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Ora quel granellino, si è affinato, è diventato ancora più piccolo, meno spigoloso, ha perso le scorie. E il travaglio l’ha mutato. Ma è sempre in fondo al burrone. Ma se una sua parte infinitesimale – chessoio un pulviscolo di se stesso – è rimasto in sospensione nell’aria, tra le nuvole – suo antico rifugio – nel sole; e da lì rivede chiaramente tutte le fasi della caduta, del travaglio, della sofferenza, del mutamento, della nuova condizione del granellino dal quale si è staccato; e per una catarsi, più che purificatrice, decantando lentamente, con dolcezza; e posandosi nuovamente sul granellino – piccolo piccolo – lo riempie di effusioni, lo conforta, lo risveglia, lo illumina, gli da forza, ed ecco che quel granellino si ricompone – certo non nella forma primitiva – ma in una nuova forma, più armonica. Si, più armonica. Allora il granellino così ricomposto, acquistando consapevolezza di se stesso, si rianima e vive. E ha voglia di ricominciare buttandosi alle spalle errori e amarezze e, magari imparando a lottare.-

-

Sei sempre forte, Tullio, i tuoi acrobatici discorsi riescono sempre a farmi commuovere.-

-

Ma che dici, Gigi. No, sul serio, tu sei un vero amico e un buon compagno. Perché, compagno, si può ancora dire, vero?-

-

Si, penso di si. Anche se qualche magistrato ci ha tentato, e ci tenta ancora, di cancellarci dalla scena politica e sociale- poi fece una pausa come se vedesse davanti a se una visione  raccapricciante, da cancellare immediatamente - E sai cosa temo? Temo che se dovessero fare la riforma dell’elezione del Presidente della Repubblica con suffragio popolare diretto, questi pecoroni dei nostri connazionali sarebbero capacissimi di eleggere quel bel tomo d'ex magistrato, ignorantaccio, furbo  e sbirro, ora datesi alla politica, ad occupare le posizioni che furono nostre. Bene a quel punto, pur di non rimanere cittadino italiano con cotanto presidente,  fuggirei dall’Italia e me n'andrei a vivere all’estero, e per campare, sarei disposto anche a fare ritratti a matita in piazza. Te lo garantisco Tullio, te lo garantisco.-

-

Non c’è, almeno per adesso, questo pericolo, Gigi mio. Però non ti nascondo che qualche timore, nei mesi passati, l’ho avuto anch’io. Sarebbe inimmaginabile il disastro che ne verrebbe al nostro paese. Per non parlare della perdita d’immagine dell’Italia all’estero. Non ci pensare Gigi. Addio!-

-

Addio compagno!-

Quella volta Gigi promise di aderire al movimento dei ricostitutori, ma, purtroppo, le adesioni, poi in generale, furono scarse. Giallongo, per esempio, non ne volle nemmeno sentire parlare. Egli ormai, aveva trovato, finalmente il suo spazio in un terreno a lui più consono ( diciamo la verità: egli era stato un socialista snob. Gli ideali? Macchè! Egli si  era messo sulla scia di Tullio, suo compagno di liceo che discretamente invidiava, tanto per dire alle ragazze che faceva politica attiva). Cosicchè egli fu eletto nel nuovo parlamento con una valanga di voti. Voti piovutogli addosso senza colpo ferire; voti di elettori dispersi e orfani degli altri partiti distrutti da Tangentopoli; voti di protesta, voti di speranza, voti di opportunità.

Ma, per sua sfortuna, sciolte le camere anzitempo, il nostro Giacomo si dovette cimentare con la campagna elettorale vera e propria. E un giorno, facendo la sua brava campagna, porta a porta, nel quartiere di Gigi, vedendolo lo chiamò a gran voce e lo abbracciò calorosamente. Gigi cercò di svincolarsi da quell’abbraccio soffocante e imbarazzante, ma il nostro candidato, imperterrito lo tenne sotto braccio, facendosi accompagnare nel suo procedere - come a voler dare una forte garanzia sulla sua figura di politico, ai suoi probabili elettori tramite Gigi, la cui rettitudine morale era  nota a tutto il quartiere- salutando a destra e stringendo la mano a sinistra.

Giunti sulla soglia di un negozio di frutta e verdura, egli strinse la mano al fruttivendolo e a tutti i clienti presenti nel locale. Ma nessuno dette segno d’averlo riconosciuto. Allora un suo tirapiedi, sconcertato, disse:

-

Gente, ma questo signore è l’onorevole Giacomo Giallongo.-

Allora una vecchietta, scrutandolo bene e osservando il ritratto dell’onorevole che spiccava affisso nel muro intonacato a buccia d’arancio, dove c’era in bell’evidenza un cartellino con la scritta: divieto d’affissione, disse disgustata:

- Ecco allora chi è lo screanzato che sporca i muri!-

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