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a vapore, un Carro di ferro a spinta che serve per raggiungere le mura e minarne le fondamenta indenni ed alcuni alianti lanciati da catapulta.

In 3 mesi il generale Montefosco le provò tutte, non riuscendo però a avere ragione delle formidabili difese della cittadina.

Monfalco intanto, invece di tentare un precipitoso rientro in patria, divide l’esercito in due. Con una metà  assalta Sena Gallica, manda l’altra metà degli uomini a nord a dar manforte ai gradaresi e ai nani di Fossombroso per prendere Pisaurum.

Tutte le operazioni belliche, vengono sospese con l’arrivo dell’inverno.

Terzo anno di guerra

Ritorna la Primavera.

Patavium, nonostante gli innumerevoli tentativi da parte del Gen. Montefosco, tiene.

Questi, per tutto l’inverno, incurante di tutto, tenta innumerevoli assalti diversificati per prendere la città, tuttavia non riesce ad aver ragione delle formidabili difese di Patavium.

Dopo i tentativi falliti di assalti diretti, tenta di guadare a monte gettando un ponte di chiatte, che tuttavia viene distrutto appena in tempo da alcuni fanti e miliziani locali.

Le macchine da guerra Florenzine si rivelano un fiasco: il mortaio esplode uccidendo almeno 20 neapolitani e ferendone 5 volte tanti, gli aliantisti si spiaccicano contro le mura, mentre i più fortunati cascano nelle acque del Mastice mentre il carretto corazzato si impantana nel fango rendendosi pressoché inutilizzabile.

L’unica parvenza di successo avviene quando Montefosco invia svariate decine di incursori Tarantiani ad attraversare il fiume a nuoto, attaccare il Forte Dentice e bruciare le banchine fluviali, mentre il grosso dell’esercito attaccava il Forte Astice.

Nella battaglia che seguì le difese erano prossime alla caduta, i due forti erano allo stremo quando un addetto alle chiuse dei canali, tale Pierguiscardo Brambilla, aprì le dighe allagando la randa di fronte ai forti, disperdendo il grosso dei nemici.

Allora lo stesso Brambilla, prese alcune armi da alcuni miliziani caduti, urlando come un ossesso raggruppò alcuni soldati sparsi e ,con un coraggio inaspettato per un responsabile del porto fluviale, si lanciaò contro le forze rimanenti del nemico impegnandole seriamente e permettendo ai regolari di riorganizzarsi e ricacciarle fuori dai forti.

La sera stessa l’arcivescovo d’Itzamna di Patavium ordinava il Brambilla Cavaliere Protettore del Fiume e da anonimo servente, diventava eroe della cittadina.

In tutte le offensive il Generale Montefosco ha perso più di 6000 uomini con un numero molto più alto di feriti, ma la cittadina di Patavium, nonostante la resistenza, riesce a tenere con enorme difficoltà, poiché i suoi difensori rimangono poco più di un migliaio.

Intanto Senagallica cade all’inizio della primavera, grazie ad un ennesimo colpo di mano interno: un gruppo di ribelli, guidato da Onfredo da Falconaris, apre le porte della città e fa sciamare l’esercito gradarese e mediolanumense dentro, la città viene praticamente rasa al suolo eccetto il porto, l’esercito si dirige a Pisaurum a dar manforte all’assedio. Pisaurum resiste strenuamente anche grazie alla flotta Agarkos che la rifornisce degli ultimi viveri, armi e uomini che sono disponibili sul fronte orientale.

Dopo molte peripezie, sul Mare Stretto i rimasugli della Flotta Agarkos, una quarantina di galee in malarnese, avendo in mano informazioni su un punto di raccolta della flotta Vernenziana, tentano un ultimo colpo di coda.

Tutta la flotta si dirige presso la Baia di Garganus, una larga baia con un solo accesso.

La flotta Agarkos arriva e sorprende quindici  navi attraccate, più altre 40 in movimento.

L’ammiraglio Agarkos raccoglie la propria flotta in unico blocco, attaccando le navi attraccate.

E cade nella trappola tenuta dai vernenziani.

Avevano messo loro in giro la voce del punto di raccolta e, prevedendo la mossa dell’ammiraglio Agarkos, (l’unica effettivamente ragionevole, poiché le navi Agarkos in formazione erano difficilmente battibili), avevano riempito le navi attraccate di resina, liquidi incendiari e stoppe.

Non appena il blocco Agarkos penetrò nello schieramento navale, queste vennero incendiate,

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