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nel Regno della Corona Gradarese.

Parallelamente, fondò la Regia Accademia Militare del Regno di Gradara, al fine di rimpinguare le fila di ufficiali decimati da guerra e purghe.

Unico evento bellico degno di nota durante l’inverno fu l’azione condotta da Lord Villaspada conosciuta come i Fuochi del Primo mese di Kin o più goliardicamente come “la Beffa di Pisaurum”.

Conducendo alcuni incursori scelti di Vernenzia entrarò nel porto di Pisaurum con alcune rudimentali imbarcazioni, ove erano attraccate la maggior parte della flotta mercantile e di appoggio dell’Alleanza Neapolitana. Uccise le sentinelle di guardia all’entrata della darsena, permettendo l’accesso all’interno del porto di svariate chiatte incendiarie che distrussero gran parte del naviglio.

L’incendio, abilmente preparato e preventivato dagli esperti guastatori, venne appiccato anche a molti magazzini pieni di rifornimenti ed ai cantieri navali.

Sebbene la flotta militare subì pochissime perdite (un galeone perso e 3 affondati), l’intera marina dell’Alleanza risentì duramente questo colpo nei mesi a venire, poiché un terzo dei rifornimenti per la flotta ed esercito di stanza nel Mare stretto erano irrimediabilmente perduti. Dal punto di vista tattico-operativo, l’azione fece emergere la totale mancanza di coordinamento nel sistema di vigilanza costiero Alleato, e le numerose smagliature presenti, rendendo possibili le audaci azioni degli intraprendenti marinai Vernenziani.

Famose furono le parole del disincantato Membro del Senato florentino Piero Sclerozi, commentando l’avvenimento:

“l’intervento di 30 Vernenziani armati con materiali di costo irrisorio, hanno fatto vacillare gli equilibri militari nel mare stretto a favore delle potenze della Coalizione”

L’impresa di Pisaurum però ebbe una grande risonanza, in un periodo della guerra in cui gli aspetti psicologici stavano avendo un’incredibile importanza. A tale episodio venne data particolare enfasi da parte di Nicadoro da Chioggias, Ammiraglio supremo delle flotte della Coalizione che abilmente orchestrò i risvolti propagandistici dell’azione e che lasciò in mare davanti alla costa nemica, decine di bottiglie ornate di nastri drappeggiati dei colori delle forze combattute recanti un satirico messaggio così concepito:

«In onta alla cautissima Flotta del Sole occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Sena Gallica, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai del Nord, che si ridono d’ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l’inosabile.»

Per Gradara, che si stava riorganizzando dopo il disastro di Sena Gallica, l’eco del successo fu notevole e l’entusiasmo avrebbe raggiunto il culmine dopo che Roberto Linguadoro, Bardo di Mons Ferratus, scrisse canzoni popolari di grande impeto nazionalistico che vennero conosciute da tutti.

Il Gran Capitano Agarkos Dordalisson, Ammiraglio della flotta Neapolitana, orgoglioso più che lungimirante, irato all’azione di sorpresa dei Vernenziani, spingeva l’intera flotta neapolitana verso il nord del Mare stretto, imbottigliando la Flotta Riunita nella Laguna di Vernentia.

L’azione, per quanto impulsiva, risultò del tutto inattesa, e la flotta di Vernentia si ritrovò stretta all’angolo, costretta a combattere per la sopravvivenza stessa della Metropoli, mentre le pesanti fregate Agarkos arrancavano a fatica nelle insidiose acque della Laguna.

Poiché la flotta Vernenziana era messa in posizione di difesa lasciando senza copertura marittima la costa del Mare stretto, l’esercito di Terra neapolitano, guidato dal Generale Montefosco, partendo da Sena Gallica con una flottiglia di navi da sbarco, precedettero i nemici arrivando a Pisaurum, dando il via ad una serie di tremende battaglie che devastarono l’interno. Quelli furono in assoluto i mesi peggiori della guerra, almeno per quanto riguarda i territori del centro-est: svariate bande di nemici si combattevano palmo a palmo, arrossando di sangue ogni stadio di terreno. La natura del territorio dell’entroterra rendeva estremamente difficile manovrare la grande armata Neapolitana (la quale difficilmente riusciva a sopprimere le frange di guerriglia che decimavano i suoi guerrieri, ma risultava incontrastata sulla costa ove poteva spiegare tutta la sua superiorità numerica e tattica).

Dopo aver tentato inutilmente di conquistare l’interno verso Fosso Ombroso, il Generale Montefosco decise di puntare alla conquista della costa, al fine di isolare tutti gli appoggi

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