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credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».

66Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con Lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; 69noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio». 70Rispose Gesù: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici.

Alle folle che accorrevano, Gesù parlava del Regno di Dio. Lo faceva con parole semplici, con parabole tratte dalla vita di ogni giorno, eppure il suo parlare aveva un fascino tutto particolare. La gente rimaneva colpita dal suo insegnamento perché insegnava loro “come uno che ha autorità, non come gli scribi”.

Con i suoi apostoli Gesù va più in profondità: parla apertamente del Padre e delle cose del Cielo, senza più fare uso di similitudini ed essi ne sono conquistati, anche se a volte non comprendono totalmente le sue parole, oppure esse sembrano troppo esigenti.

Gesù pronuncia parole quali: “Io sono il pane della vita disceso dal cielo”; “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”, che diventano oggetto di polemica da parte dei giudei, “Come può dire: sono disceso dal Cielo?”; “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (vv.41-42 e 52). I Giudei non sono preoccupati sulla possibilità di “mangiare la carne di Gesù”, ma delle conseguenze che deriverebbero da questo. La comunione con Gesù, l’assimilazione profonda della sua vita, cambia radicalmente la nostra fisionomia, tanto che la vita diventa un rischio troppo grande, un’avventura troppo impegnativa. Questi Giudei, rappresentano la tutti coloro che pensano di vivere l’esperienza di fede con la pretesa di vedere chiaro per poter credere, togliendo così la fede, l’abbandono fiducioso. E anche molti dei discepoli considerano “duro” questo discorso e abbandonano il Maestro (v.66).

Il linguaggio sarà anche duro, ma è comprensibile e la non comprensione da parte dei discepoli significa un netto rifiuto: il discorso di Gesù l’hanno capito e compreso bene, ma non ci stanno a fare quanto Lui chiede. E’ un discorso difficile, insopportabile, inaccettabile perché troppo lontano dalle loro attese, aspettative; troppo lontano dalla loro mentalità, dal loro modo di concepire la vita.

Sono proposte esigenti quelle di Gesù, perché quel pane di vita” inchioda a “vivere”, non a recitare o a fingere. E’ duro il discorso perché c’è la proposta di tenere un ritmo di vita molto elevato, lo stesso ritmo di Gesù: la capacità di “nutrirsi” di Lui, corrisponde alla capacità di compiere cose ritenute impossibili, è credere nelle possibilità di Dio e affidarsi totalmente a Lui. Con le sue parole, Gesù, costringe a prendere posizione, a fare scelte precise; non minimizza le sue richieste e non riduce le sue pretese. L’abbandono dei discepoli ha, quindi, come vera causa la mancanza di fede, di rischio, di fiducia.

Gesù, vedendo che i discepoli si tirano indietro e non vanno più con Lui, si rivolge ai 12 apostoli: "Forse anche voi volete andarvene?"

Pietro, ormai legato a Lui per sempre, affascinato dalle parole che gli aveva sentito pronunciare dal giorno che Lo aveva incontrato, risponde a nome di tutti. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (v. 68).

Pietro ha capito che le parole del suo Maestro sono diverse da quelle degli altri maestri. Le parole di Gesù sono “spirito e vita” perché vengono dal Cielo. Le sue parole possiedono uno spessore ed una profondità che le altre parole non hanno, sono "parole di vita eterna" perché contengono, esprimono, comunicano la pienezza di quella vita che non ha fine, perché è la vita stessa di Dio: Gesù è il Verbo fatto carne, l’espressione di Dio, il linguaggio di Dio; è il Dio manifestato e comunicato. Le parole che Dio aveva detto fino ad allora, per mezzo dei profeti, erano parole parziali, frammentarie. Gesù è la Parola ultima definitiva; La comunicazione completa che Dio fa all’uomo, la sua dichiarazione totale.

Pietro ama e si fida di Gesù; crede e rimane nel suo Amore. La fede dipende dalla Parola. Per Pietro questo significa aver sperimentato che il Gesù Verbo che lui ha incontrato è, allo stesso tempo, il Logos creatore di tutto, ma è anche l’aver sperimentato che è per lui la Parola che dà il senso più profondo alla sua vita: è la roccia stabile su cui fondare la sua vita.

PER LA RIFLESSIONE PERSONALE

Ci sono tanti maestri che ci invitano a soluzioni facili, a compromessi. Quali quelli che seguo nel mio quotidiano?

Quali sono le parole di Gesù che mi sembrano troppo dure per me oggi?

Sono disposto a seguire Gesù, unico Maestro, anche quando le sue parole possono sembrare dure o troppo esigenti?

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