di fuggire.

In qualche modo Immanuele percepì che sarebbe successo qualcosa di atroce. Si mosse verso Anja, ma non abbastanza velocemente. Lei staccò la mano dal muro e si sporse nel vuoto, restò sospesa per un attimo solo, che parve durare un secolo. Immanuele la vide sorridere, poco prima di svanire, nella nebbia sottostante.

Poi il tonfo sordo. Anja era morta.

E con lei, tutti i segreti che si teneva dentro…

Anonimo

Alessandro Buniato

“Fin dagli albori, le varie sfere di magie sono state collegate a simboli semplici, che potessero essere ben riconosciuti. Questo aveva diversi scopi: durante l’era degli antichi, secondo le mie

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