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provenienti dal mare.

Il danno più grande che il regno di Gradara subì fu senza dubbio l’incendio della cittadina portuale di Cattolica. L’avanguardia dell’esercito di Neapolitani che diede a fuoco il piccolo centro Gradarese era guidata da Giovanni De Curtis, il quale conosceva a menadito il territorio.  Nonostante il grande successo riportato a Cattolica, volle continuare senza l’appoggio del resto dell’armata la marcia contro Gradara. Ma la sua colonna di uomini (tutti provenienti dal feudo di Castel Fidardo, precedentemente dato alle fiamme dagli Uomini di Gradara) venne intercettata da un reparto di Mediolanumensi scelto: il battaglione del Pane, famoso per essere sui campi di battaglia sempre con largo anticipo e di saper tenere anche in situazioni di soverchiante inferiorità, il quale riuscì a mettere in fuga l’avanguardia di Neapolis e fortificare le posizioni.

Nonostante la strenua resistenza delle Alleanze Settentrionali e le ingentissime perdite di uomini e materiali, Neapolis continuava una marcia lenta ma inesorabile; si crede che se la Flotta del contrammiraglio Ipparco, proveniente dalla colonia di Naxos, non avesse preso alle spalle Neapolis devastando Tarantia, questi sarebbero riusciti a sfondare le linee.

Invece, la mossa a sorpresa dei vernenziani costrinse i Neapolitani a ritirarsi verso sud abbandonando le posizioni difficilmente conquistate.

La presa di Tarantia fu infatti veloce ed assolutamente devastante.

Alla guardia del porto e della città c’erano solamente una decina di galee in malarnese, mandate a riparare dopo gli scontri sul mare stretto e che non avevano più ripreso servizio, i marinai, vecchi riservisti e guardiamarina ancora troppo giovani per una battaglia seria.

L’ammiraglio Ipparco utilizzò dei vessilli Agarkos per entrare indisturbato nel porto ed una volta qui, sbarcò a terra più di 9000 marinai, i quali distrussero i cantieri navali e saccheggiarono brutalmente la città. Prima di andarsene affondarono diverse caracche catturate agli imbocchi del porto, rendendo l’accesso ad esso difficile e pericoloso, costringendo molte delle forze neapolitane ad un lento e periglioso dragaggio del fondale.

L’unico fallimento Vernentiano fu la mancata presa della Città Vecchia, difesa dagli agguerriti cittadini, che falciarono le compagnie di Coloniali che tentarono la conquista dell’isola negli impervi e tortuosi vicoletti. Per rappresaglia, l’isola della Città Vecchia, venne presa di mira dalle artiglierie navali che provocarono un grosso incendio.

L’assedio marittimo di vernenzia continua, i Lagunari che conoscono a menadito le infide acque piene di secche, fondali pericolosi e scogli invisibili, sfidano di giorno in giorno la flotta della Sacra Alleanza, sempre più provata.

La grande superiorità dei maestosi vascelli Asa è sprecata in tali acque, ed il loro stesso modo di combattere risulta inadeguato agli sfuggevoli Marinai Vernenziani, i quali combattono una guerra tutt’altro che convenzionale: sfuggono ai combattimenti, colpiscono le lenti navi di rifornimento costringendo a distaccare dal grosso della flotta navi già impegnati al blocco del porto, rubando i materiali di ricambio fondamentali come vele, remi, resina e legname per le riparazioni.

Inoltre c’è chi parla della Navirasson.

Una piccola chiatta ove alcuni misteriosi druidi del Mare di Colonie Lontanissime si dice possano evocare un mostro marino di dimensioni apocalittiche. Sono pochissimi coloro i quali possano agire contro tale essere ed in particolare molti dei superstiziosi Agarkos alla sola vista di tali mostri (che loro chiamavano Bassakaris –letteralmente: Fauci della Punizione) si abbandonavano senza alcuna resistenza. Lo stesso Gran Capitano Dordalisson alla vista di questa immensa manta, pare si sia arreso lasciando che la bestia si inabissasse con l’ammiraglia della Flotta. Nonostante tutto, il Governo dei Dogi non ha mai ne’confermato ne’ smentito l’utilizzo di tali pratiche in guerra. Dopo il saccheggio di Tarantia e la morte dell’ammiraglio Dordalisson, la flotta della Sacra Alleanza (il cui comando fu preso da un ufficiale dell’Isola di Trinacria, tale Calogero Caltagirossi) indebolita come non mai, abbandonò l’assedio, mentre i Vernenziani approfittavano per uscire dalla Laguna e riprendere il contrattacco ai danni dei Neapolitani, godendo della caotica e disordinata fuga della Flotta.

Il Mare Stretto diventa un vero e proprio campo di Battaglia, squadre di navi che si scontrano

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