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Va bene, ti capisco. Ma sai, ora bisogna aggiustare le cose. Cerza si è lamentato con Diotallevi, e tu sai che il senatore ci tiene ai suoi elettori. Guarda cosa facciamo…-

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Non facciamo nulla, Giacomo! Io, per Tullio Diotallevi, tuttalpiù posso far questo: gli mando il regalo l’opera. E non se ne parli più!-

E così fece. Tullio la passò al Cerza, come suo omaggio personale alla comunità; Cerza l’accettò come prestigioso regalo da parte di un’autorità locale; e il Comitato si trovò tra le braccia un capolavoro, senza sborsare una lira. E Gigi?

Gigi ebbe modo di ripensare all’episodio e alla sua vita e decise, con grande sincerità, rasentando  l’autolesionismo, che fino a quel momento era stata un disastro: infatti con Giacomo Giallongo erano stati compagni di scuola media, ora egli era un avvocato di grido e non c’era processo importante dove non rappresentasse la difesa dell’imputato: chiunque esso fosse. E faceva anche politica, ma senza possibilità di arrivare a Roma, perché il solo seggio del suo partito, disponibile nel suo collegio, era occupato dal suo carissimo amico Tullio Diotallevi. E Tullio, col quale Gigi era stato nel passato compagno e collaboratore affiatatissimo nella direzione giovanile del partito, era una personalità politica in forte ascesa, e non aveva neppure cinquant’anni. Anche altri amici, che gli venivano in mente, uno ad uno, in un modo o nell’altro si erano affermati: chi in politica, chi nei sindacati, chi nel lavoro. Eppoi erano quasi tutti sposati. E forse anche per questo Gigi si sentiva un fallito, perchè lui viveva da solo, ma a spese del vecchio padre pensionato. E per quanti anni ancora dove campare quel povero vecchio, per permettergli di fare quella comoda vita, atteggiandosi a pittore bohemien? Insomma tutti i suoi amici e coetanei avevano fatto qualcosa di buono nella loro vita. Tutti, tranne lui! Lui aveva avuto la vita piena di pensieri, pensieri, pensieri senza progetti, senza prospettive, e senza che si vedesse un barlume di speranza nel suo personale futuro. Ma quale futuro? Cosa sperava, infine? Cosa voleva ancora dalla vita?  Pretendeva, forse, che  arrivasse ancora la Befana? e che tirasse fuori dal suo sacco le tue aspettative?  “ Eccomi qua, caro Gigi: qui c’è la fama, qui il benessere, e qui c’è l’amore. E questo è il sacco vuoto: scegli pure..”

E ora temeva fortemente che, da quel gran fesso qual era, ovviamente, avesse scelto il sacco vuoto - chissà!

E invece della Befana, arrivò, Tangentopoli! La presunta o vera pulizia morale e penale di alcuni partiti politici, compreso il suo, da parte di una certa  fazione della Magistratura, autoproclamatasi salvatrice degli italici destini. Quindi crollo del partito, arresti a decine di amministratori e imprenditori, carriere distrutte, politici inquisiti spezzati nel morale e nel fisico, e, purtroppo strada facendo, anche alcuni suicidi.

Ed ecco, scendendo la scala gerarchica e geografica, avviso di garanzia per il senatore Diotallevi ( che ne sapesse qualcosa, già prima,  il cavaliere Cavarra?), poi il suo arresto per supposta corruzione

Di fronte a quest’ultimo atto, sicuramente eclatante, ma evidentemente falso, Gigi, superato lo sbalordimento e lo stordimento iniziali, fiutando ingiustizia a piene mani,  entrò in azione. Diceva a destra e a manca:

- Tullio corrotto? Ma non se ne parlava nemmeno! –

Egli lo conosceva bene, anzi benissimo: Tullio era un idealista, un conoscitore del mondo del lavoro, un puro. ( e glielo disse anche il segretario nazionale del suo partito, quando venne in visita alla sua sezione: “ Tu compagno sei un puro, bravo; e nel partito servono compagni come te. Bravo, Bravo.” E da quel momento Diotallevi decollò: bravo! E fu consigliere provinciale; bravo! E divenne assessore regionale; bravo! E fu eletto senatore della Repubblica.

Corrotto! Ma che cavolate! Tullio non si sarebbe mai lasciato corrompere. E per che cosa poi? Per il denaro? Non lo interessava; per l’ambizione? Non n'aveva, ma proprio proprio; per il potere? Lo lasciava agli altri. E allora per che cosa?

E Gigi, quindi organizzò un movimento di solidarietà e d'appoggio per il senatore. Ma dovette desistere per mancanza di adeguate adesioni; tentò di interessare la stampa, ma quella era ormai dall’altra parte politica; cercò di prendere contatto con gli esponenti di Roma, ma, gli fu risposto,

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