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Sa, non vorrei passare per un pedante scocciatore, ma mi piacerebbe conoscerne il motivo ispiratore. Perché non si può dipingere quello – e fece un cenno d’ammirazione verso il quadro – se non si ha dentro una forte spinta emotiva.-

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Infatti c’è. Ma non gliela dico.-

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Meglio così. Cercherò di capirla da me: dunque, lei nel suo subconscio ha voluto rappresentare una forte tensione interiore che sfocia in passione, nell’ambito di un solco lieve di rimembranze che offuscano la verità. La cromia sfumante, avvolgente e insinuante, come la penna di un poeta, esalta la Verità che si intuisce nel tratto centrale del solco…-

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…che rappresenta una notevole presa di coscienza della lotta tra  l'io e l’es. Lotta contorta e perdente tra l’umano e il preumano. Va bene?-

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Senti cara – e Gigi passò subito al tu cameratesco che si usa tra artisti – adesso che abbiamo finito con le stronzate da critici, ti debbo assicurare che il tuo lavoro mi piace. Mi piace molto. E, anche tecnicamente è di una raffinatezza inusitata, difficile da trovare tra soci di…certe associazioni. Sei una vera sorpresa per me. Mi chiamo Gigi.

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Io Adelina. E sono contenta che il lavoro ti sia piaciuto…anche perché, penso, che tu sia un competente, un artista.-

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Lo sono, sono un pittore ma anche tu lo sei.-

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Questo è il più bel complimento che non abbia mai fin qui ricevuto.-

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E dimmi, quale grande opera nascondono quei trenta, quaranta signori raccolti attorno a quel ragazzo?-

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Se non hai fretta, svelerai da te il mistero.- gli disse Adelina, con un sorriso misterioso.

Non aveva finito di profferire la frase, quando entrò in galleria, a piccoli e veloci passettini,  un signore di mezza età, bassino, tarchiato, con un pizzetto alla Pirandello del Nobel, con una borsa di pelle sotto il braccio, seguito da una diecina di persone scodinzolanti e da una telecamera di una TV locale. Tutti i presenti gli fecero largo, e lui, con un ampio sorriso benedicente, si avviò verso il crocchio che aveva incuriosito Gigi.

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Vieni anche tu. Vedrai, vedrai.- lo invitò Adelina. Gigi annuì e la seguì accodandosi a tutti gli altri ospiti.

Il predetto signore, allora, si piazzò teatralmente tra l’opera esposta e la telecamera, quindi sciorinò questo concetto:

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Signori, siamo alla presenza di un’opera d’arte che, solo per essere un’opera prima, non si può considerare e definire un capolavoro. Questo giovane artista – e indicò il giovane espositore che non trovava di meglio da fare che guardarsi le scarpe -  nostro concittadino e nostro socio, ci rende onore a tutti noi e a tutta la cittadinanza, con la sua genialità creativa e il suo talento espressivo…-

E fu allora che Gigi, finalmente, riuscì a vedere l’opera: e inorridì! In quella tela era rappresentata, pari pari, ma ingrandita cento volte, una famosa vignetta dell’umorista Giorgio Forattini, che un noto quotidiano nazionale, tempo addietro, aveva pubblicata. Essa rappresentava dei  personaggi politici, all’apice della loro notorietà, nudi come vermi, col “pisellino” al vento, che si inseguivano vicendevolmente.

Ma come? Il ragazzo aveva scopiazzato e lo sapeva, perché si vedeva anche dall’imbarazzo che provava nel sentire quelle parole d’elogio decisamente immeritate. Ma quell’emerito critico fanfarone invece  non ne sapeva nulla? Possibile? E guardò Adelina significativamente. La ragazza gli fece cenno di aver capito, ma lo pregava, con gli occhi, di attendere e di restare buono buono al suo posto.

Finita la “cerimonia”, si passò al rinfresco e Gigi, presa Adelina sotto il braccio, la portò in disparte, verso l’uscita.

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Perché hai voluto che restassi zitto di fronte a quel plagio grande quanto una casa?-

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Per la vendetta.- gli rispose Adelina.

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Vendetta? Non capisco…- le disse Gigi perplesso.

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