X hits on this document

198 views

0 shares

0 downloads

0 comments

15 / 70

che anche loro avevano le loro gatte da pelare. Allora mise sotto pressione Giallongo, nominato avvocato difensore di Tullio. E Giallongo lo invitò, cordialmente ma con decisione, di lasciare fare a lui – solo a lui, intesi?- per non complicare le cose.

Perché questo tono di Giallongo? Perché egli aveva da scontrarsi con Severino Spartà, sostituto procuratore ferrigno, preparato, ideologicamente schierato dalla parte di tutti i saintjust della magistratura, e accusatore implacabile: dall’avviso di garanzia al dibattimento.

E così dopo tre mesi di carcerazione preventiva, iniziò un processo che durò anni e anni, e si concluse con la piena assoluzione dell’oramai ex senatore Tullio Diotallevi. Il quale, ovviamente, nel frattempo  perse il seggio in parlamento, gli amici e la moglie: Il seggio fu preso da Giacomo Giallongo che si candidò con una nuova formazione politica vincente; gli amici si dissolsero come neve al sole; e la moglie ormai se la spassa con vecchio amico dei tempi belli, il ricco imprenditore edile Cosimo Galluzzo.

Per la verità, Gigi,. per tutti quei terribili anni si ricordò sempre di lui; e andò spesso a trovarlo nella sua casetta alle pendici dell’Etna, dove Tullio si era ritirato - fiducioso nella giustizia, soleva dire - e per riordinarsi le idee. Ma, in effetti, era tutto preso dal progetto, in fase di studio, per la ricostituzione del disciolto partito.

-

Gigi, ti assicuro – gli disse una volta, in un momento di sconforto– che sono un debole. Io non so lottare. So, o forse sapevo, incitare alla lotta, ma io, personalmente, e per me, non riesco a muovere un dito contro nessuno.-

-

Tu un debole?- gli rispose Gigi incredulo – Tu non sai lottare? Ma quando mai! Capisco che in un certo senso non sei il Tullio di prima: ti hanno massacrato, anche fisicamente; ma, forse, hanno scalfito i tuoi ideali? Gli ideali sono la tua grande forza! E tu sei stato sempre al disopra della comune, banale, piatta ideologia.

Sai mi ricordo che una volta dicesti: “ I molti non sono oppressi perché poveri, ma sono poveri perché oppressi…-

-

…e noi socialisti – continuò Tullio come se leggesse le parole scritte in un lontano muro –    teniamo gli occhi fissi sulla miseria materiale dei poveri, senza comprendere che essa si fonda sulla degradazione spirituale.” Ma non è farina del mio sacco, è un concetto di Russell, che io sottoscrivo in pieno.-

E, in occasione di un’altra sua visita, Tullio, già ripresosi fisicamente, e risollevato nello spirito dalla vicina possibilità di ricostituire il partito, invitando Gigi a aderirvi, gli disse:

-

Sai Gigi, io posso avere mille difetti. Ti dissi che mi sento un debole, e lo sono; forse sono anche un velleitario, come dice qualcuno; o un utopista come afferma qualche altro. Qualche altro ancora mi ha detto che sono un testardo, anzi caparbio, suona meglio. Ammetto tutto, tranquillamente. Ma ti assicuro, però che ho vissuto la mia vita con i piedi ben ancorati a terra; sebbene la testa, spesso, fosse nascosta tra le nuvole. I piedi ancorati, ben ancorati, a terra, cioè al mio credo politico, al disinteresse per il potere, alla mia onestà, mi hanno permesso di affrontare la mia vita, sia pubblica che privata, in modo coerente, resistendo a tutte le facili lusinghe. La testa tra le nuvole mi ha permesso di sognare. Di sognare – fra l’altro – quel mondo migliore di tutti i sognatori: sogni di pace, di giustizia, di libertà, e, perché no? D’amore.

Ora  il terreno dove ero ancorato ha vacillato, ha franato, travolgendomi inesorabilmente nella sua inarrestabile caduta: i principi, l’ideologia, la nostra società, il partito, insomma tutto ciò che rappresentava un punto fermo è miseramente franato. Dimmi? una grande frana – immensa, spaventosa, inaspettata, - poteva essere fermata da piccoli granellini di roccia qual ero io e gli altri come me?

Solo una montagna può fermare una montagna!

E si capisce!

E il piccolo granellino è travolto. E rotola. Rotola e rimbalza. Rotola, rimbalza e fa capriole, erodendosi nel precipitare – ubriacandosi. Poi si trova, a fine corsa, in fondo al baratro, frastornato e incredulo; addolorato e mortificato. Ma diverso, cambiato – un altro!

Document info
Document views198
Page views198
Page last viewedFri Dec 09 04:42:14 UTC 2016
Pages70
Paragraphs2129
Words45296

Comments