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Countries & Works Underway

Per quanto riguarda il Local con- tent, se ci riferiamo al solo step di acquisto presso i fornitori locali, possiamo dire che ciò non rappre- senta alcuna difficoltà. Se ci rife- riamo invece allo step della pro- duzione locale, ovvero la cosid- detta “nazionalità kazaka” del prodotto, allora siamo nei guai: nel senso che, rispetto agli anni passati, poco è stato fatto. Anche in considerazione di quell’obietti- vo di guadagno immediato di cui dicevamo prima. Può essere interessante citare il recente accordo doganale Russia/ Bielorussia/Kazakhstan, che in generale è un improving per il Kazakhstan, ma se parliamo di produzione locale questo non so quanto possa essere un beneficio. In Kazakhstan ci sono molti "rivenditori" locali, molto materia- le arriva dalla Russia, ma non es- sendoci più vincoli e/o dazi doga- nali sarà ancora più conveniente (da un punto di vista di tempi e di spesa) approviggionarsi con pro- dotti che arrivano dal mondo rus- so. Probabilmente sarebbe stato più vantaggioso agevolare lo scambio di materie prime e/o semilavorati ma non di prodotti finiti, per dare input alla produzione locale. Investire nella creazione di una fabbrica rappresenta un obiettivo di medio o lungo termine che al momento non è nell’interesse degli operatori locali, mentre dob- biamo rilevare l’ingresso di alcuni grossi operatori quali Mittal Steel Arcelor e Thyssen. Per i locali è molto più semplice

importare prodotti europei o asia- tici, che i contractor già conosco- no e quindi acquistano volentieri, piuttosto che dover aspettare al- cuni anni prima di poter mettere in commercio un prodotto comun- que da testare e qualificare. Non dimentichiamo che, da questo punto di vista, la burocrazia locale è un grosso freno. L’unico segmento di mercato nel quale qualcosa si muove è quello degli indumenti da lavoro. In par- ticolare, abbiamo individuato due aziende che nei prossimi mesi cominceranno ad assemblare su licenza europea le calzature da lavoro: suole e corpo arrivano comunque già tagliati dall’estero. Si tratta quindi di un mero assem- blaggio, che in ogni caso concorre alla creazione di local content. In sintesi, per quella che è l’at- tuale situazione, seppur sia condi- visibile l’obiettivo, senza dubbio l’orizzonte temporale imposto è troppo breve e troppo stringente alla luce delle reali potenzialità dell’industria locale. Sebbene il compito delle aziende straniere operanti sul paese debba essere quello di spingere verso prodotti locali, comunque è il mercato a dover andare in questa direzione. La domanda, insomma, esiste e sicuramente non può che aumen- tare; bisogna però che anche l’of- ferta locale cresca in termini qua- litativi e quantitativi.

Il KIOGE ti ha aiutato ad indivi- duare e ad approfondire fornito-

ri interessanti?

Sicuramente si. Abbiamo avuto dei contatti che dobbiamo continuare a coltivare e che potranno esserci utili per aumentare la nostra indi- pendenza dai mercati europei.

Una bella veduta di Almaty, sede del Kioge, e, sopra, Andrea Etzi.

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