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Al Concilio prese parte anche il locale fabbro nano, Tangram, personalità di spicco dell’economia gradarese, nonché uno dei pochi rappresentanti di essa.

Il Concilio non ebbe vita facile, e prima difficoltà fu trovare un punto d’accordo comune, che accontentasse tutti i presenti. La diversità di fede ovviamente influì molto sulla serenità del Concilio, e difficilmente si riusciva ad arrivare ad un punto di incontro. Le istituzioni più forti, Atachel, Anthea e Itzamna, cercavano ovviamente di ottenere maggiori benefici possibili per sé stesse, arrivando anche a prevaricare quelli che erano gli interessi del Regno.

Non vi erano comunque grossi sconvolgimenti, per cui il Conciliò potè, almeno per pochi mesi, lavorare in relativa calma. La situazione precipitò verso la fine del III mese di Kinich.

Molti abitanti della cittadina, in sogno, avevano avuto la visione della Dea Atachel che li chiamava a raccolta, dinnanzi al Tempio cittadino, per importanti rivelazioni. Molti accorsero al richiamo, tra il sospetto generale, sospetto condiviso persino dal Grande Sacerdote stesso di Atachel.

Il sospetto si trasformò in verità, quando dalle grotte sotterranee del Tempio di Atachel, uscì un terribile demone, dicendo che avrebbe dato tempo fino al tramonto, a tutti i Gradaresi, per consegnarli qualcosa che gli apparteneva. Appena scomparve, un nutrito gruppo di nani, bene armati e addestrati, arrivò ad attaccare la città, sterminando chiunque fosse trovato al di fuori delle mura cittadine. L’attacco, fu talmente fulmineo che colse tutti di sorpresa. Molti morirono, e i sopravissuti non poterono far altro che rifugiarsi dentro le mura. Come se non bastasse, i nani sembravano essere portatori di una misteriosa malattia, che ben presto infettò moltissimi gradaresi. L’unica cura per la malattia, sembrava essere costituita da una rarissima erba, che poteva trovarsi nel bosco adiacente Gradara. Il bosco però era sorvegliato dai nani, che uccidevano chiunque osasse mettere fuori il naso dalle mura. Grazie però al coraggio di alcuni gradaresi, Lantis di Itzamna, Xaris il potente arcimago e Joneleth di Atachel, che riuscirono a forzare il blocco dei nani, un po’ di quest’erba fu trovata, e per alcuni fu la salvezza. All’interno della città però, verso la quinta ora del pomeriggio, il demone fece la sua apparizione, iniziando a seminare morte e distruzione, grazie anche all’ausilio di alcuni servitori non-morti.

Dopo un furioso combattimento, i Gradaresi, con l’aiuto di Xaris, riuscirono a sconfiggere i demoni e i suoi servitori non-morti. I nani, con la sconfitta del demone, fuggirono dalla città, andandosene velocemente così come erano arrivati.

La sera dello stesso giorno, alcuni drow furono sorpesi in città, e crearono non poco scompiglio, uccidendo i malcapitati in girpo per le strade. Fortunatamente, la maggior parte dei Gradaresi, dopo la vittoria riportata sul demone, erano intenti a festeggiare, al sicuro dentro le mura, e questo impedì ai drow di mietere numerose vittime. I motivi di tale presenza sono ignoti, ma sui loro scudi fu avvistato un ragno argenteo. Il giorno però era lungi da essere concluso. Prima della mezzanotte, richiamati in Arena da un poderoso grido, i Gradaresi assistettero a quello che i più credevano impossibile: l’apparizione di un Drago. Col senno di poi, molti hanno attribuito questo ad una potente illusione, che avrebbe tratto in inganno gli occhi dei Gradaresi presenti. Il Drago, o l’illusione, proferì in una sorta di profezia, che parlava dell’avvento dei nani del pomeriggio appena passato, della malattia che avrebbe ucciso tutti i Gradaresi, e di una possibile salvezza che sarebbe arrivata l’indomani.

Al termine della profezia, il Drago congedò i Gradaresi, che passarono una notte insonne e turbata.

Il mattino dopo, il Drago era scomparso, e non vi era segno che testimoniasse la sua presenza, fatto che servì a rafforzare la teoria dell’illusione.

I nani erano spariti, ma non la malattia che avevano portato. Nonostante le erbe trovate, molti si ritrovarono ammalati la mattina dopo, e alcuni sembravano non poter arrivare all’indomani.

Ogni cura fornita serviva solo a prolungare l’agonia, ma quanto tutto sembrava perduto, all’orizzonte apparvero degli stendardi bianchi, recanti i Tre Soli di kinich, i Tre soli di Neapolis. Il contingente, comandato dal Generale Ciro Bellanapoli, si offrì di curare la misteriosa malattia, in cambio della consegna della città in mano neapolitana. I Gradaresi dovettero scegliere tra la morte dovuta alla malattia, o sottostare alla richiesta dei Neapolitani. Dopo ore di riflessioni, i Gradaresi scelsero di vivere, e acconsentirono all’occupazione armata della città. Non tutti videro di buon

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