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Ma Saturnino non era certo uomo da lasciarsi prendere alla sprovvista. Infatti, egli, a tutti gli ospiti importanti - compreso il Comandante del Presidio Militare che doveva comandare gli ufficiali subalterni per partecipare al ballo, e per fare da cavalieri alle signorine - alcuni giorni prima aveva telefonato invitandoli personalmente, salvando, così, il risuscitato gran ballo delle debuttanti.

Ballo doveva essere e ballo fu! Però, quella sera stentava a decollare: le signorine debuttanti ballavano con i rispettivi padri, mentre i giovani ufficiali, riunitesi a gruppetto nei pressi del Bar, parlavano e scherzavano tra loro. Gigi, che conosceva il Maggiore Ettore Masi, un buon pittore dilettante, che nell’occasione fungeva da accompagnatore dei militari, si unì a loro e udì certi piccanti discorsi.

-

Vedi quella lì, che balla con quel signore in smoking che sembra un cameriere?- diceva un Tenente ad un Sottotenente.

-

La vedo.-

-

Ecco quella è una vera de-buttan-te- scandì il militare, per mettere in risalto la parola “ buttan” cioè “buttana” nel locale dialetto; ovvero puttana in gergo – nel senso che si è fatta tutti i colleghi del mio corso e quelli del successivo.-

-

E’ una del giro? Strano, non la conosco.-

-

E’ del giro, ma non la conosci perché attualmente “cura” due corsi insieme, ma non appena partirà il mio, vedrai che s'interesserà al tuo.-

-

E’ una mantide…- disse un altro ufficiale.

-

E’ un'esperta nel “fellatio”.- aggiunse un altro ancora.

-

Ma và?-

-

E’ così. E guarda com'è raffinata la sua tattica: si fa presentare il soggetto prescelto, si fa dare un passaggio in macchina, poi, casualmente gli mette una mano nella patta dei pantaloni. Tu che faresti?-

-

Faciliterei l’operazione tirando fuori l’uccello.-

-

Esatto. Allora lei dopo cosa fa?-

-

Cosa fa?-

-

Lascia cadere l’accendino sul tappetino dell’auto, poi si china per raccoglierlo. Quindi casualmente - ancora casualmente - la sua bocca sfiora il coso. Il resto ve lo lascio

immaginare.-

La festa, tra alti e bassi, e per il gran merito del diabolico Saturnino, finalmente prese quota; ma Gigi assai annoiato, preferì lasciare il salone e tornarsene a casa. Era appena uscito dal grande portone che da sulla piazza, quando un perentorio sibilo lo chiamò al dovere: era stato emesso dal  tenente colonnello che presiedeva quel parcheggio. Come, un ufficiale superiore parcheggiatore? Beh, e che male c’è. Aveva oltre vent’anni di onorato servizio e, quindi, una certa carriera bisognava pur accordargliela, no? D’altronde Costantino Catania aveva iniziato la sua attività a vent’anni, reduce da una grave forma di meningite; e, per il debutto, nel parcheggio di una scuola di periferia, si acconciò così: Giacca militare, pantaloni non bene definiti ficcati negli stivali di gomma, e in testa calzò un berretto da Tenente dell’aeronautica. Poi, con il tempo si spostò in centro, nei mercati e lì divenne Capitano; dai mercati passò in un plesso ospedaliero e fu Maggiore; ora, lavorando nel centro storico, in una piazza circondata da palazzoni baronali, volete che non diventasse Tenente colonnello?

E costui, giocherellando col fischietto, intanto si avvicinava a Gigi per riscuotere il dovuto. Gigi impallidì: nelle tasche del vecchio abito da sera non aveva neppure una lira. Che fare? Allora, non avendo il coraggio di prendere l’auto e svignarsela insalutato ospite, nè avendo quello  affrontare il sospettoso Costantino, decise di svicolare - possibilmente in modo elegante.

-

Sono a piedi. – disse con un sorriso da far inorridire i turchi – Mi hanno dato un passaggio…ora prendo un taxi.- E così dicendo si diresse perso il parcheggio dei taxi, ma vedendo sopraggiungere un autobus pubblico, il numero 136, che l’avrebbe portato nei pressi di casa sua, con un balzo vi salì sopra; ed evitò di guardare la sua auto nuova miseramente abbandonata per tutta la notte – pensava con tristezza - in balia di possibili ladri e vandali, e si  sedette. Ma

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